Gaudiano re dei giovani E il bacio osè di Lauro infiamma il Festival

Fiorello e Amadeus imitano Sabrina Salerno e Jo Squillo Impeccabile presentatrice la musicista Beatrice Venezi
Il Festival delle citazioni, questo organizzato nell’era della pandemia. C’è Gazzè che cita Frankenstein Junior, Dalì e Leonardo, Amadeus e Fiorello che citano Jo Squillo e Sabrina Salerno, Achille Lauro che cita Jimi Hendrix e anche se stesso, con il bacio replicato a Boss Doms.
La quarta serata si apre con Fiorello che entra in scena in perfetto stile anni ’80 sulle note di “Wake me up before you go go” dei Wham e con la parrucca, un assaggio dell'annunciato duetto sulla musica di “Siamo donne”, portato all'Ariston da Sabrina Salerno e Jo Squillo nel 1991. «Con i baffetti tagliati mi dicono che assomiglio a D'Alema senza baffetti», scherza, mentre saltella e invita a «fare sport: muovetevi, sennò non ci arrivate all'età mia. Bisogna fare sport: da ragazzini si fa il calcio, poi il calcetto, poi il tennis, poi le bocce. Più il tempo passa, più le palle rimpiccioliscono».
Co-conduttrrice per la quarta serata è Beatrice Venezi, a 31 anni la più giovane direttrice d’orchestra, star mondiale e paladina dei diritti delle donne. Bella e affascinante in un abito rosso glitter, sul palco con Amadeus festeggia anche il compleanno.
La prima parte della serata è tutta per le nuove proposte: Davide Shorty, con il brano Regina e il suo meraviglioso cespuglio di capelli. Poi Folcast, con Scopriti, Gaudiano con Polvere da sparo e Wrongonyou con Lezioni di volo. Tutto fila liscio, stavolta senza stonature, e velocemente si arriva alle premiazioni. A Davide Shorty, per Regina, va il Premio Lucio Dalla assegnato della sala stampa, mentre Wrongonyou, con Lezioni di volo, si aggiudica il tradizionale Premio della Critica Mia Martini.
Ma la vittoria più ambita, quella tra le Nuove Proposte, è tutta per un visibilmente emozionato Gaudiano, con Polvere da sparo. «Dedico questa vittoria a mio padre», ha detto con le lacrime agli occhi. «Due anni fa è andato via, ma ora lo sento qua con me».
Si parte con i big. Annalisa, grinta e classe da vendere è la prima, poi Aiello, che parte bene e finisce così così. Ma il meglio sta per arrivare: i Maneskin, giovanissimi ma già iconici, un’esplosione. Tanto che erano piaciuti assai anche a Orietta Berti, autrice di una gaffe clamorosa diventata immediatamente virale: «Con chi mi piacerebbe fare un duetto? Con Madame, con Ermal "Metal" e con i "Naziskin"». Migliaia di condivisioni in pochi minuti. E dopo Noemi ruvida e sul filo della commozione, introdotta dalla seconda co-conduttrice della serata Barbara Palombelli, è proprio lei, l’Oriettona, a tornare sul palco, in rosa confetto, ma voce impeccabile.
Ha scelto il bianco per la giacca da smoking, come Barbara Palombelli, anche Zlatan Ibrahimovic, tornato a commissariare il festival di Amadeus. Il bomber del Milan, che a Sanremo ha scelto musiche slave per l'ingresso in scena, rende omaggio agli orchestrali: «Qui sono loro i veri campioni». Fiorello, tra un cantante e l’altro, fa ironia sul sesso degli animali: «Non voglio fare il Greto Thumborg, ma gli animali vanno rispettati», chiosa. «Sono meglio di noi. Non è che un leone se perde peli sulla criniera si fa il riporto. E poi il gorilla è alto 2 metri, pesa 250 chili, ma ce l'ha di 2 centimetri... Il polpo - mi chiamerà l'Api, l'associazione polpi, non puoi fare battute né sui polpi né su Zingaretti - ha otto tentacoli, ma uno degli otto non è un tentacolo. Solo che quando te lo servono non te lo dicono».
Altro giro di musica. Colapesce e Di Martino fischiettano la molto piacevole Musica leggerissima, accompagnati da una pattinatrice very anni ’80. Mentre Max Gazzè, dopo il Leonardo da Vinci della prima serata, esce nelle eccentriche vesti di Salvador Dalì, con tanto di baffetto all’insù e bastone da passeggio, e cita Gene Wilder in Frankenstein. Ottimo Willie Peyote, con una canzone densa, destinata a restare e far pensare. Poi il palco è tutto per la vocalità raffinata di Malika Ayane, in bianco con cascata di perle.
Achille Lauro scende le scale vestito di seta e piume bianche da sposa, sventolando la bandiera italiana su una schitarrata alla Jimi Hendrix dell’inno di Mameli. Poi ripropone la sua Me ne frego, ripetendo il bacio dell’anno scorso a Boss Doms. Sulle note di Rolls Royce entra Fiorello, con corona di spine, abito tunica nero, rossetto nero nero. Alla fine, Lauro esce di scena ma Fiorello no: «Sono un quadro, non posso muovermi», prima de essere portato via di peso come una statua.
Difficile venire dopo l’originalità di Achille Lauro, ma La Rappresentante di Lista, con Amare e il tocco infallibile di Dardust ci riesce, così come Madame, già padrona del palco a 19 anni con la sua splendida Voce. Poi Arisa, Potevi fare di più, e forse anche lei, precisa ma senza il guizzo che porterebbe alla vittoria.
Arriva il momento dell’annunciato duetto di Fiorello e Amedeus, imparruccati sulle note di “Siamo donne” di Sabrina Salerno e Jo Squillo. Mettono in scena anche la coreografia: «Sabrina e Jo avete fatto la storia», dice Fiore. «E noi l'abbiamo rovinata», risponde Ama.
Dopo le Fiamme negli occhi dei Coma_Cose, che al terzo ascolto convince molto, arriva il primo ospite canoro della serata, ed è già quasi mezzanotte. Mahmood, il vincitore del 2019, rimasto bloccato in autostrada come Ibra, presenta un bel medley delle sue hit, con Fiorello che al termine prova a imitare il suo particolarissimo timbro vocale, finendo con uno yodel.
«Siamo in perfetto orario», dice Amadeus, ma sono le 23,50 canta il quattordicesimo concorrente e ne mancano “solo” dodici. Canta Fasma, in autotune, poi arriva il monologo di Barbara Palombelli, con un amarcord sul filo delle canzoni e dei ricordi di Sanremo, da Tenco a Barbarossa. A notte fonda arrivano sul palco Lo Stato Sociale, con Lodo fuori dalla scatola e Albi in pelliccia maculata. Mancano ancora dieci cantanti, li vedranno solo i nottambuli. Ma Sanremo è così, musica senza fine.
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