Giò Di Tonno, da Santa Filomena alla fama mondiale di Quasimodo

Il cantautore pescarese interprete del Notre Dame de Paris si racconta: «La passione per la musica è nata a 13 anni nella mia cameretta. Il mio sogno ? Portare il scena uno spettacolo sul Seicento»
di Rosa Anna Buonomo
La passione per la musica, scoppiata da giovanissimo, che non lo ha mai abbandonato. Le prime canzoni scritte da adolescente e la collaborazione con l'amico Alessandro Di Zio, la gavetta, il primo Festival di Sanremo nel 1994, la voglia di continuare a studiare e a migliorarsi, avvicinandosi all'affascinante mondo della recitazione. L'amore per il musical e il personaggio di Quasimodo, con cui è tornato dallo scorso anno a calcare i palcoscenici in occasione del nuovo tour di "Notre Dame de Paris", l'opera moderna che sta incantando le platee di tutta Italia. E, ancora, l'attività di cantautore, la vittoria sanremese con l'amica Lola Ponce nel 2008, le esperienze da doppiatore e il successo in televisione con le imitazioni di "Tale e Quale Show". Un artista a 360 gradi Giò Di Tonno. Un'eccellenza d'Abruzzo che alla sua terra è rimasto profondamente legato.
Classe 1973, cresciuto nel quartiere di Santa Filomena, tra Pescara, dove è nato, e Montesilvano, dove vive, incarna perfettamente le caratteristiche dell'Abruzzo forte e gentile. «Mi sono avvicinato alla musica molto presto. Ho iniziato a suonare il pianoforte quando avevo 8 anni e questo strumento non mi ha più abbandonato. A darmi la spinta iniziale fu mio padre, ma poi è iniziato un amore profondo, sentito soprattutto dall'età di 13 anni», racconta Di Tonno. «Mi accorgevo che non potevo fare a meno di passare ore e ore nella mia cameretta a suonare il pianoforte. Sono partito dallo studio della musica classica, ma nell'adolescenza mi sono avvicinato anche ad altri generi, il pop e il rock. Negli anni mi sono dedicato anche allo studio della chitarra».
Aveva appena 13 anni quando ha iniziato il suo percorso artistico vero e proprio. «Ho fatto una lunghissima gavetta. Ho suonato ovunque: nelle balere, sulle navi. Ho fatto tanto pianobar. Il mio debutto fu un Carnevale del 1986, con gli amici del liceo artistico. Da lì sono partite le prime feste, le prime esperienze. Non mi sono più fermato», rivela. «E' proprio a quell'età che ho iniziato a scrivere canzoni. Ricordo un pomeriggio in cui mi ritrovai a parlare con Alessandro Di Zio della passione che ci accomunava. Siamo coetanei e abitavamo a due passi l'uno dall'altro. Da lì sono nate tante canzoni scritte insieme».
Non c'erano i talent show, precisa Giò, ma i concorsi. «O fini a se stessi o che ti davano la possibilità di accedere a manifestazioni come il Festival di Sanremo. Avevo questa grande ostinazione di volerci provare e la tenacia mi ha portato negli anni a raggiungere risultati». E’ il 1994 quando Giò Di Tonno calca per la prima volta il palcoscenico del Teatro Artiston di Sanremo, in gara tra le nuove proposte con il brano "Senti uomo". Su quel palco tornerà a salire nel 2008 con Lola Ponce, amica e collega di palcoscenico con cui ha condiviso e sta condividendo i successi di "Notre Dame": e sarà trionfo. «Del primo Sanremo ho un ricordo abbastanza vago. Mi sono trovato catapultato in una realtà così grande, venendo da una gavetta fatta di piccoli palcoscenici. E' stato abbastanza destabilizzante. Forse allora, a 20 anni, non avevo il pelo sullo stomaco, quindi la preparazione e la maturità giuste. Ho pagato un po' le conseguenze di questa inesperienza. Sanremo mi ha portato a farmi un po' di domande su chi ero, cosa volevo e dove stavo andando. Grazie a tutto questo, però, è nata la consapevolezza di dover migliorare e ciò mi ha portato studiare tanto per quello che è arrivato dopo». Alla musica Giò comincia ad affiancare lo studio della recitazione. «La musica era sempre stata la mia priorità. Poi ho scoperto il teatro e mi sono formato molto. Mi ha disciplinato tanto e mi ha fatto capire l'importanza del sacrificio e dello studio, che ho applicato anche al canto. Quando affronti il teatro non basta il talento, non ti puoi inventare nulla. Questa è stata una grande lezione di vita». La svolta arriva nel 2002, con il debutto nel ruolo di Quasimodo nel musical dei record "Notre Dame de Paris", prodotto nella versione italiana da David Zard con musiche di Riccardo Cocciante e l'adattamento di Pasquale Panella. «Prima di allora c'erano state piccole cose, soprattutto amatoriali. 'Notre Dame' è stata la prima grande esperienza della mia vita. I primi provini ci sono stati nel 2000. Non mi preparai soltanto per il ruolo di Quasimodo, ma quel personaggio ha prevalso su tutti. Credo che Riccardo abbia trovato in me la drammaticità e il pathos giusti».
La macchina di "Notre Dame de Paris" si è rimessa in moto lo scorso anno, dopo quattro di sosta, con protagonista il cast originale quasi nella sua totalità. Da allora sta facendo incetta di sold out e il calendario continua ad arricchirsi di nuove date. «E' stato un successo al di là di ogni rosea previsione. Sapevamo che sarebbe andato bene. Lo speravo e un po' lo sentivo, ma non pensavo che avremmo raggiunto questi numeri. Le date continuano ad aumentare, andremo avanti fino a settembre. La risposta del pubblico, che è incredibile, ci aiuta a conservare l'entusiasmo, la voglia di fare e di non stancarsi». Nel ruolo di Esmeralda c'è la bellissima e talentuosa Lola Ponce, con cui Giò Di Tonno condivide una splendida amicizia. «La nostra amicizia sta diventando ancora più bella ora che le nostre strade hanno preso una loro forma e che abbiamo una serenità familiare che ci accomuna. Lola ha due bambine, io un maschietto».
Non solo "Notre Dame", ma anche i musical "Jekyll & Hyde", nel doppio ruolo del dottor Jekyll e di Mr. Hyde, e "I Promessi Sposi", in cui ha ricoperto il ruolo di Don Rodrigo. «Poi il doppiaggio con la Disney, “Tale e Quale Show” e tante altre esperienze. Mi piace molto spaziare», sottolinea Di Tonno, che torna a parlare del suo Quasimodo. «Sono molto legato a Quasimodo, un personaggio che lancia tanti messaggi. E' un personaggio al margine, che rappresenta una condizione umana di disperazione e disabilità. Sto cercando di metterlo in scena con grande rispetto per chi questa condizione la vive, dando a questa interpretazione un peso ancora maggiore che in passato. Con la maturità si affrontano personaggi su livelli diversi, che non siano meramente artistici. Quasimodo insegna a non avere paura della diversità, intesa anche come unicità. Mi sento molto vicino al personaggio, che mi ha anche migliorato umanamente».
C'è ancora un sogno nel cassetto? «Mi piacerebbe interpretare un ruolo ne “I Miserabili”. Ma il sogno più grande è portare in scena un mio spettacolo. Esiste già ed è stata completata tutta la scrittura, con Alessandro Di Zio. E' un musical, ambientato nel 1600. E' il mio prossimo obiettivo».
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