“Familia Paone”, in scena il ritorno alle radici

16 Novembre 2022

Tournée sudamericana per il nuovo lavoro sull’emigrazione italiana del regista lancianese Angelucci Marino e del Tsa

LANCIANO. La storia di quattro generazioni «in una girandola di incontri e scontri familiari». Sbarca in Sud America “Familia Paone”, spettacolo firmato dal lancianese Stefano Angelucci Marino e prodotto dal Teatro stabile d’Abruzzo.
“Familia Paone” è stato presentato qualche giorno fa nella Sala Silone dell’Emiciclo, all’Aquila, alla presenza del presidente della Regione Marco Marsilio, della consigliera regionale, nonché componente del Cram – Consiglio regionale degli abruzzesi nel mondo, Sabrina Bocchino, e dei registi e interpreti Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini, di Giorgio Iraggi e Roberta Gargano in rappresentanza del Tsa. La tournée sudamericana, cofinanziata dal Cram, patrocinata e promossa da Mic, Comites Rosario e Fedamo (Federazione associazioni abruzzesi in Argentina, diretta da Marcelo Castello), farà tappa in Argentina, Uruguay e Paraguay dal 20 novembre al 5 gennaio.
Lo spettacolo, tragicomico, racconta una storia «di integrazioni mancate e amori appassiti, una storia che distrugge e consuma», si legge nelle note di regia. Alla Familia Paone, italo-argentina, appartengono «quattro generazioni in Argentina di maschi italiani con mogli e figli al seguito». I nove personaggi «incrociano le loro vite segnate dallo sradicamento e dalla perdita di identità». Tutti portano addosso il «fardello di una identità sospesa».
Una storia di «italiani senza Patria», raccontata con «dialoghi semplici, diretti, scarni», con protagoniste «nove maschere antropomorfe che permettono la trasfigurazione». I componenti del “Clan Paone” «raccontano e vivono tensioni, splendori e miserie di una certa italianità in Latinoamerica Non è la prima tournée sudamericana per Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini: “Familia Paone” nasce proprio dall’esperienza teatrale da loro vissuta in Argentina, Uruguay e Paraguay con le produzioni “Tanos” (2016), “Arturo lo chef” (2018) e Hermanos (2019), realizzate con il Tsa. Dopo essere entrati in contatto con la prima, la seconda, la terza e la quarta generazione dei migranti italiani e abruzzesi, si legge nelle note di presentazione, i due artisti affrontano ora «il tema del recupero dell’italianità da parte dei discendenti. Mai come in questa epoca pare emergere il bisogno di un recupero d’identità da parte dei giovani e meno giovani italiani di origine, un recupero che si esprime come desiderio di conoscere la propria storia, le proprie radici. Un recupero che matura proposte positive e che produce anche corti circuiti negativi». La drammaturgia originale dello spettacolo si ispira ai romanzi del realismo magico della letteratura latinoamericana ed è «frutto della rielaborazione del materiale prodotto dal processo di ricerca degli artisti coinvolti».