Fantascienza e spie Arriva Tenet, film rompicapo di Nolan

In Abruzzo quasi completa la riapertura delle sale Esce “Siberia” interpretato da Willem Dafoe
Finisce oggi, dopo vari rinvii, l’attesa per “Tenet”, il nuovo film rompicapo di Christopher Nolan a cui l’industria cinematografica affida la speranza del rilancio dopo la lunga serrata imposta dal Covid. Noir, fantascienza, spionaggio, thriller nell’11esimo lungometraggio del 50enne regista londinese della trilogia del Cavaliere Oscuro, di “Inception”, “Interstellar “, “Dunkirk”, solo per restare agli ultimi titoli.
Anche in Abruzzo con l’uscita oggi di “Tenet” e di altre novità si va completando la riapertura delle sale, anche se mancano ancora alcuni cinema all’appello e restano in funzione sino a fine agosto le arene che hanno saziato la fame di cinema del pubblico. “Tenet” viene proiettato da oggi al The Space di Montesilvano, all’Arca di Spoltore, al Garden di Guardiagrele, al CiakCity PolyCenter di Rocca San Giovanni, allo Smeraldo di Teramo, all’Universo di Silvi Marina, al Movieplex dell’Aquila, all’Igioland di Corfinio.
Restano in programmazione il cartoon Disney-Pixar “Onward – Oltre la magia”, “Volevo nascondermi” di Giorgio Diritti, l’horror “Gretel e Hansel”, e il film di Abel Ferrara con Willem Dafoe “Siberia”, quattro titoli coi quali riapre oggi il Movieland di Chieti Scalo. “Siberia” viene proposto anche dal PolyCenter di Rocca San Giovanni, mentre lo Smeraldo di Teramo oltre al cult di Kubrick “Arancia meccanica”, in arena (21.30), oggi propone in sala “Dogtooth” di Yorgos Lanthimos (con i film di Nolan, Diritti, il cartoon e l’horror) e annuncia per il 31 agosto l’anteprima del mélo per teenager “After 2”.
Girato in Trentino, “Siberia” è interpretato da Willem Dafoe, marito della regista pescarese Giada Colagrande. Dafoe è Clint, un uomo isolatosi in una baita su una montagna innevata e inospitale per esplorare la propria anima. Lì è visitato da una serie di apparizioni. Persone reali o figure evocate dai libri che sta leggendo?
Pian piano si rimette in moto anche la distribuzione, tra nuovi titoli, riprese, restauri, con uno spazio interessante che si apre, in assenza di prodotto, per il cinema d’autore normalmente confinato nelle rassegne d’essai. Ecco allora, oltre a Siberia”, “Dogtooth” di Yorgos Lanthimos, nel 2009 una delle prime prove dell’autore greco, futuro regista de “La favorita” e “Il sacrificio del cervo sacro”, già segnato dal suo umorismo nero. Una famiglia composta da padre madre e tre figli vive in una casa periferica circondata da un recinto. I ragazzi sono stati cresciuti e istruiti dai genitori senza contatti col mondo esterno. L’equilibrio si spezza quando il padre porta in casa un’estranea. Preceduto da una mini retrospettiva dei film di Nolan che riflettono sulla dimensione temporale (Inception, Interstellar, Dunkirk), “Tenet” è la proposta forte dei cinema. Si sa poco di questo fanta-thriller spionistico (150') da 200 milioni di dollari, girato nel formato Imax tra Stati Uniti, India, Estonia, Norvegia, Danimarca, Inghilterra e Italia. Il titolo, Tenet, è la parola latina al centro del misterioso quadrato palindromo Sator Arepo Tenet Opera Rotas, che si legge uguale da destra a sinistra, da sinistra a destra, dall’alto in basso e viceversa. La parola chiave Tenet è l’unica arma del protagonista, un personaggio senza nome, agente speciale interpretato da John David Washington, figlio di Denzel.
L’uomo è incaricato con un suo collega (Robert Pattinson) di sventare una terribile minaccia per il mondo, più spaventosa di una terza guerra mondiale. Dovranno muoversi al di là del tempo reale, attraverso un’inversione temporale che potrebbe essere più pericolosa della minaccia iniziale. Torna l’ossessione di Nolan per la manipolazione del tempo che innervava i film precedenti: anche stavolta, avverte il regista, il film non va capito ma sentito.
Oggi escono altre novità, per il momento non programmate in Abruzzo.“Rosa Pietra Stella” di Marcello Sannino: la bella e ribelle Carmela vive a Portici, tra i tanti lavoretti fa affari con gli immigrati clandestini per conto di un avvocato rischiando che i servizi sociali le tolgano la figlia. “Cosa resta della rivoluzione” di Judith Davies: la giovane urbanista idealista Angela, cresciuta da genitori sessantottini, vorrebbe progettare un mondo migliore. “Non conosci Papicha” di Mounia Meddour Gens: Algeri anni Novanta, la 18enne Nedjma, detta Papicha, studia francese all'università e sogna di diventare stilista, ma il Paese è sconvolto dal fondamentalismo. “Quattro vite” di Arnaud des Pallières: Renée nasconde un passato di violenza, ma ora ha l’amore di Darius, un lavoro, la speranza di un figlio, finché il passato non riemerge. “Crescendo” di Dror Zahav: il famoso direttore d’orchestra Eduard Sporck accetta la proposta di formare un’orchestra di giovani musicisti israeliani e palestinesi; l’impresa, già difficile, è complicata dalla rivalità tra i più talentosi, la palestinese Layla e l’israeliano Ron.
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