«Fedeltà indaga la disgregazione dei nostri giorni»

5 Dicembre 2019

Lo scrittore presenta oggi alla Coop di Sambuceto il suo romanzo: «Tradimento è concetto ambiguo»

PESCARA. Una sera, dopo aver messo a letto la figlioletta, il dottor Fridolin e sua moglie Albertine scivolano nel racconto del ballo mascherato al quale hanno preso parte la notte precedente, fino a dirsi che ognuno dei due lì ha provato attrazione per degli estranei.
Carlo e Margherita chiamano “il malinteso” il dubbio di un tradimento che ha incrinato la superficie del loro matrimonio, peraltro non in crisi come non lo era quello di Friedolin e Albertine. Prendono strade diverse pagina dopo pagina, ma il filo rosso della capacità e incapacità di riconoscersi pare allacciare Doppio sogno, scritto da Arthur Schnitzler nel 1925 – e superbamente portato al cinema nel suo film testamento Eyes Wide Shut da Stanley Kubrick – e “Fedeltà”, il nuovo romanzo di Marco Missiroli uscito quest’anno per Einaudi, che ha sbancato allo Strega, dove è stato finalista e vincitore del premio Giovani 2019.
Lo scrittore riminese (1981) d’altra parte è “abituato” ai riconoscimenti: Premio Campiello Opera Prima con il romanzo Senza coda (Fanucci 2005; Feltrinelli 2016), poi per Guanda ha pubblicato Il buio addosso (2007), Bianco (2009) e Il senso dell'elefante che nel 2012 fa suo il Premio Selezione Campiello. Quindi con il bestseller Atti osceni in luogo privato (Feltrinelli 2015) ha vinto il Premio Super Mondello. E ora dunque ecco Fedeltà, romanzo sulla precarietà – economica, lavorativa, abitativa, sentimentale, erotica – della nostra epoca. I protagonisti, Carlo e Margherita, l’uno mancato scrittore che si accontenta di fare il professore e l’altra architetto che ripiega su un lavoro da agente immobiliare, sono alle prese con le difficoltà dell’essere vivi (“Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando”, è la citazione di Philip Roth da “Pastorale americana” in esergo al libro) e dell’esserlo insieme. Sono una coppia che vacilla di fronte alle tentazioni incarnate da Sofia e Andrea, più giovani e più liberi di loro ma altrettanto incapaci di concretizzare un futuro plausibile, ma che resiste proprio grazie all’attrazione di quei corpi, che pure dovrebbero allontanarli. La fedeltà gioca un ruolo così decisivo nel mantenerli sull’orlo di una crisi d’identità da sfumare nel suo contrario, in una trama di parole non dette o sussurrate, atti mancati e subito negati. Del romanzo Missiroli parlerà oggi, ospite del ciclo A tu per tu con l’autore organizzato dal Centro d’Abruzzo di San Giovanni Teatino nella Libreria Coop alle 18 con lo scrittore Alessio Romano.
Missiroli cosa indaga questo libro?
Il concetto di fedeltà è un concetto ambiguo e Fedeltà è un libro che insinua un senso di ambiguità: non sta né dalla parte di chi tradisce né di chi è tradito. Mette semplicemente un punto interrogativo: siamo fedeli a noi stessi o siamo prevalentemente fedeli agli altri? E se siamo fedeli agli altri, a cosa rinunciamo di noi stessi? È questa la grande lotta che indaga Fedeltà: se siamo aderenti a ciò che vogliamo veramente o più a ciò che gli altri vogliono da noi e che quindi ci produce, in parte, repressione.
É una lotta di sempre o della contemporaneità?
È la lotta soprattutto dei nostri tempi: sembrava una questione ormai abbandonata e risolta invece adesso che viviamo in una epoca di disgregazione sentimentale, economica, si ripropone ancora anche la disgregazione dei rapporti legati al concetto di fedeltà e infedeltà. Infatti Fedeltà è un titolo al plurale: mette in scena più fedeltà, non solo quelle sentimentali ma anche di tanti altri ambiti, economici sociali … È un’epoca di infedeltà e di fedeltà presunte quindi ognuno di noi ha i suoi valori da applicare.
La fedeltà non è dunque un valore assoluto...
Non c’è risposta a se si deve o non si deve essere fedeli o se si deve produrre infedeltà per essere fedeli a noi stessi. Non metto mai giudizi nei libri che scrivo, i miei personaggi non sono mai giudicati ma si muovono in base ai propri istinti, al loro sistema di valori.
Che non è unico ...
Ma è un sistema importantissimo, perché nasce con le storie che ci attraversano ogni giorno, quindi magari ci sono storie che ci fanno cambiare un sistema che credevamo appurato e che dunque ci viene rivoluzionato nostro malgrado e a quel punto noi siamo liberi di muoverci a prescindere.
Lei ha raccontato che Atti osceni in luogo privato è stato scritto di getto, Fedeltà ha avuto una gestazione lunga: un segno di maturità?
Probabilmente significa che i libri vengono scritti ogni volta in maniera differente perché trattano una materia differente. Atti osceni è un libro sugli istinti e sull’incanto, Fedeltà è un libro sul disincanto e su quelle che sono le maturità che ci lasciano dubbi, per cui forse la scrittura stessa, la gestazione del libro si è adattata al tema che è più riflessivo, più contorto, a volte anche più difficile da sciogliere in maniera assoluta, al contrario dell’incanto della crescita, che è uno sparo, ha una velocità più sostenuta rispetto al ristagno dell’età adulta.
Lei è uno scrittore giovane e già pluripremiato, qual è il suo rapporto con una nuova uscita, è in ansia, sente il peso di reggere le aspettative?
Sì ogni libro si porta dietro delle aspettative e anche un po’ di paura quando esce, d’altronde siamo esseri che creano nel silenzio, nel segreto, nella solitudine e poi il libro viene gettato al mondo, che per definizione è una cosa meravigliosa perché lo scrittore esiste anche per il pubblico che ha, poi però viene messa in bilico questa sorta di coraggio della scrittura, un po’ si trema, poi no, poi di nuovo sì, una lotta che non finisce mai.
C’è tra i suoi libri quello che ama di più?
Non ci sono libri che amo di più o di meno dei miei, ma ci sono libri che mi hanno rappresentato di più nel momento in cui stavo scrivendo. Atti osceni in luogo privato per esempio, Fedeltà, ma anche Bianco. Sì ogni libro fotografa un’epoca e uno stato di vita di quel momento lì.
Cosa sta leggendo e cosa consiglierebbe?
Ci sono due nuovi libri, Confidenza di Domenico Starnone e Colibrì di Sandro Veronesi, che mi hanno fulminato: ci sono dei maestri italiani tuttora tra i contemporanei.
I suoi maestri ispiratori?
Tra i tanti italiani scelgo Buzzati, Fenoglio, Bassani, Tondelli: sono 4 italiani eccezionali per quanto mi riguarda. Tra gli stranieri ce ne sono tantissimi, ma direi Roth, Mccarthy, Maupassant. Li continuo a rileggere, rileggere, rileggere.
Conosce l’Abruzzo?
Pochissimo, è una scrittura – e la chiamo scrittura perché secondo me ogni regione ha una scrittura che la rende unica – che conosco poco ed è per questo che ci vengo molto volentieri. Ho letto di recente un bel libro sull’Abruzzo di Roberta Scorranese (“Portami dove sei nata”, Bompiani, ndr) che mi è piaciuto molto e poi c’è Alessio Romano... Insomma non vedo l’ora di esserci, perché è una regione che voglio approfondire.
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