“Frammenti di un prigioniero” di Lino Manocchia

7 Gennaio 2022

Serpentini e De Berardinis curano l’edizione in ricordo del giornalista giuliese detenuto nei lager tra il ’43 e il ’45

GIULIANOVA. Gli appunti scritti dal giornalista italo americano Lino Manocchia durante la prigionia nel campo Internati militari italiani (Imi), sono stati raccolti in un volume pubblicato dalla Artemia Nova Editrice.
«Dopo la resa, ci fu una lunga odissea sui vagoni merci. I campi di internamento tedeschi non si potevano definire certamente “umani”, ma meglio della morte erano. Quando mi chiedono perché non scrivo un libro-ricordo di tutte le vicende italiane e americane, rispondo che la storia è quella che è, resta, ma il più delle volte si dimentica. Perciò desidero dimenticare anche la Germania e i suoi lager». Lino Manocchia, giuliese, decano dei giornalisti abruzzesi in America, aveva dato questa risposta per anni, anzi decenni, anche dopo essere diventato un giornalista affermato. Invece Lino, negli anni del suo internamento, aveva tenuto un diario, scritto a volte con segno così debole da risultare quasi illeggibile, e aveva appuntato tutti i drammatici eventi che si erano susseguiti dall'indomani dell’8 settembre, quando la resa dell'Italia aveva reso nemici gli italiani accusati dai tedeschi di tradimento, fino alla liberazione da parte degli americani. Quel libriccino, reso smagrito dal tempo e dalla perdita di non poche pagine, era rimasto sempre con lui, anche quando era emigrato in America. Era rimasto come un segreto covato gelosamente nel suo cuore e nella sua memoria. Tuttavia quelle pagine riportano alla memoria, rileggendole, giorni incredibili. Le frasi e gli appunti del libriccino, vergate con una povera matita, contenevano riflessioni, pensieri, idee. Così Lino anche per un personale rapporto di stima e di affetto con Maria Teresa Orsini, direttrice di Artemia Nova Editrice, glielo spedì da Oltreoceano, pregandola di curarne un'edizione a stampa. Lo spedì che stava per compiere 95 anni. Il manoscritto, una reliquia, fu affidato a due professionisti del settore della ricerca storica sul campo: Elso Simone Serpentini e Walter De Berardinis. Lino fece in tempo solo a vedere e apprezzare le prime bozze, poco prima di spegnersi nel marzo 2017, pochi giorni dopo aver compiuto 96 anni.
Per Manocchia, già premiato alla carriera dall’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, è stata istruita la pratica per la concessione della medaglia d’onore alla memoria. In appendice al libro, grazie alla ricerca storica di Walter De Berardinis negli archivi tedeschi, polacchi e italiani, sono stati pubblicati tutti i nomi dei soldati giuliesi morti e sopravvissuti ai lager di Hitler: 26 morti e 37 tornati vivi.