Esposimetro d’oro a Vaclav Vich il fotografo dei film di Blasetti

27 Settembre 2017

TERAMO. Al cineasta boemo Vaclav Vich, autore della fotografia per le pellicole di Alessandro Blasetti, l’Esposimetro d’oro alla memoria del 22esimo Premio Di Venanzo. Dopo l’Esposimetro alla...

TERAMO. Al cineasta boemo Vaclav Vich, autore della fotografia per le pellicole di Alessandro Blasetti, l’Esposimetro d’oro alla memoria del 22esimo Premio Di Venanzo. Dopo l’Esposimetro alla carriera a Pasquale Rachini, la giuria del Premio internazionale per la fotografia cinematografica-Gianni Di Venanzo ha indicato il nome per il secondo riconoscimento. Mancano ora, per completare il palmarès 2017 del festival ideato e organizzato da Teramo Nostra, i due riconoscimenti per la migliore fotografia di un film italiano e di un film straniero dell’ultima stagione. La consegna dei premi avverrà il 14 ottobre nel teatro Comunale di Teramo.
Vaclav Vich (1898-1966), nato a Karlovy Vary, dopo aver lavorato in Cecoslovacchia (curò le luci di “Erotikon” di Gustav Machatý), Germania, Austria, Francia e Svezia, arrivò in Italia nel 1936. A Cinecittà, dove gli fu affidata la direzione della fotografia di grosse produzioni, Vich lavorò soprattutto con Blasetti, nei film “Ettore Fieramosca” (1938), “Un’avventura di Salvator Rosa” (1940), “La corona di ferro” (1941), “Quattro passi fra le nuvole” (1942). In coppia con Domenico Scala vinse il Nastro d’argento per il bianco e nero di “Daniele Cortis” (1947) di Mario Soldati. «Soprattutto per “La corona di ferro” Vich va annoverato tra i grandi della fotografia europea. Con lo scintillìo di ori e metalli questa epopea collocata fuori dal tempo rappresenta una felice sintesi fra la scrittura cupa del film d’epoca e l’irrealtà della fiaba», scrive Stefano Masi, presidente di giuria del Di Venanzo, nel suo “Dizionario mondiale dei direttori della fotografia”. «Nella Cinecittà fascista Vich non solo girò film di grande bellezza formale, ma contribuì alla definizione dell’identità professionale della categoria».
Anna Fusaro
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