Fritti, al forno e popolari ecco i dolci abruzzesi da preparare con i bimbi
Farina, uova, zucchero, anice, pizzico di cannella e di bicarbonato gli ingredienti semplici e sempre in casa suggeriti da nonne e cuoche
Frizzi, lazzi e chiacchiere di Carnevale. Ma anche ravioli dolci, castagnole, mignozzi, bugie, cicerchiata. Fritti o al forno, il repertorio dei dolci popolari delle feste di Carnevale è variegato e improntato alla contaminazione tra le regioni, nomi differenti per indicare preparazioni fondamentalmente simili, a base di ingredienti semplici e sempre disponibili in casa. Farina, uova, zucchero, aroma di anice, un pizzico di cannella e uno di bicarbonato.
È quanto raccontano cuoche, massaie, fornai interpellati. Quelle raccolte sono spesso rivisitazioni delle ricette della nonna o della mamma. Dolci graditi a tutta la famiglia, da divertirsi a prepararli insieme con i bambini, come suggeriscono Sandra Mosquera e Carmine Verdolino (panificio PanEssenza, Pescara), che per Il Centro hanno rivisitato la tradizionale cicerchiata di mamma Cesira, originaria di Pennapiedimonte, e sfornato moderne monoporzioni preparate col grano solina, grano tenero della montagna abruzzese riscoperto negli ultimi anni e rivalutato (Slow Food Abruzzo lo ha eletto tra i nuovi presìdi) per le molte caratteristiche salutari e dietetiche.
Gusto decisamente più rustico e calorie ridotte grazie alla cottura delle palline di pasta in forno anziché fritte nell’olio, come descritto nella ricetta fornita. Per un’ottima riuscita l’accortezza, avverte Sandra, è idratare bene l'impasto. Con uova oppure latte, burro, o soltanto dell’acqua, perché le farine di grani antichi (farro, solina, saragolla) essendo meno raffinate e più ricche di fibra, hanno bisogno di maggiore umidità.
Sorta di struffoli napoletani, ma in miniatura, la cicerchiata abruzzese è simbolo del carnevale. Palline, o dadini, di pasta fritta assemblati con il miele a forma di ciambella, decorata con mandorle tostate e tritate o confettini colorati. Molto diffusa in Abruzzo e Molise, per tradizione la cicerchiata è legata all’area del Sangro Aventino, territorio storicamente vocato all’apicoltura. Secondo gli intenditori, al taglio deve risultare croccante e friabile ed esprimere tutta la fragranza del miele. Dalla nonna Antonina, ascolana di Offida, arriva la ricetta dei golosi ravioli dolci di ricotta, zucchero e cannella preparati da Patrizia Corradetti, cuoca e depositaria dell'arte della cucina teramana dal 1994 a Colonnella, in Val Vibrata. «I ravioli dolci si mangiano nel periodo di carnevale nelle case teramane», racconta il figlio Marcello Zenobi, titolare del ristorante di famiglia, «alcuni li condiscono con sugo di pomodoro e li mangiano come primo piatto, noi li amiamo semplicemente spolverati di zucchero e cannella». Cinquant’anni di attività in cucina anche per Tonia Cocciolone, cuoca del ristorante Le Fontanelle di Paganica, che fornisce la ricetta dei tradizionali mignozzi, o castagnole, fritti e inzuccherati. Nella ricetta originaria non è previsto il lievito, un tempo si usava il bicarbonato, raccontano Tonia e il figlio Francesco Cappetti. «Noi ne aggiungiamo una mezza bustina per dare più sofficità al prodotto». «Oggi si trovano in pasticceria castagnole farcite alle varie creme, ma i mignozzi della tradizione sono quelli semplici spolverati di zucchero».