Esposito: Pino c’è sempre e io non vedo eredi Geolier? Deve crescere

Il batterista racconta l’avventura dei Neapolitan Power «Ognuno aveva il suo gruppo, ma eravamo una famiglia»
PESCARA . Tony Esposito, con Pino Daniele oltre trenta anni di musica e di amicizia, il supergruppo e il Neapolitan Power, l’epoca d’oro del pop partenopeo. Qual era l'atmosfera di quegli anni?
Ci sarebbe da raccontare moltissimo di quest’avventura, una scommessa, un gioco, qualcosa di speciale che ha avuto così tanto successo e che ci ha portato ad accantonare per un periodo i nostri progetti personali. Io ero già Tony Esposito, anche Tullio e James erano artisti affermati e proprio in quegli anni sono nati pezzi come “Kalimba de Luna” e “Andamento Lento”, siamo stati travolti dal successo personale che ci portava in giro per il mondo, ciò nonostante siamo riusciti a dividerci e mantenere la collaborazione con Pino.
Quanto era diverso fare musica con Pino Daniele?
Era molto bello e molto piacevole, come in una grande famiglia. Ognuno di noi aveva parallelamente la responsabilità del proprio gruppo musicale, spesso enormi. Con Pino ognuno aveva un ruolo e ci divertivamo tantissimo alle prove, sul palco, a cena dopo i concerti, eravamo una comunità in viaggio, è stata una bellissima storia di amicizia e di musica, un periodo che rimpiango.
Quanto il sound di Pino Daniele ha influenzato il suo personale stile musicale?
Certamente c’è stato uno scambio reciproco, lui ha influito sulla mia maniera di comporre. Ricordiamoci che Pino Daniele è stato e rimane un compositore supremo del nostro tempo, il più grande di tutti noi. Lavorare fianco a fianco con lui è stato importante, io per dire ho acquisito tanto gusto nella composizione. Posso considerarmi un bravissimo percussionista ma non sono un cantautore, lui era “il” compositore.
Quanto vive Pino Daniele nella musica italiana d’autore?
Pino vive tantissimo nella sua musica. Basti pensare alla moltitudine di gruppi che in tutta Italia gli rendono omaggio con tributi e cover band, a centinaia mi chiamano come ospite, lo farei volentirei se ne avessi il tempo, per tutti loro avere me, Tullio o James sarebbe come avrere un pezzettino di quel nostro mondo. Pino è stato ed è ancora il re della musica napoletana perché ha influenzato tantissima musica venuta dopo, non c’è muro o luogo popolare senza una raffigurazione o una scritta a lui dedicata al sud come al nord, dappertutto, talmente è stato grande, un genio inesauribile. Oserei dire anche in Inghilterra e oltreoceano dove è stato riconosciuto da musicisti del calibro di Eric Clapton o Pat Metheny. Artisti come Pino Daniele ne nascono uno ogni duecento anni.
Un modello anche per le più giovani generazioni musicali?
Assolutamente. La nuova generazione in qualche modo approda a quel gusto per la melodia e ammira ciò che lui ha composto. Pino ha messo insieme funk, blues e sound mediterraneo come nessuno è stato capace di fare e i giovani ne sono ammaliati, sono figli di quella musica. Tutti lo hanno amato Jovanotti, Baglioni, Venditti, Renato Zero e moltissimi altri amici artisti. Pino ha saputo dipingere l'amore in senso totale, ogni suo pezzo è poesia di un mondo, un sentimento, l’amore-odio per la sua città, l’amore per la vita, per la musica.
Chi potrebbe raccogliere la sua eredità musicale?
La vedo difficile, prima dovrebbe cambiare il modo di fare musica, oggi così minimalista e omologata, fatta al computer per il novanta per cento. A Sanremo ho visto esempi anche belli ma una musica troppo ristretta, così poco legata al valore della musica vera fatta con gli strumenti.
Geolier?
Come ho già detto in altre occasioni, aspetto che cresca. È troppo giovane per giudicarlo, mi piace quella parvenza di bravo ragazzo, sensibile, scrive cose intelligenti.
A cosa sta lavorando di suo?
Sto preparando un ritorno al mondo gioioso e solare fatto di tamburi, danza e ritmo. Un progetto che racconta dei miei viaggi negli ultimi anni, spero di portarlo al mio pubblico affezionato e al pubblico nuovo dei giovani in primavera.
Cosa prevede la scaletta del concerto Un’Orchestra per Pino Daniele?
Sarà una bellissima serata dove io e Tullio ci divertiamo molto insieme, e sarà un modo per mantenere vivo questo bellissimo repertorio comune che abbiamo costruito negli anni Ottanta con Pino, me, Tullio e James Senese. In scaletta ci saranno anche i nostri successi personali, il mio Kalimba de Luna e Andamento Lento di Tullio, brani che il pubblico si aspetta oltre alle canzoni di Pino. Quando intorno al Duemila ci siamo riuniti con Pino nei concerti c’era anche la nostra musica dentro, ora facciamo lo stesso in questo progetto pensato per dare valore alla bellissima e complessa musica di Pino.
Perché manca James Senese?
Attualmente James sta lavorando al suo nuovo disco e noi vogliamo rispettare gli impegni che ha già preso. Ma non sono mancate le occasioni in cui con Pino ci siamo ritrovati sul palco tutti insieme. (j.f.)