Folena e Antonelli: «Portiamo grande arte nei piccoli centri, tanti scopriranno l’Abruzzo»

22 Novembre 2022

TERAMO. «“Banksy a Teramo” è anche la prima volta di Banksy in Abruzzo», dice Pietro Folena, già enfant prodige del Pci (scelto da Natta a metà anni Ottanta come segretario Fgci), presidente...

TERAMO. «“Banksy a Teramo” è anche la prima volta di Banksy in Abruzzo», dice Pietro Folena, già enfant prodige del Pci (scelto da Natta a metà anni Ottanta come segretario Fgci), presidente MetaMorfosi. «La nostra mission non è solo organizzare grandi mostre in grandi città, ma anche esposizioni più piccole in territori che scommettono su se stessi, come Teramo. La mostra richiamerà persone che potranno scoprire Teramo, le sue bellezze, la sua cultura».
Avviata dal 2016 dai curatori Antonelli e Marziani, la mostra su Banksy viene modulata a seconda delle richieste, cucita su misura per realtà grandi o piccole. È stata a Gallipoli, Otranto, Sarzana, Chioggia, Ferrara, Trento, Osimo: «Il progetto sposato con MetaMorfosi è portare mostre di caratura internazionale nel tessuto marginale delle periferie»,ha detto Antonelli «La mostra avrà un impatto reale sul territorio perché i ragazzi verranno qui all’Arca a dipingere, a farsi ispirare da Banksy».
La mostra è corredata da un interessante video di 24 minuti in loop nella sala audiovisivi dell’Arca. Oltre a frammenti dal documentario del 2010 di Banksy “Exit through the Gift Shop”, nominato all’Oscar, in cui l’artista incappucciato e altri autori com Fairey e Invader raccontano la street art, si vedono immagini dei primi interventi di Banksy a Bristol e l’azione del 2016 dell’artivista (artista/attivista) in Palestina. Non mancano le immagini della famosa asta del 2018 da Sotheby’s, quando l’appena aggiudicata (un milione di sterline) pittura a spray su tela “Girl with Balloon” viene affettata dal tritadocumenti nascosto dall’artista nella cornice (e ribattezzata “Love is in the Bin”, l’amore è nel bidone della spazzatura). Il video testimonia pure l’incursione del maggio 2019 di Banksy a Venezia (dove, lamentò, non era mai stato invitato alla Biennale) a piazza San Marco con nove quadri che componevano una delle grandi navi che incombono in laguna, prima di essere allontanato dai vigili che non l’avevano riconosciuto. Ma chissà se quel signore prossimo alla cinquantina con cappello a cloche e impermeabile era lui. Robin Gunningham, verosimilmente, o Robert Del Naja, street artist e fondatore della band Massive Attack, o Thierry Guetta, protagonista del docmovie di Banksy? Alla fine contano le opere, la sua identità, dice Antonelli, è solo gossip. (afu)