Franco e Pupi, dall’Aurum all’arte della comunicazione

16 Novembre 2014

Padre e figlia della dinastia dei liquori lavorano insieme alla Pomilio Blumm Lui: il passaggio di consegne si avvicina. Lei: l’idea mi accarezza e mi spaventa

«Qui siamo pieni di giovani, che parlano e scrivono in arabo, cinese, giapponese», esordisce così Franco Pomilio, alla guida di Pomilio Blumm insieme al fratello Massimo, una delle principali realtà europee di comunicazione integrata per i rapporti tra istituzioni e cittadini. «È un passaggio generazionale che sta avvenendo in concreto» racconta Franco Pomilio. E in questo avvicendamento una delle leve è sua figlia Andrea, responsabile della gestione dei progetti europei e internazionali nell'impresa di famiglia avviata dal nonno Oscar e da suo fratello Gabriele. Ma la storia imprenditoriale dei Pomilio ha radici ancora più lontane.

Il bisnonno di Pupi, come in casa viene chiamata Andrea, era infatti quell'Amedeo Pomilio reso celebre dalla distilleria dell'Aurum. Eppure questa eredità familiare, abbastanza ingombrante, di inventiva, creatività e traguardi, inclusa la carriera di suo padre, non spaventa Pupi.

«Non mi sono mai posta il problema sinceramente», spiega, «mio padre ha usato un'ottima psicologia quando ero più piccolina, mi diceva: il nonno era bravo a fare questo, io sono bravo a fare quest'altro, insomma ognuno è capace di fare il suo. Io sono quella brava a scrivere. E poi», osserva Pupi Pomilio, «non ho mai sentito l'ambizione di eguagliare la notorietà di chi mi ha preceduto, erano epoche diverse d'altronde, oggi il trend della genialità non è più quello di una volta».

«Provenendo da una famiglia di imprenditori da parecchie generazioni, ho imparato che il lavoro è una parte assolutamente consistente della propria vita privata», osserva Franco. «Molta della nostra autostima e soddisfazione personale, e vedo che vale anche per Pupi, passa attraverso questo tipo di riconoscimento pubblico». Ed è proprio alla condivisione di una consuetudine lavorativa, con l'incontro delle differenti impostazioni di Franco e di Andrea Pomilio, che si deve una svolta nel rapporto personale tra padre e figlia. «Tra di noi corrono 21 anni» ricorda Franco «sono stato un padre molto giovane, la mamma di Pupi mi ha sposato che aveva 18 anni e lei nella pancia. Ho imparato a conoscere Pupi cambiandole i pannolini in età forse prematura per un padre, quasi adolescenziale, ed è stata una figlia avuta in una fase professionalmente formativa per me, in Giappone, Arabia Saudita, Stati Uniti. Pupi viaggiava con noi e ha imparato a camminare in barca, mentre navigavamo verso Paxos».

Franco Pomilio racconta di un rapporto complesso che col tempo ha trovato una sua sintonia. «È sempre stato conflittuale» interviene Pupi «proprio perché a differenza di quanto dice lui, siamo molto simili e per certi aspetti sono la sua versione peggiore. È stato un lungo cammino che sta vedendo la luce recentemente, soprattutto dal punto di vista professionale. Sul piano strettamente personale invece c'è poco da dire, lui è il mio papà, sono una figlia femmina e sono la prima!».

«Credo che Pupi abbia metabolizzato tutta la parte cosmopolita e metropolitana di me», continua Franco, «la sua cultura della vita si è formata nelle metropoli frequentate per viaggi e studi, è una cosa che ci ha unito allora e che adesso ci divide, perché lei è rimasta così, vede la sua vita proiettata all'interno di strade trafficate e gente vip, io invece questa fase l'ho superata e sono interessato a una comprensione del mondo più viscerale e antropologica».

«Non vivo più con i miei da quando ho 16 anni, quando ho fatto il mio primo anno di liceo all'estero», rilancia Pupi. «Sono molto indipendente, lui mi ha sempre spinto ad esserlo ma nello stesso tempo mi ha criticato perché lo sono troppo. E ancora oggi, a 28 anni, ha il coraggio di rompermi se non accetto il suo invito a pranzo, se non lo vado a trovare tre volte alla settimana e cose simili. A volte in situazioni di vacanza e ferie» prosegue «mi rendo conto che non siamo più capaci di avere a che fare con le abitudini dell'altro, ma non è un problema, lo trovo normale. Lui invece non tanto, ma credo che se ne stia facendo una ragione». Mentre padre e figlia si raccontano, ad un tavolo della sede pescarese della Pomilio Blumm, entra in ballo il lavoro. «Stiamo sviluppando una serie di attività che si legano al tema delle nuove generazioni dell'area mediterranea», spiega Franco Pomilio, «e c'è come un incrocio generazionale, da un lato la mia prospettiva e le mie esperienze, dall'altro una tendenza a voler crescere da parte di Pupi». Quando il cerchio arriva a chiudersi sul futuro e sul passaggio generazionale, Franco guarda Andrea e riprende. «Io sono ben predisposto, lo sto organizzando, sta avvenendo in un certo senso. Secondo me Pupi è in grado di interpretare, condurre, non direi ancora di portare a termine tutte le cose, ma ha un bagaglio formativo che glielo consentirebbe». «Su questo sono un po' perplessa» svia Pupi «so come è fatto, come la pensa, so di essere una persona molto diversa da lui e non mi sento all'altezza, la vedo come una cosa ancora impossibile nella mia testa. Insomma», conclude Pupi sorridendo al papà, «l'idea mi accarezza, ma il fatto mi spaventa».

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