FILM, TV, TEATRO, GIORNALISMO A PESCARA LE STELLE DEL 2022

4 Luglio 2022

PESCARA. Ogni anno, da 49 anni, la stessa emozione, lo stesso orgoglio. La cerimonia dei Premi Internazionali Flaiano raccoglie e porta a Pescara il meglio che cinema, televisione teatro e...

PESCARA. Ogni anno, da 49 anni, la stessa emozione, lo stesso orgoglio. La cerimonia dei Premi Internazionali Flaiano raccoglie e porta a Pescara il meglio che cinema, televisione teatro e giornalismo italiani hanno espresso nella stagione appena passata. E i protagonisti chiamanti a ricevere il Pegaso d’Oro sono, sempre, «onorati», e lo ripetono, di accostare il loro nome a quello del grande scrittore, sceneggiatore pescarese.
La sua eredità culturale, a 50 anni dalla scomparsa, è più viva che mai, forse, in questa nuova generazione di artisti figli e nipoti di quella che Flaiano ha “marchiato” e lanciato, è forte di una più diffusa consapevolezza della genialità e valore di quell’intellettuale ironico e acciliato. La conduttrice Martina Riva apre la serata al teatro D’Annunzio, con la sezione Teatro e la consegna del Pegaso a Gialuca Guidi per la Migliore interpretazione in un musical con Aggiungi un posto a tavola, eredità di papà Johnny Dorelli sapientemente elaborata. Poi sul palco Emanuele Salce, premiato per Diario di un inadeguato ovvero Mumble Mumble Atto II: e l’attore appare particolarmente fiero del premio che, dice, «affettuosamente torna ad accostare i nomi di due amici e collaboratori, mio padre Luciano e Flaiano». Ventata di fascino sul palco con Donatella Finocchiaro, premiata per Il filo di mezzogiorno.
La sezione Giornalismo quest’anno non poteva che guardare ai coraggiosi resoconti sull’Ucraina. Ecco dunque Francesca Mannocchi, free lance nelle zone di guerra dallo sguardo profondo e mai sensazionalista, «sempre alla ricerca di parole giuste per raccontare, con incertezze sfumature e dubbi del cronista, ciò che giusto non è», e Stefania Battistini, inviata di guerra del Tg1 che non si «abitua all’orrore». Le accoglie un lungo applauso e le premia Piero Anchino, direttore del Centro. Martina Riva chiama a sorpresa sul palco Gabriella Simoni, inviata di guerra di Mediaset che accenna ai rischi di un mestiere difficile, impossibile «senza l’operatore, che è sempre davanti l giornalista». Targa a Mariano Micco, pescatore che a Fregene cura la tomba di Flaiano, di sua moglie e della figlia Rosetta: «Un atto d’amore dovuto al maestro, un amico, un fratello, che con noi pescatori si soffermava a lungo».
Sezione Televisione: per il Miglior programma culturale premio a Paolo Mieli per Passato e Presente, lo ritira a Giuseppe Giannotti, vicedirettore di Rai Cultura. Premio a Guido Maria Brera per il soggetto della serie Diavoli di cui l’autore, purtroppo, non anticipa nulla. Per la regia di L’amica geniale dal best seller di Elena Ferrante premo a Daniele Luchetti, «stimolato dal poter fare regia su sceneggiature da romanzi». Poi il giovane Phaim Bhuiyan, Miglior interprete sezione Giovani per Bangla, la serie: storie moderne e fresche dal quartiere multietnico romano di Torpignattara. Miglior inteprete Anna Ferzetti per le Fate Ignoranti – la serie, tratta dal film di Ozpetek: «Che bello essere qui», dice subito l’attrice, che in Abruzzo ha origini ( il papà, il grande attore Gabriele Ferzetti era di Atri), e aggiunge commossa: «Mio padre di Premi Flaiano ne ha vinti 2 (1990 e 2004 per la carriera nel cinema e nel teatro ndr), io ero piccola e sedevo accanto a lui. Mi disse: è un bel premio, porta fortuna, ti auguro di vincerlo. Oggi c’è mia figlia accanto a me, a lei lo dedico».
Miglior inteprete Fabrizio Bentivoglio per la serie Monterossi: «Vi racconto un segreto: quando un mese fa mi hanno detto del Flaiano, stavo debuttando con La Solitudine del satiro del maestro. Bene, io penso che sia stato il suo spirito a caldeggiare il mio premio. Non riesco a credere di averne già vinto uno 31 anni fa, incredibile il tempo...». Si apre una parentesi sulla lettera di Suso Cecchi D’Amico che racconta «il gigante Flaiano». Ne parla Masolino D’Amico, figlio di Suso, critico in giuria per i Premi: «Flaiano era leggero, molto discreto, poco intrusivo Lavorava in silenzio. Come scrittore è “arrivato” dopo la sua morte». La serata continua con il premio a Giuseppe Tornatore, collegato da casa, per il magnifico docufilm Ennio, su Morricone. Quindi con l’omaggio a Ugo Tognazzi e Vittorio Gassmann nel centenario della nascita, con il direttore artistico del Flaiano Film festival Riccardo Milani – «un festival che ha un afflusso grande e bellissimo» – che consegna un Pegaso per Tognazzi nelle mani della figlia, la regista Maria Sole: «Era un vuoto dal colmare». Volti amati per la sezione cinema: Jasmine Trinca per Supereroi, Edoardo Leo premio regia per Lasciarsi un giorno a Roma e Luigi Proietti detto Gigi. E ancora Stefano Accorsi, raggiante Miglior interprete in Marilyn ha gli occhi neri; a Massimiliano Gallo Miglior attore drammatico per Il silenzio grande, di Alessandro Gassmann al quale lo dedica e poi guadagna un bell’applauso per il papà, il cantante Nunzio. Miglior attore comico è lui, Antonio Albanese «seguace di Flaiano», in Come un gatto in tangenziale-Ritorno a Coccia di Morto. Tanto Abruzzo con il Miglior film L’Arminuta di Giuseppe Bonito «felice di lavorare con bambini», tratto dal romanzo di Donatella Di Pietrantonio che lo ha sceneggiato con Monica Zapelli. Il sindaco Carlo Masci in chiusura assicura a una 50ª edizione fantasmagorica e la presidente Carla Tiboni consegna simbolicamente il Pegaso al pubblico.