Fabi: «La somma di piccole cose può fare la nostra felicità»

2 Dicembre 2016

Il cantautore Niccolò Fabi torna in Abruzzo il 18 dicembre con un live a Sulmona. E con un nuovo disco nel quale racconta l’importanza della solitudine

PESCARA. Un disco delicato, ricco, introspettivo, che ne racchiude tutte le caratteristiche umane e musicali. Un album scritto e registrato in solitudine, immerso nella natura, arrivato a quattro anni di distanza dal precedente disco di inediti “Ecco” e a due dalla straordinaria avventura in trio che lo ha visto protagonista con Daniele Silvestri e Max Gazzè.

E' “Una somma di piccole cose”, l'ottavo album in studio di Niccolò Fabi. Il cantautore romano tornerà in Abruzzo, con una tappa del suo tour, il prossimo 18 dicembre. L'appuntamento è fissato al Teatro Maria Caniglia di Sulmona, con una somma di piccole cose tutte da ascoltare e da vivere fino in fondo. Il Centro ha intervistato l'artista in occasione della nuova tappa abruzzese del tour legato al suo nuovo album.

Quali sono le piccole cose per Niccolò Fabi?

«In realtà quando ho pensato al titolo e alla canzone non ho pensato a delle piccole cose in particolare. Il titolo non fa riferimento, semplicemente, all'apprezzare le piccole cose. È sempre l'insieme di una serie di elementi che compongono qualsiasi tipo di progetto a essere altrettanto importante per far sì che quest'opera si compia. Ogni cosa importante, ogni progetto, sono fatti di piccoli passi. Una somma di passi consecutivi che possono apparire piccoli rispetto al grande, ma che sono fondamentali».

“Ha perso la città”, una delle tracce contenute nel suo nuovo disco, racconta di una metropoli che ha perso sogni e umanità. Racconta di persone impegnate a sopravvivere, più che a vivere, fagocitate dal ritmo quotidiano. Come nasce questo brano?

«Alla base della canzone c'è una riflessione condivisa da tantissime persone che vivono nelle grandi metropoli. Ci sono possibilità quantitativamente importanti, confort di qualsiasi tipo, accrescimento del numero delle cose presenti, ma tutto questo non è proporzionato all'innalzamento della qualità della vita e della felicità. Che è poi il valore verso cui dovremmo tendere e non verso l'accumulo numerico di cose. Le persone spesso sono messe in competizione, in contrasto tra loro. Tutte dinamiche che non hanno aiutato a trovare un senso di alleanza e vicinanza che renderebbe la vita più serena».

In “Vince chi molla” canta dell'importanza del saper lasciar andare. Quanto è difficile imparare a farlo davvero?

«Quasi impossibile, difficilissimo. Cresciamo con quella impostazione di vita: diamo importanza alla somma delle cose e non alla naturalezza con cui le cose vengono vissute. È un percorso complicato che in altre civiltà e culture viene più naturale».

Ha dichiarato che ogni canzone può essere come un farmaco, contro il disagio sociale e il dolore personale e come spinta verso la condivisione. Uno dei suoi brani più celebri, “Costruire”, è stato utilizzato proprio in ambito terapeutico.

«La musica funge anche da accompagnatrice di momenti della nostra quotidianità. Io l'ho sperimentato ancora prima come ascoltatore e poi come autore. Alcuni momenti della mia vita li ho risolti in maniera migliore, proprio grazie a quel tipo di suggerimenti emotivi che danno le canzoni. La musica ci aiuta tantissimo a riposizionare la nostra difficoltà personale».

Ha realizzato "Una somma di piccole cose" immerso nella natura, nella sua casa di Campagnano. Cosa rappresenta per lei la solitudine?

«Caratterialmente è sempre stata una condizione che ho cercato. Facendo un lavoro creativo, si aggiunge un ulteriore aspetto: la solitudine è uno tra i principali stimoli all'introspezione. Tutto ciò che ci succede dentro riusciamo, così, a percepirlo in maniera più specifica e profonda. Questo disco è l'amplificazione massima di questa trasparenza tra il sentire le cose e il volerle raccontare in maniera immediata».

“Una somma di piccole cose” è arrivato dopo l'importante esperienza in trio con Daniele Silvestri e Max Gazzè con il tour e l'album “Il Padrone della Festa"”. Quanto ha inciso questa avventura sul suo nuovo disco?

«Molto. Quell'esperienza è stata un passaggio importantissimo nella mia vita professionale. Sono stati due anni molto divertenti, in cui abbiamo mescolato le nostre identità e abbiamo vissuto il palco in maniera corale. Mi sono reso conto di aver raggiunto, grazie a quel progetto, una maggiore sicurezza e un'identità più precisa. Ho sentito una grande vicinanza da parte del pubblico e sono stato anche più coraggioso nel fare un disco che conteneva dei rischi. Tutti e tre, dopo quell'esperienza, abbiamo prodotto dischi che ci identificano molto».

Ha partecipato al progetto Artisti uniti per l'Abruzzo dopo il terremoto che ha colpito L'Aquila nel 2009. Nella regione torna spesso con le tappe dei suoi tour. Qual è il suo rapporto con l'Abruzzo?

«Mi è capitato di esibirmi di più nella parte marittima dell'Abruzzo, ma ho amicizie nell'entroterra e la vostra regione l'ho frequentata per ragioni anche extra professionali. L'Abruzzo ha un territorio molto vario, così diverso tra l'entroterra e il mare.E' una terra che dà tantissime suggestioni».

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