Festa per Les Amandiers di Valeria Bruni Tedeschi ma la star è Sharon Stone

Spazio in passerella alla protesta contro il femminicidio In gara anche “Holy Spider” dell’iraniano-danese Ali Abbasi
CANNES. Con un red carpet stellare, con la divina Sharon Stone regina della Montee des marches per la premiere di Les amandiers di Valeria Bruni Tedeschi il sesto giorno del festival di Cannes può dirsi archiviato. Tra decine di fotografi e una grande folla accalcata dietro le transenne la Stone, bellissima e sorridente, non ha mancato l'appuntamento con il tappeto rosso del Grand Theatre Lumiere. In bianco e azzurro dai gioielli alle scarpe, si è scenograficamente tolta il lungo strascico che ornava il vestito, sfilando come una modella.
Tantissime le celebrità, come Paolo Sorrentino, Tahar Rahim, Carla Bruni. Con un grande cappello nero e una mise al solito eccentrica c’era anche Isabelle Adjani, mentre Isabelle Huppert, altera in lungo verde con guanti a tono, dopo aver mancato la Montée des marches per il film Eo di Jerzy Skolimowski si è vista stasera per Les Amandiers.
La regista torinese era accompagnata da tutto il cast, da Louis Garrel alla protagonista Nadia Tereszkiewicz. Il film di Valeria Bruni Tedeschi, il quarto da regista è in gara per la Palma d'oro: c'era molta attesa per l’opera che batte bandiera francese, con partecipazione minoritaria italiana (Bibi Film, Rai Cinema e Lucky Red che distribuirà in sala). Un film drammatico che racconta, ispirato alla sua stessa biografia, gli anni formativi nella scuola di teatro di Patrice Chereau, un imprinting di vita e di professione mai dimenticato. Non a caso il titolo internazionale è Forever young, per sempre giovane, proprio per sottolineare come uno scatto fotografico la vita di quel momento, nel 1980 in cui la Bruni Tedeschi frequenta il laboratorio di Chereau insieme a un gruppo di coetanei, condividendo speranze e amori ma anche dolori per la droga e l'Aids che comincia a fare vittime. «Lui ti trasmetteva la febbre, per questo lavoro, per la vita, per le passioni, per l'amore, una febbre che tutti vorremmo avere», ha detto Louis Garrel che lo interpreta in Les Amandiers e che lo ha conosciuto ed è stato un suo attore. Aver fatto la scuola di Chereau è stata una specie di leva militare, totalizzante: «C'era una grandissima vitalità, una giovinezza che esplodeva, una energia incredibile e anche», ha spiegato Bruni Tedeschi, «una violenza, nel senso che lui era fortemente esigente nei confronti degli attori, poteva essere brusco, duro». Prosegue Garrel: «Patrice era un Dio vivente: tutti, me compreso, eravamo soggiogati da questa mentalità forte. Anche se eri in una cena con lui, dava l'impressione di lavorare sempre, sempre concentrato, angosciato, mai leggero, aveva una grande passione per il lavoro e per gli attori, un po’ come Nanni Moretti». Un po’ scherzando un po’ no Garrel ha rivelato: «Valeria era innamorata di lui».
L'altro film del concorso era Holy spider del regista iraniano naturalizzato danese Ali Abbasi. È la storia di Saeed (Mehdi Bajestani) che decide di ripulire la città santa di Mashhad dalle prostitute immorali e corrotte. Diventa così un serial killer. Basato su una storia vera, tra le curiosità di questo film molte scene hard. Uscirà in sala con Academy Two.
Nel pomeriggio durante la Montee des marches di Holy Spider una insolita azione di protesta sul red carpet con tanto di fumogeni. Le femministe del movimento Les Colleuses hanno srotolato un lungo lenzuolo bianco con i nomi di 129 donne uccise dai mariti e dai compagni, vittime di violenza domestica. Erano al festival per Riposte féministe , il documentario presentato da Marie Perennès e Simon Depardon, con ospiti in sala le registe attiviste Catherine Corsini e la polacca Agnieszka Holland. Vi si racconta il movimento delle “incollatrici”, les colleuses. Donne che di notte tappezzano le strade attaccando collage con messaggi di sostegno alle compagne, denunciando il femminicidio. E rischiano l'arresto. In sala sono state accolte da applausi.