Franca Valeri: «Il femminismo è un sentimento»

26 Settembre 2018

L’attrice riceve le Chiavi di Firenze: «La vecchiaia non piace, ma bisogna avere il pudore di prepararsi»

FIRENZE. Vecchiaia, comicità, sentimenti, teatro, cinema: una specie di “testamento pubblico”, condito da tanta ironia, su vari temi, persino il rapporto con Sofia Loren. Un “testamento” che Franca Valeri ha condiviso a Firenze dove una sala, colma e in piedi, l'ha applaudita a lungo. Nel Teatro della Compagnia, dove il sindaco Dario Nardella le ha consegnato le Chiavi della Città, l’attrice era coinvolta nel festival l’Eredità delle donne, rassegna-staffetta fra le generazioni promossa da Fondazione Cr Firenze. Intervistata da Serena Dandini, direttrice artistica della manifestazione, ha dispensato consigli, osservazioni, ricordi con levità, come se volesse lasciare – oltre i suoilibri e testi – un'eredità morale e culturale a chi verrà dopo. «È importante trasmettere alle giovani donne il messaggio che non si dimentichino mai di essere intelligenti», ha detto. «Le donne sono importanti se sono coscienti di essere da questa parte» dell'umanità. «Si sa che sono necessarie, non si può farne a meno», ha proseguito, «sapere questo è una forma di femminismo, anche se a me non è mai piaciuto il termine perché bisogna che siano coscienti che non è una militanza, è un sentimento». Franca Valeri, 98 anni, dopo aver confessato di «aver sempre avuto la sensazione che sopra di me c’era una testa che non era quella di una vecchia», ha detto: «La vecchiaia non piace a nessuno, però è un sentimento che matura a poco a poco ed è una forma di pudore essere preparati alla vecchiaia. Non ci si può arrivare impreparati, per esempio tagliarsi, come fanno tutte, la faccia», alludendo ai lifting. Entrando nell’ambito più strettamente professionale, l’artista ha suggerito che «è bello parlare poco e vedere che ti ascoltano. La misura è il segreto dei grandi autori, una parola di più guasta il testo, bisogna stare attenti». E sull’arte di saper far ridere ha spiegato: «Quando senti che parte la risata del pubblico è un momento di felicità assoluta. Sapevo di avere questo dono di natura, lo vedevo anche in casa mia, dove anche gente impensabile», ha ironizzato, «come mio padre e mia madre, ridevano. Sapere di avere la capacità di far ridere è una cosa tra le più belle che mi potevano capitare» nella vita. Invitata a un confronto con Sofia Loren, con cui lavorò insieme e a cui è legata da lunga amicizia, Franca Valeri ha concordato di esser stata considerata, a suo tempo, un esempio di donna «molto moderna» nell'immaginario collettivo. «Ma », ha specificato sorridendo, «con una differenza abissale con Sofia: la sua bellezza. E io, anche nel film, non ho mai mostrato invidia. Quando Sofia accettò una parte dove essere più modesta si mise nelle mani di De Sica, che le fece fare un personaggio molto bello che uniscemodestia e bellezza insieme, cosa rara». Tra i ricordi c’è proprio “Il segno di Venere”: «Doveva essere con due sorelle, ma quando è stata scritturata Sofia, fu capito che difficilmente si poteva fare così. E diventammo due cugine!».
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