Giancamillo Marrone, l’ex operaio che ha forgiato il Piccolo Teatro

Il regista teatino ha creato una realtà artistica che produce spettacoli e accoglie attori di alto livello «Mentre lavoravo in Cartiera alimentavo la mia passione con i corsi dell’Accademia del Marrucino»
«Mentre frequentavo l’accademia teatrale del Marrucino, entrai a lavorare in fabbrica nella cartiera Burgo. Era il 1988. In quegli anni l’Agenzia di promozione culturale sul territorio funzionava e, così, venni coinvolto pian piano in laboratori».
Da quel momento per Giancamillo Marrone, diventato regista del Piccolo Teatro dello Scalo con sede in via Pescara a Chieti, fu un'escalation artistica. Quella che oggi ha conquistato la scena nazionale, lanciandosi pure verso prospettive europee. E non si tratta di quel tipo di risultati che si possono raggiungere in modo “facile”.
Quella del regista teatino, cresciuto fino all'età di 14 anni nelle “casette” del villaggio Celdit a Chieti Scalo in zona di industrie, resta una storia di impegno, di fatica, di autosostentamento e di sinergia. Un iter che comincia negli anni Ottanta: Marrone, insieme ad un gruppo di amici, fonda l'associazione il Canovaccio, inizio di un percorso caratterizzato dalla ricerca di sedi e dal bisogno di ritagliare tempo dai turni di lavoro. Arrivano così gli anni Novanta e si realizza la sua prima regia, per un spettacolo che vide sul palco gli anziani del Centro sociale della zona Madonna degli Angeli nella sua città. Marrone, probabilmente, non avrebbe immaginato che più di 20 anni dopo sul suo palcoscenico sarebbe giunto l'attore – e ormai amico – Emanuele Salce, che il 18 marzo replicherà entusiasta, per la terza volta al Piccolo, con “Mumble Mumble”, testo che racconta «la difficile condizione dei figli d'arte». Oggi, invece, dalle 18 la compagnia Le Sedie di Roma tornerà in scena con la commedia “Margot” di Courteline. Il tutto in un teatro che è anche una scuola di formazione per giovani e adulti, nonché uno dei cardini del progetto Aderenze teatrali: otto “piccoli teatri” del centro sud, coordinati proprio dal Piccolo, che hanno voluto mettersi in rete già da diversi anni, in primis per diffondere cultura teatrale. E, forse, anche a scommettere sul proprio futuro. Stavolta, però, a raccontarsi è il regista in persona.
Quando è nata la sua passione per il teatro?
Già negli anni del liceo grazie a dei professori, in primis a Camillo Gasbarri, che regalò a noi studenti abbonamenti per assistere agli spettacoli del Marrucino. Eppure il primo spettacolo teatrale lo vidi nel centro sociale di via Pescasseroli a Chieti Scalo, avevo 8 anni. Il testo era “Miseria bella” di Peppino De Filippo. E’ un ricordo indelebile».
Come è iniziata la sua avventura?
Dall’87 all’89 il Marrucino, in sinergia con la Regione e il Ciapi, organizzò un corso professionalizzante: l’obiettivo era quello di creare una compagnia stabile, cosa che purtroppo non avvenne. Tuttavia ne uscimmo preparati e così, dopo il servizio di leva nell’85, insieme ad altri amici tra cui Stefano di Salvatore, che fa ancora parte del nostro gruppo, formammo l’associazione il Canovaccio.
Come proseguì?
Dopo la mia prima regia nel '92, l’attività associativa si ridusse un po’ – considerando che in Cartiera facevo i turni. Ma nel '97 il mio ruolo in azienda cambiò, avanzai di posizione e guadagnai più tempo.
Un punto di svolta?
Sì, soprattutto grazie ad un mio amico e collega, Umberto Tuffanelli. Mi propose di attivare dei laboratori teatrali in una sua struttura. Dal '97 ad oggi non abbiamo mai smesso di fare formazione. Di quegli anni, poi, ricordo con piacere un grande successo: una lectura Dantis da torri e finestre del centro storico teatino. Ad ogni modo, tre anni dopo l’associazione cambiò sede.
Come andò a finire?
Prima ci spostammo nel vecchio asilo di via Marino da Caramanico grazie all’ex sindaco Nicola Cucullo, poi l'imprenditore Nicola Sebastiani, insieme all’amministrazione Ricci, ci offrì la possibilità di recarci nell'attuale location, quella in via Pescara. E dal 2008 il teatro prese forma definitiva con una compagnia stabile.
Cosa continuate a proporre?
Spettacoli di qualità. Ci siamo messi in rete con altri teatri del Centro sud - ad oggi ne siamo otto - dando vita ad Aderenze teatrali, progetto che coordino. Siamo teatri che si autosostengono con le proprie attività, senza contributi esterni di nessun tipo. Devo dire che tutti sono rimasti colpiti dall’organizzazione del Piccolo, dall’accoglienza e dal fatto che fondiamo le nostre relazioni su rapporti umani e non su interessi puramente economici. Ovviamente per noi, questo, è un piccolo motivo di vanto.
Le vostre opere più soddisfacenti?
Sicuramente “Merica Merica”, adattato da Vincenzo Battista con la mia regia, a narrare la storia di quando ad emigrare eravamo noi nei primi del Novecento. Spettacolo con il quale Stefano Di Salvatore si è aggiudicato il premio come miglior attore non protagonista al festival nazionale di teatro a Casamarciano. Poi “C’era una volta la fabbrica di papà” del 2010-2013, un racconto di quello che fu la Cartiera. Ho voluto narrare quando negli anni Sessanta l’azienda stava per chiudere e di come tutta una comunità si oppose e reagì. Ho vissuto in un quartiere dove si è sempre respirato un grande senso di comunità.
E la vostra Scuola di teatro?
Ad oggi ci sono 75 iscritti, con corsi per le classi elementari, medie, superiori e per gli adulti. Con i giovanissimi abbiamo messo in piedi anche uno spettacolo sulla Shoah, quest’anno ci siamo concentrati sulla figura di Perlasca.
Altri progetti?
Ci sarà un prossimo Campus, da due anni a Capracotta: tre giorni di formazione teatrale continua per tutti gli allievi delle scuole della Rete. In cantiere, poi, c’è da portare in scena il testo de “La figlia di Iorio” per il Bicentenario del Marrucino.
Un’esperienza da allargare quella della “rete” fra teatri?
Riusciamo a svilupparla soprattutto fuori regione, ma purtroppo all’interno dell’Abruzzo i meccanismi prevalenti sono sempre quelli del proprio piccolo orticello.
Pensate a un futuro anche fuori dai confini nazionali?
Sì, stiamo cercando di intrecciare una rete a livello europeo con teatri simili al nostro.
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