Franz Di Cioccio: la PFM lascia un tatuaggio rock

21 Maggio 2018

Parla il leader abruzzese della storica band in concerto stasera a Pescara «Dagli anni ’60 da emigrante a Milano alla grande stagione del prog italiano» 

«Tornare in Abruzzo è sempre un bagno di affetto. Ritrovo le mie radici. E ogni tanto mi scappa la parlata abruzzese. Sono cresciuto a Milano, son venuto su con la mia famiglia che avevo tre anni e mezzo. Ma a casa abbiamo sempre parlato pratolano. A Pratola ho ancora parenti e tanti amici. Ci tengo alle radici. All’epoca a Milano ti guardavano strano, non è come oggi. E io dicevo: attenzione a chiamarmi terrone, Pratola è più a nord di Roma. Poi questo cognome, Di Cioccio, difficile da pronunciare. E un nome, Franz, che non c’entrava niente, voluto da un padre oboista che amava la musica classica».
Franz Di Cioccio, batterista, cantante e leader della Premiata Forneria Marconi, parla con orgoglio delle origini abruzzesi a Pratola Peligna. E in Abruzzo, al teatro Massimo di Pescara, la PFM, gloriosa band del progressive rock, concluderà stasera la trionfale tournée internazionale del nuovo album “Emotional Tattoos” (uscita mondiale il 27 ottobre, per InsideOutMusic / SonyMusic). Milano, Rotterdam, ancora Italia, poi Brasile, Cile, Perù, Argentina, Stati Uniti, Gran Bretagna Il concerto al Massimo, inizio ore 21, promosso da Nomadi Fans Club “Un giorno insieme” e Premio Augusto Daolio – Città di Sulmona, è in favore dell’Isal – Fondazione per la ricerca sul dolore cronico. Info biglietti: 3899737620, www.pfmworld.com. La data pescarese arriva dopo le esaltanti esibizioni a Southampton e a Londra, in un’Inghilterra che amò immediatamente, fin dal primo lp “Storia di un minuto” (1972) il prog rock del gruppo italiano.
«Due serate fantastiche, in famosi club frequentati dalla crema dei musicisti inglesi. Un successo grandissimo davanti a un pubblico super entusiasta. Eravamo stati l’ultima volta a Londra due anni fa, ma frequentiamo l’Inghilterra dal 1973. L’album nuovo ha avuto un grande gradimento. E abbiamo avuto il piacere di vedere sulla copertina della rivista Classic Rock, bibbia musicale, lo strillo “PFM: Italian progressive return!” e dentro uno speciale di quattro pagine che ci definiva il più grande gruppo europeo di prog rock, band inglesi a parte ovviamente. È stato emozionante tanta attenzione».
“Emotional Tattoos” ha avuto molto successo anche in Italia.
Dopo dieci anni siamo tornati in testa alla classifica degli album e siamo arrivati al terzo posto tra i cd. “Emotional Tattoos” lascia emozioni sulla pelle, i temi e la musica di questo disco sono un tatuaggio emozionale, che ti lascia qualcosa dentro, un’impronta che ti colpisce.
Sulla copertina del disco lei e il bassista Patrick Djivas, anche lui componente della prima ora della PFM, guidate un nave spaziale. Verso dove?
A scoprire questo nostro mondo meraviglioso e il rispetto per la natura e gli animali. I testi scritti con Gregor Ferretti sottolineano il dovere del rispetto per un pianeta che abbiamo solo in prestito, da consegnare alle nuove generazioni decentemente.
Il disco è uscito anche in vinile.
Il vinile ha ritrovato una sua giovinezza. La musica liquida in Rete ha una funzione, ma il vinile significa avere l’oggetto in mano, a cui concedere del tempo. Devi mettere il disco sul piatto, poggiare la puntina. Al vinile è collegata una ritualità che dà piacere e che ti fa più uomo e meno macchina.
Con Djivas il sodalizio dura dagli esordi della PFM. Qual è il segreto?
Anche nelle foto io e Patrick siamo sempre vicini. Del resto, batteria e basso sono vicini anche sul palco, la sezione ritmica è la spina dorsale di una band. Venivamo da percorsi diversi, io dal rock, lui, francese, dal jazz. Mi ha fatto ascoltare musiche che non conoscevo. Abbiamo fuso diversi messaggi musicali. È un vantaggio avere un amico che la vede come te, ma che ha anche gusti diversi. È un continuo scambio emotivo e musicale.
Cosa proporrete a Pescara?
Oltre ai brani di “Emotional Tattoos” apriremo delle finestre emotive su tutta la nostra lunga storia, affiancando alla parte nuova i “fondamentali”.
Ci saranno “Impressioni di settembre”, “È festa”, “Dolcissima Maria”, “La carrozza di Hans”?
Non mi faccia svelare la scaletta. Posso dire che apriremo finestre che faranno ricordare i momenti importanti del nostro percorso.
Il concerto è a favore dell’Isal, Fondazione per la ricerca sul dolore cronico.
È una finalità importante di cui vado fiero. Sono ambasciatore di questa associazione. L’Isal raccoglie fondi per ricerca sul dolore e per la sua cura. Del dolore soffriamo tutti, prima o poi. È importante saperne di più. Con il concerto mettiamo insieme due cose importanti, la musica e il sociale.
Anniversario del ’68. Tre anni prima di fondare la PFM, che faceva a Milano il Franz ventenne?
Mi preparavo al salto negli anni Settanta. Seguivo il fermento pazzesco che c’era a Milano. Accadevano molte cose rivoluzionarie, anche nella musica. C’era finalmente la libertà di poter esprimere una musicalità diversa. Tutto era super underground, tutti gli schemi stavano per saltare, i giovani diventavano importanti, anche per l’industria, e scoprivano libertà un tempo impensabili.
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