Esposta all’Aquila la Vergine dipinta dal Maestro di Beffi

14 Ottobre 2023

È il capolavoro del più autorevole rappresentante del tardo gotico abruzzese Ieri l’arrivo al Munda: qui sarà completato il restauro davanti ai visitatori

L'AQUILA. Esposta al Museo Nazionale d'Abruzzo, dopo mesi di restauro, la Dormitio Virginis, capolavoro del Maestro di Beffi, grande tavola a tempera su fondo oro realizzata da uno dei più autorevoli rappresentanti del tardo gotico abruzzese. La Dormitio Virginis, dalle notevoli dimensioni (153×255,5), è la più importante fra le nuove acquisizioni in mostra al Munda, dove è stata riportata ieri dopo essere stata sottoposta per mesi a restauro conservativo a cura della società cooperativa Coo.Be.c. di Spoleto. Ad accoglierla, con evidente entusiasmo, la direttrice del Museo Federica Zalabra con tutto lo staf del Munda. Si completa in questo modo l’esposizione dei cinque pezzi acquistati fra il 2022 e 2023, scelti, dopo un’articolata ricerca storico-artistica, per il loro specifico valore all’interno delle collezioni del museo aquilano e per l’importanza che ricoprono nell’arte abruzzese. La grande tavola del Maestro di Beffi, conosciuto anche per il famoso Trittico già presente nelle collezioni museali, sarà visitabile sin da oggi mentre da martedì prossimo i visitatori potranno dialogare con la restauratrice che ultimerà le operazioni conservative, illustrando le fasi finali dell’intervento, in un “cantiere a vista” fruibile dal pubblico dal martedì al venerdì durante gli orari di apertura del museo. Non si hanno notizie certe sull’originaria collocazione dell’opera. Si ipotizza che provenga dalla chiesa di San Francesco (attuale Sant’Antonio) a Teramo e che il committente fosse Bernardo di Tommaso da Melatino, esponente di una delle famiglie più importanti della città, il cui palazzo sorge accanto alla chiesa.
La RAFFIGURAZIONE Nel dipinto è raffigurato il trasporto del corpo della Vergine nella Valle di Giosafat. La Madonna è attorniata dagli apostoli, con Giovanni Evangelista che tiene in mano la palma del Paradiso datagli, secondo la Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, dalla Vergine stessa poco prima del trapasso. Alle loro spalle tre angeli sorreggono gli strumenti necessari alle celebrazioni funebri: la navicella per l’incenso, i turiboli e il secchiello per l’acqua santa. Sulla destra Cristo che sorregge l’animula (anima) della Vergine intenta a mostrare la cintola a Tommaso. Inginocchiati ai lati del feretro alcuni santi francescani: Francesco e Ludovico da Tolosa e, probabilmente, Elisabetta e Antonio da Padova. In basso due episodi tratti dai vangeli apocrifi: l’Arcangelo Gabriele taglia le mani di Gefonia che aveva osato gettare a terra il feretro di Maria, e Ruben a cui si seccano le mani per aver desiderato di fare lo stesso.
IL RESTAURO Le fasi di restauro sono state supportate da indagini diagnostiche che hanno permesso l’approfondimento della conoscenza dei materiali e delle tecniche con cui l’opera è stata realizzata. Al momento dell’acquisizione il dipinto presentava diversi danni superficiali come graffi, abrasioni, consunzioni e ridipinture, con un imbrunimento generale della superficie pittorica dovuto all’alterazione di sostanze applicate nei precedenti interventi di restauro: vernici, consolidanti, stuccature e ridipinture. Durante la complessa operazione di pulitura lo studio dei materiali non originali ha permesso di individuare due restauri, il primo dei quali più invasivo. Probabilmente riferibile alla fine dell’Ottocento, testimonia l’inserimento di due assi arbitrariamente dipinte per colmare la perdita delle originali. La composizione pittorica mancante venne quindi inventata, adeguandola cromaticamente ai colori alterati dell’opera. Il secondo restauro, databile grazie al confronto con la documentazione fotografica, è successivo al 1987. La grande tavola della Dormitio Virginis è composta attualmente di 11 assi di cui 9 originali in legno di pioppo e due di castagno, risalenti all’integrazione tardo ottocentesca, che ha comportato anche l’apposizione sul retro di una griglia in legno di castagno per sostenere il tavolato nella nuova composizione, più corta dell’originale.