Fara Filiorum Petri celebra la vigilia della sera delle farchie

16 Gennaio 2017

Fasci di canne di 10 metri strette da legami di salice rosso Riti e radici storiche della giornata che precede la festa

di ANTONIO CORRADO*

Lo scorso c'erano circa 20.000 persone, a Fara Filiorum Petri, all'accensione delle farchie, il 16 gennaio cadeva di sabato e potevo finalmente rientrare nell'"arena". Quest’anno il giorno della preparazione, ieri, è domenica. Oggi, stasera, l’accensione delle farchie. Ma cos'è che attira tutta questa gente, mi domando. Il fuoco per tutti, ed anche per me, era l'elemento trainante ma quanto di quest'attrazione è riconducibile al miracolo di Sant'Antonio e alla sua festa? Quanto all'esorcizzare un duro inverno? E quanto per rinnovare una tradizione che si tramanda di padre in figlio? Tutto questo e tutto quello che la combinazione di tutti i fattori produce.

Da quando è stata abolita la competizione e stabilite la dimensioni massime delle farchie è tutto incentrato sulla spettacolarità dei fuochi. Nelle tavolate delle contrade ci sono dei posti assegnati per i farchiaioli anziani, il rispetto del passato «da dove veniamo». E' qui che con i capi farchia di oggi gli anziani insegnano ai giovani «dove andiamo», i rudimenti dell'arte costruttiva. Ma non è tutto, proprio per dare un futuro a questa tradizione, le scuole fanno realizzare agli alunni una farchia che poi sarà la prima ad essere accesa nel piazzale. Tutto questo è sufficiente per rimanere attratto da questa festa che esalta la sua genuina originalità, la grande partecipazione popolare e il successo di pubblico.

Ma quello che mi spinge oltre è il testimoniare quello che emoziona gli attori oggi che recitano un copione che non è più scritto, è nel loro dna. La fortuna di avere dei moderni accompagnatori, almeno uno in ogni contrada, che oggi sono divenuti degli eccellenti compagni di viaggio che mi hanno guidato nel percorso emotivo che precede la festa dell'accensione partendo proprio dalla costruzione, m'ha permesso di mettere le mani su quei nodi di salice rosso e sulle rughe dei farchiaioli e sulle mani che guidano quelle dei figli e dei nipoti. E così è stato anche ieri sera .

Questa non è solo un'opera che testimonia un'antica tradizione popolare che commemora la festa di un Santo ed il miracolo del fuoco. E' un viaggio emozionale nelle case e nelle vite dei faresi che sentono questo evento con la stessa atavica e viscerale partecipazione con cui si segue la nascita di una creatura. Ogni contrada genera la sua parte. Ed ogni anno di nuovo. Le farchie, una per ognuna delle 15 contrade, sono dei fasci di canne lunghi circa 10 metri e con un diametro di un metro circa tenute insieme da 15 legami di salice rosso. Le foto raccontano, più di un milione di parole, la fatica, la soddisfazione, lo spirito di corpo, la coesione, la felicità, la bellezza della vita e della condivisione delle esperienze. L'opera diventa una indispensabile guida per coloro che vogliono leggere con una giusta chiave e profondità questa festa unica nel suo genere per contenuti e tradizione popolare.

E' qui che scatta la curiosità: ci saranno degli eventi registrati dalla storia che legano questa festa del fuoco a fatti realmente accaduti? Ma cosa accadde?Nel 1799, un avamposto dell'esercito francese di stanza a Colle Spaccato di Bucchianico, aveva mandato in avanscoperta un drappello di una ventina di soldati sotto il comando dell'ufficiale Pinelli. I francesi si dirigevano verso il confine, divenuto fronte, con il regno dei Borboni, situato tra Guardiagrele ed Orsogna. Giunti in contrada Selva, dove vi erano fitti boschi di cerri e querce, furono tratti in un’imboscata, da alcuni abitanti del posto filoborbonici guidati da don Filippo Francione detto "il sergente" e furono uccisi tutti. Di lì ne conseguirono le ritorsioni dei francesi. La leggenda narra che i francesi, guidati dal generale Coutard, nell’atto di occupare il paese di Fara Filiorum Petri, furono impressionati dall'imponente fuoco di sbarramento con la messa a fuoco dei boschi di querce attuato dai faresi guidati dal "Generale Sant’Antonio con folta barba e capelli bianchi" in contrada Selva; convincendosi ad accettare un risarcimento di guerra.

Il miracolo di Sant'Antonio Abate a Fara Filiorum Petri si rinnova ogni anno e inizia già dal mese dopo la festa quando ogni contrada ed ogni farchiaiolo si mette alla ricerca delle nuove canne, degli alberi di salice rosso e ricomincia un rito che si rinnova anno dopo anno con la stessa gestualità.

*Esperto di tradizioni

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