Giancarli: «Senza la cultura la nostra città resterà terremotata»

L'AQUILA. Anna Maria Giancarli non è solo una delle più apprezzate poetesse e intellettuali abruzzesi, ma è anche fra le più impegnate, come aquilana, in iniziative che mirano, come lei stessa...
L'AQUILA. Anna Maria Giancarli non è solo una delle più apprezzate poetesse e intellettuali abruzzesi, ma è anche fra le più impegnate, come aquilana, in iniziative che mirano, come lei stessa afferma, alla «ricostruzione interiore» della comunità dell'Aquila, tra le ultime, “Etnorami” e “La Festa nazionale della creatività”, che prevedono per il 2016 laboratori, performance, seminari e workshop formativi.
A sette anni dal terremoto quale bilancio si può fare, o comunque qual è l'umore degli aquilani?
«Si dovrebbe costruire un nuovo alfabeto, surreale e visionario, per poter nominare la realtà che ha preso corpo dopo l'evento sismico. Da quella notte gli aquilani e le aquilane vivono senza la città, in una sorta di limbo, e dal momento che le attività culturali hanno da sempre connotato la vita cittadina, una parte della popolazione si è impegnata subito a rimetterle in moto».
A questo proposito quale contributo può dare la cultura?
«In questo contesto duramente provato i processi culturali hanno rappresentato, senza dubbio, la spinta propulsiva alla socialità perduta, alla riaggregazione, alla riconquista delle abitudini, alla elaborazione collettiva, all'attesa di una ricostruzione continuamente minacciata dalla corruzione dilagante nel nostro paese».
La catastrofe ha indubbiamente cambiato la storia dell'Aquila, ma ha cambiato anche gli aquilani?
«Non può esistere storia dell'Aquila senza le aquilane e gli aquilani. Per noi tutto è cambiato, persino la percezione del tempo e dello spazio».
Quali esiti avranno tutti questi mutamenti?
«L'impegno di tanti cittadini e cittadine aquilani è rivolto alla costruzione d'un “nuovo” futuro collettivo, ma in sintonia con il passato più prestigioso».
Quali speranze nutre per il futuro, per lei come intellettuale aquilana e per la sua città?
«La cultura per me, per noi, è stata ed è una concreta speranza, anzi una certezza. Senza la cultura praticata in questi anni saremmo divenuti ancor più poveri, privi di mezzi interiori. La cultura vissuta ha nutrito, rigenerato, rimarginato i nostri giorni bui, pieni di monologhi solitari, di riflessioni, di ricordi, di nostalgie di suoni e di colori, di sofferenza continua davanti alla distruzione del nostro splendido centro storico, oggi purtroppo ancora in gran parte Zona rossa impraticabile».
Marco Tabellione
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