Famiglia, donne e politica: la vita di Francesco Paolo d’Annunzio

9 Dicembre 2015

PESCARA. È un lavoro significativo di riscoperta della storia di Pescara quello raccolto nel volumetto postumo di Mario Quinto Lupinetti, fresco di stampa per Menabò nella collana della Fondazione...

PESCARA. È un lavoro significativo di riscoperta della storia di Pescara quello raccolto nel volumetto postumo di Mario Quinto Lupinetti, fresco di stampa per Menabò nella collana della Fondazione Pescarabruzzo a cui il libro può essere liberamente richiesto. Curato dal professor Angelo Massimo Pompei, intervenuto per la pubblicazione dopo la scomparsa dell'avvocato Lupinetti nell'ottobre 2012, “Francesco Paolo d'Annunzio e le sue origini familiari” gode di una introduzione di Raffaele Colapietra, un ricordo dell'autore che, secondo lo storico aquilano, era «un uomo disinteressatamente devoto alla ricerca con minuzia nelle osservazioni e perseveranza nello studio».

La cifra del dettagliato libro è la rivalutazione della figura di d'Annunzio (1838-1893), padre del Vate, quale politico di spicco nella Pescara postrisorgimentale, esplicata nel capitolo introduttivo e in quello ultimo segnatamente dedicato a Francesco Paolo Rapagnetta d'Annunzio, perché nei precedenti l'indagine si concentra sulla chiarificazione dell'origine familiare del protagonista: la famiglia naturale, quella modesta dei Rapagnetta, e la famiglia d'adozione, quella notabile di Antonio d'Annunzio (che tanti sindaci diede a Pescara), zio acquisito per via materna prima – la mamma di Francesco era sorella della moglie di don Antonio – e padre adottivo dopo.

«Il destino, almeno quello post mortem, non è stato molto benigno con Francesco Paolo d'Annunzio», scrive Lupinetti. «Nelle biografie dannunziane gli viene appena riconosciuto un tiepido apprezzamento soprattutto per aver inviato il figlio al Cicognini e magari anche per il pagamento delle spese di stampa delle due prime edizioni di Primo Vere». Ma per l'autore il suo personaggio era «un uomo di acuta intelligenza una personalità che per tantissimi anni dominò la storia di Pescara dando numerose prove della sua capacità d'intuizione». Da qui la volontà di delinearne un ritratto «per correggere la communis opinio che lo conosce quasi esclusivamente come donnaiolo e dilapidatore di una cospicua fortuna».

Una vita disordinata che si ripercuoterà anche sulla sua attività di amministratore, interrotta definitivamente dal regio decreto di scioglimento del Consiglio comunale nel 1887 quando «Francesco Paolo d'Annunzio esce per sempre dalla storia di Pescara e, malandato di salute, morirà solo e fuori della sua casa il 5 giugno 1893». Ma la attività pubblica svolta da d’Annunzio tra il 1873 e il 1887 fu di cruciale importanza per lo sviluppo di Pescara, svela Lupinetti, tra scelte strategiche sul porto canale, la sistemazione urbanistica e la stazione ferroviaria. Originale è infine l'appendice conclusiva del curatore Pompei che conduce una riflessione sul rapporto del Poeta e della sua immagine con il proprio nominativo, esaltando il connubio tra “Gabriele” e “d'Annunzio” e obliterando il molto meno estetico “Rapagnetta”, genìa indiscutibilmente d'origine come, assieme a tante altre cose, ha acclarato la bella ricerca di Lupinetti.

Paolo Guidi

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