Gabriele d’Annunzio, quell’abruzzese che veniva dalle Marche

Oggi a Pescara sarà presentato un libro del genealogista Fernando Bellafante che svela le origini del Vate
di Giovanni D’Alessandro
Chi erano i Rapagnetta, prima che il loro cognome fosse assorbito dal discendente più illustre, Gabriele, in quello molto più noto, di d'Annunzio? Oggi alle ore 17.30, nella sala consiliare del Comune di Pescara, risponderà a questa domanda il genealogista e storico di Pescara, Fernando Bellafante, parlando con Raffaele Colapietra, Andrea Lomardinilo e Franco Farias del suo libro, appena edito, “I d'Annunzio: origini e storia” (Menabò, 264 pagine, 20 euro, prefazione di Giordano Bruno Guerri).
Fra le ricostruzioni genealogiche delle antiche famiglie pescaresi e castellamaresi eseguite da Bellafante figurano personaggi di rilievo, che hanno avuto parte nei maggiori eventi storici e amministrativi di Pescara. Nel corso del 1800 alcuni di loro furono sindaci di Pescara e ricoprirono un ruolo attivo nella vita sociopolitica, amministrativa e commerciale del piccolo nucleo ubicato a sud del fiume, concorrendo in maniera rilevante alla sua crescita.
Ma dopo averne ricostruito, fin dove possibile, la filiera genealogica abruzzese e attestata in sede, l'autore ne segnala quella più remota e precisamente marchigiana, elemento nuovo, e in effetti inedito, offerto dal libro. Emergono aspetti sorprendenti: il cognome d'Annunzio, connesso per parentela ai Rapagnetta e adottato da Gabriele, pare essersi formato a Pescara a causa di errate trascrizioni del cognome Nunzi, da tale Giuseppe Nunzi marchigiano, trasferitosi attorno al 1740 a Pescara.
La prima parte del libro analizza dunque le attestazioni nella contigua marca pontificia degli antenati a partire dal 1500 (cioè secoli prima che nella stessa marca vedesse la luce il ... conterraneo Giacomo Leopardi) tracciando profili che hanno caratterizzato la vita familiare e lavorativa dei Nunzi. Dai figli di Giuseppe Nunzi-d'Annunzio, Francesco e Nicola, radicatisi a Pescara, seguendo la filiera di figure rappresentative della collettività si arriva così, di anello in anello, ad Antonio d'Annunzio, il quale adottò il piccolo Francesco Rapagnetta (dal cui matrimonio con Luisa de Benedictis nacque Gabriele), nonché padre di Teofilo d'Annunzio, Erminio d'Annunzio e Vincenzo d'Annunzio.
Francesco e Teofilo, in particolare, furono più volte sindaci di Pescara e contribuirono a cambiare il volto della piccola città: si dà conto nel libro delle specifiche azioni da loro adottate nel ruolo di amministratori. Pescara deve molto ai due sindaci perché in un periodo storico fondamentale per lo sviluppo urbano, economico e protoindustriale della città furono loro a gestire questioni rilevanti: dal ripianamento dei debiti contratti dalle amministrazioni precedenti (connesse soprattutto al progressivo smantellamento della piazzaforte e alla acquisizione delle sue strutture, che pesavano in modo significativo sulle casse comunali), alla crescita urbanistica e infrastrutturale dell'abitato, con la realizzazione, prima fra tutte, della importante stazione ferroviaria di Pescara e del ponte metallico; considerati opere avanzate del tempo, e che portano appunto la firma di Francesco Rapagnetta-d'Annunzio e di Teofilo d'Annunzio.
L'ultima parte del libro di Bellafante s'intitola “Un pescarese di nome Gabriele d'Annunzio” ed è immancabilmente dedicata al Vate, che con la sua arte e la sua personalità ha reso il cognome d'Annunzio e il nome di Pescara famosi in tutto il mondo. Ampi capitoli raccontano la sua vita fino agli inizi del 1900 rivisitandone la biografia in modo anche inedito e sottolineando una non sempre rimarcata vicinanza, anche in quegli anni, a Pescara.
Il libro si sofferma su due importanti avvenimenti narrati con dovizia di particolari e caratterizzanti tale legame, ovvero la sua candidatura a deputato del parlamento italiano (in contrapposizione a quella dell'avvocato Carlo Altobelli, nell'elezione suppletiva del 29 agosto 1897) e la rappresentazione al Teatro Marrucino di Chieti de “La figlia di Iorio”, il 23 e 24 agosto 1904, occasione in cui al Vate fu conferita la cittadinanza onoraria. Due giorni dopo, Pescara gli riservava una festa e allestiva in suo onore quel banchetto alla pineta ritratto nelle foto del pescarese Cetteo Pepe.
Il libro di Fernando Bellafante è il risultato di sette anni di ricerche e di "scavi storici" effettuati presso gli archivi di stato di Pescara, Chieti, Ascoli Piceno e Fermo, presso l'archivio della Curia di Fermo e presso altri archivi comunali, parrocchiali e notarili presenti nelle Marche, che l'autore ha visitato un'infinità di volte. Alla presentazione di oggi parteciperanno infatti anche vari amministratori marchigiani, fieri di questo riscoperto collegamento dei progenitori del Vate anche col loro territorio e intesi a un gemellaggio ideale, sentimentale, storico e culturale con l'Abruzzo.
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