Fabrizio Moro «Noi, figli di nessuno in attesa del futuro»

MILANO. «Non amo etichettare le cose che faccio: ci sono una serie di generi e di influenze, come in ogni mio album. Mi piace definire questo lavoro con l’aggettivo “benedetto”: l’ho pensato in un...
MILANO. «Non amo etichettare le cose che faccio: ci sono una serie di generi e di influenze, come in ogni mio album. Mi piace definire questo lavoro con l’aggettivo “benedetto”: l’ho pensato in un momento in cui non avevo forse le energie fisiche necessarie, come se ci fosse stata una mano invisibile che mi metteva delle cose nella testa ed è stato complicato arrivare alla fine ma ho scritto delle cose fra le più belle degli ultimi anni». Lo ha confessato Fabrizio Moro, parlando del suo nuovo album “Figli di nessuno”, in arrivo venerdì 12 aprile.
È un disco pop rap in cui affiora un po’ Rino Gaetano ?
«Sì, ormai ce l’ho nel Dna. Frequentavo lo stesso quartiere di San Basilio a Roma, anch’io con genitori calabresi e respiravo la stessa aria. Vorrei raccontare un aneddoto. A Roma c’è un ristorante in via Mentana fin dagli anni Settanta: una sera di dodici anni fa mi ci fermai per caso, era vuoto e mi sedetti a un tavolo al centro della sala e il proprietario, che non mi conosceva, disse che mi ero messo nello stesso posto dove si sedeva solitamente Rino Gaetano».
L’album “Figli di nessuno” arriva a due anni di distanza da “Pace”: undici tracce in cui l’artista non abbandona il linguaggio schietto, diretto e senza filtri che lo contraddistingue, unito all’idea di riscatto e autodeterminazione. E la canzone omonima ?
«Lascio parlare quelli che non sanno. I giorni migliori arriveranno, come canto nella canzone “Figli di nessuno” che dà il titolo all’album. È una rivalsa e ho sempre avuto la forza di continuare a scrivere perché accadesse qualcosa di più grande e di migliore».
In “Filo d’erba” guarda al futuro ?
«È dedicata a mio figlio Libero di 10 anni. L’ho scritta in un momento di errori fatti nella vita e guardo la sua fragilità: il futuro lo vedo roseo perché sono ottimista di natura. Dopo la separazione dalla mia compagna ho vissuto la sofferenza di mio figlio: è il brano più ispirato di tutto il disco».
Nel singolo “Ho bisogno di credere” riaffiora la fede ?
«Non intesa soltanto come quella in Dio ma in tutto quello in cui puoi credere. La fede nell’amore, nelle persone, nei progetti, mi ha sempre salvato, perché ci ho creduto».
Come vede il mondo politico italiano di oggi ?
«La politica oggi è come la lasciai quando ero piccolo: non siamo cresciuti. Sono deluso perché nel corso del tempo non è cambiato nulla e me ne sono disinnamorato, anche se ognuno di noi deve cercare di ripulire questo Paese, cominciando dal giardino di casa sua: dipende solo da noi».
A ottobre dà appuntamento “live” nei palasport ?
«Sì, saranno concerti molto potenti, grandi, con tutti gli aggettivi possibili, luminosi – ha accennato – Non vedo l’ora che arrivano perché ogni volta che pubblico un disco nuovo voglio andare a suonarlo dal vivo in due ore e mezzo di spettacolo, percorrendo anche tutti i miei brani più importanti».
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