Ettore Spalletti, in un film il testamento della sua vita

Un documentario sull’artista abruzzese scomparso il mese scorso a Spoltore oggi in anteprima nazionale allo Schermo dell’Arte Film Festival di Firenze
«Ettore Spalletti è un artista immenso. Un artista dell’eternità. Ne parlo al presente perché lui è fuori dal tempo, c’è sempre. I suoi riferimenti sono altissimi, Beato Angelico, Raffaello, Bernini, artisti che travalicano il tempo. Ho imparato tanto da lui, anche sulla luce. Una persona meravigliosa, potevi solo innamorarti della sua bontà». Parla con trasporto del maestro abruzzese (morto 79enne l’11 ottobre scorso) Alessandra Galletta, che lo racconta nel film documentario “Ettore Spalletti.”, oggi in anteprima nazionale a Firenze al 12° Lo Schermo dell’Arte Film Festival. «Il punto nel titolo l’ha messo lui. Perché è la sua storia definitiva», spiega al Centro l’autrice padovana, diplomata all’Accademia di Belle Arti di Milano, con una trentennale carriera di critico d’arte e curatrice di mostre d’arte contemporanea, in seguito autrice e produttrice di documentari d’arte per Rai, Mediaset, Sky Arte e Sky Cinema e molti altri canali e piattaforme.
«Con l’evoluzione delle tecnologie è stato naturale passare dal testo alle immagini ai video, dagli articoli all’allestimento di mostre alle immagini in movimento. Otto anni fa ho fondato la casa di produzione LaGalla23». Che ha prodotto il documentario su Spalletti. Un lavoro molto bello, intessuto delle inconfondibili cromie dell’artista, dei suoi silenzi e dei suoi pensieri. E dei suoi amati paesaggi abruzzesi, il mare Adriatico, il Gran Sasso, la Majella, le valli, il fiume Tavo, fonti di ispirazione come le abbazie (Santa Maria in Piano a Loreto Aprutino, San Giovanni in Venere a Fossacesia, San Clemente a Tocco Casauria), presenti in un film che è pure un tributo alla tranquilla bellezza dell’Abruzzo. «Cerco sempre di fare documentari su artisti che hanno bisogno di una didascalia più lunga, che vanno capiti con maggiori informazioni. Aiuta la comprensione di Ettore Spalletti vedere il contesto, il paesaggio, il suo studio, sentire come lui parla».
Così nel documentario si vedono le case del maestro, a Cappelle sul Tavo, con vicino il grande atelier ordinato e immacolato, a Pescara, a Spoltore. Si entra in punta di piedi nella sua vita e nella sua arte dense di spiritualità guidati dalla conversazione con Alessandra Galletta e dalle parole della moglie architetto Patrizia Leonelli, della nipote gallerista Benedetta Spalletti, dell’assistente Azzurra Ricci, la gallerista Lia Rumma, Andrew Leslie Heyward della Marian Goodman Gallery di Londra, lo storico dell’arte e curatore Germano Celant.
Il maestro siede a contemplare il mare e i suoi colori, azzurro, rosa, grigio, oro, siede nello studio («Sembra come un dolce far niente, invece so che da questi momenti nascono altri momenti»), compra dei fiori, apparecchia (la tavola pare un’opera d’arte), riflette sul bisogno di spiritualità, sull’atto creativo, sul concetto di arte («L’arte non ha bisogno dell’intelligenza, si libera di tutto»). Parla della luce, di superfici e volumi, dell’opera in relazione allo spazio. E dice di sé, sorridendo: «Non mi sento maestro di niente, non mi piace essere chiamato maestro. Preferirei essere chiamato Ettore. Ho la stessa ambizione di Raffaello».
«Avevo 26-27 anni quando ho conosciuto Ettore», dice Alessandra Galletta. «Il critico e curatore abruzzese Giacinto Di Pietrantonio mi disse: c’è qualcosa che devi vedere. Mi colpì moltissimo arrivare a Pescara e poi a Cappelle sul Tavo. Ettore non si è mosso da lì, è stato il mondo intero ad andare da lui».
Non semplice all’inizio convincere Spalletti sul film («All’inizio non diceva né sì né no»). Dopo molti incontri, nel 2017 partono le riprese («Sarò stata a Cappelle sul Tavo una trentina di volte»), da settembre 2018 ad aprile 2019 la post produzione («Grazie a Ettore c’era talmente tanta armonia e equilibrio nelle immagini che montarle è stato facilissimo»), con le musiche di Ludovico Einaudi e Stefano Tore.
Il film di 90 minuti è stato presentato il mese stesso al Nouveau Musée National de Monaco a Villa Paloma, nel principato, per l’ultima mostra del maestro. «Non c'è un solo frame non approvato da Ettore. È stato attento a tutto, ha controllato tutto, le luci, l’inquadratura, i tagli (anche per la versione mediometraggio “Ettore Spalletti così com’è” programmata da Rai5 il 18 ottobre, ndr), i movimenti di macchina. Dettagli su cui ti accorgi che aveva ragione, una volta visto il lavoro finito. Sento che lui è stato regista di questo film. Con dolcezza, però mi ha guidato, ha guidato il clima del racconto. Ha suggerito le riprese. Un cielo, una chiesa, una finestra di alabastro, lì per lì non senti la melodia, poi la ritrovi nelle sue creazioni. Paesaggi e chiese meravigliosi d’Abruzzo, la pietra bianca della Majella, è tutto nelle sue opere. Una sera, mentre io e la troupe mangiamo la minestrina con lui, ti dice: domani l’alba sarà molto bella. Sai che alle 5 devi stare con la telecamera accesa. Ti legge nel pensiero. Non sapevo come aprire e chiudere il film, e lui fa ad Azzurra: oggi mi sento in forma. Andiamo in quel posto bello, coi prati belli...». Il film si apre e si chiude con Ettore che cammina nella vastità e nella luce di Campo Imperatore.
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