Frassica, una vita tutta da ridere «Faccio il comico per mestiere ma a casa ho i piedi per terra»

23 Novembre 2016

L’attore siciliano sarà a Pescara il 2 e il 3 dicembre con la Los Plaggers Band Spopola in tv ma confessa: «Mi diverto di più in radio con gli ex di Quelli della notte»

di Anna Fusaro

Ma quant'è diverso l'ambiguo frate Giacinto della serie tv "La mafia uccide solo d'estate", cipiglio alla Rasputin, dal candido frate Antonino da Scasazza, agiografo di Sani Gesualdi in "Quelli della notte"? Eppure l'interprete è sempre lui, il vulcanico ed eclettico Nino Frassica, campione dell'umorismo non-sense, narratore di "nanetti" (aneddoti, in "frassichese"), coniatore di neologismi e tormentoni («Non è bello ciò che è bello, ma che bello che bello che bello») adottati da una generazione. Nonché inventore di una galleria di personaggi comicamente surreali, da fra' Antonino al bravo presentatore di "Indietro tutta", dal mago Acirfass (anagramma di Frassica) all'inviato delle "Iene" Tommi Paradais, dal critico Anno Ghiotti al pompiere Pompiero. L'attore, intrattenitore, cantante e scrittore siciliano, dal 1999 entrato stabilmente nelle case italiane, consolidando la sua popolarità, con la divisa del maresciallo dei carabinieri Nino Cecchini nella serie televisiva "Don Matteo", sarà venerdì 2 e sabato 3 dicembre al teatro Massimo di Pescara con lo spettacolo "Nino Frassica Show & Los Plaggers Band" (inizio serate alle ore 21, biglietti su www.ciaotickets.com). «È uno spettacolo musicale, un concerto con musicisti professionisti, il sestetto Los Plaggers, io partecipo come "guast star"... sarei l'ospite, ma non so se gli è cl telefono lo showman messinese, al telefono con il Centro. «Canterò, presenterò, racconterò. Non è la prima volta che lavoro con loro. Quando sono libero vado. Combinato come sono, tra televisione, cinema, radio, non posso permettermi l'impegno di una tournée teatrale vera e propria, con un calendario di date fisse. Perciò vado a calendario aperto».

Lunedì scorso, su Rai1, è andata in onda la prima puntata della serie "La mafia uccide solo d'estate", dall'omonimo film di Pif. Chi è il suo personaggio, fra' Giacinto?

«Interpreto il frate al quale la famiglia Giammarresi, protagonista della storia, si rivolge spesso. Ma anziché una persona perbene, come potrebbe sembrare all'apparenza, si rivelerà un mafioso, un colluso. Ma tutto è raccontato con un registro grottesco, com'è nella linea di Pif, Pierfrancesco Diliberto. Però la mia è solo una partecipazione straordinaria, gli attori protagonisti sono Claudio Gioè, Anna Foglietta, Francesco Scianna, Eduardo Buscetta che interpreta il piccolo Salvatore».

Lei vive a Roma da oltre trent'anni. Che ricordo ha della Sicilia degli anni Settanta e Ottanta e dei fatti di mafia ripercorsi dal film e dalla serie?

«Come tutti gli italiani leggevo queste notizie sui giornali, le seguivo in tv, e mi dispiaceva molto. Per fortuna la fetta più grossa di Cosa Nostra è stata abbattuta con gli arresti di Riina e Provenzano. C'è ancora molto da fare, però mi sembra che importanti successi ve ne siano stati nella lotta alla mafia».

La sua carriera è decollata dopo l'incontro con Renzo Arbore. È vero che lo conquistò con un messaggio sulla segreteria telefonica?

« È vero, sì. Non ricordo esattamente cosa gli dissi, ma lui rise molto e mi volle conoscere».

Quanto si improvvisava in "Quelli della notte"?

«C'era un'alta percentuale di improvvisazione. Ovviamente avevamo una scaletta come traccia da seguire, un canovaccio, ma in un'ora di programma avevamo lo spazio per poter andare a ruota libera. Con Renzo Arbore mi divertivo molto».

Mai pensato di ricostituire quel gruppo di comici in un nuovo programma?

«Il mio "Programmone" su Radio2 è un po' una versione radiofonica di "Quelli della notte". Va in onda sabato e domenica alle 13.45 da un annetto. Lo conduco insieme a Francesco Scali. Ci divertiamo molto. Renzo Arbore, Giorgio Bracardi, Mario Marenco sono ospiti fissi. È venuto anche Maurizio Ferrini. Del gruppo "Quelli della notte" sono passati un po' tutti, oltre ad altri comici come Renato Pozzetto. In trasmissione io prometto ogni volta a tutti di fare un programmone e invece poi non se ne fa niente. Devo dire che nonostante tutte le cose che faccio, fiction, cinema, serate, la cosa a cui tengo di più è la radio. Con cui ho iniziato».

Oggi chi è il bravo presentatore?

«Carlo Conti. Bravo e simpatico, mi trovo molto bene con lui».

Con quale dei suoi personaggi si è divertito di più?

«Il personaggio è sempre uno, sono sempre io che mi muovo nelle storie. Possono cambiare la location, la situazione, ma lo stile è sempre lo stesso. Mi piace questo genere umoristico del non-sense, del surreale».

Pure a casa è così?

«Sarebbe pericoloso. Rimane la voglia di non prendere le cose sul serio, ma nel privato ho i piedi per terra».

Si rende conto che con le sue battute ha influenzato il linguaggio di una generazione?

«È il potere enorme della televisione. Quello che viene detto in tv entra a far parte del vocabolario. La tv ingigantisce tutto».

In tanti anni di "Don Matteo" si è mai stancato del maresciallo Cecchini?

«No, assolutamente. Posso stancarmi della caserma, dei verbali, degli interrogatori, dei sopralluoghi, della routine del lavoro del maresciallo. Però c'è anche la vita privata del personaggio, e quella è molto varia».

In "Don Matteo" regista e sceneggiatori le lasciano spazio per improvvisare?

«E come no. Soprattutto nei dialoghi. Nella storia ovviamente no. Ma nei dialoghi ci metto del mio».

Stupito della vittoria di Trump?

«Come tutti gli italiani. I sondaggi davano altri risultati».

Al referendum vince il sì o il no?

«Boh. Comunque non mi meraviglierò, qualunque sia il risultato. Dal 2000, quando tutti si chiedevano chissà che succederà col nuovo millennio, ho deciso che non mi meraviglio più di niente. E non ho più sorprese».

Per quale squadra di calcio fa il tifo?

«Il Messina (in Lega Pro, ndr)».

E come va?

«Eh, va male. Maluccio».

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