Giancarlo Giannini «Quanti bei film con gli amici abruzzesi»

15 Marzo 2016

L’attore ha ricevuto il Premio Penne all’ateneo d’Annunzio «Ho grandi ricordi di Coletti, Valerii, Muzii e Fernandez...»

CHIETI. Quando è passato lo spezzone di Mimì metallurgico, appena ferito nell'onore, in sala c'è stato un lungo divertito applauso. Il modo migliore per accogliere Giancarlo Giannini, settanta e più anni splendidamente portati, nell'auditorium del rettorato al campus universitario di Chieti. Gli applausi sono proseguiti mentre correva la rassegna dei suoi film più significativi, selezionati da un cinefilo come Gianpiero Consoli, una delle anime del Premio Penne, diretto dal professor Antonio Sorella, assegnato ieri all'attore.

Scrittore anche, perché quello che Giancarlo Giannini ha ritirato, con il libro “Sono ancora un bambino (ma nessuno può sgridarmi)” (Longanesi, 2014), è il Premio Nazionale di Scrittori dal cinema, istituito nell'ambito del Premio Città di Penne-Mosca, giunto alla 38esima edizione, in omaggio a d'Annunzio, Flaiano e Fellini. Con i primi due, tra l'altro, Giannini ha avuto cinematograficamente a che fare. Ha recitato quel «bellissimo personaggio di Tullio Hermil», come ha detto, nel film “L'innocente” di Luchino Visconti, tratto dal romanzo dannunziano nel 1976, e più tardi, nel 1989, ha vestito la divisa del maggiore nella pellicola di Giuliano Montaldo, “Tempo di uccidere” ispirata dall'omonimo romanzo di Ennio Flaiano.

A scegliere Giannini come vincitore della sezione dedicata agli Scrittori dal cinema è stata una giuria tecnica, presieduta da Enrico Vanzina, composta dai docenti Sorella e Consoli, da Andrea De Luca (università di Nitra), Giacomo Manzoli (università di Bologna), François Proia (università d’Annunzio di Chieti-Pescara), Dagmar Raudam (Tallinn Dark Nights Film Festival), Anita Trivelli (università d’Annunzio) e Antonio Carlo Vitti dell'Indiana University di Bloomington che ha tenuto una lectio magistralis sulla lunga carriera di successi internazionali di Giannini, partito dall'Accademia nazionale d'arte drammatica Silvio D'Amico, passato per il teatro di Zeffirelli e approdato al cinema dei giganti, Monicelli, Visconti, Risi, Lattuada, Scola, Brass. Senza contare il sodalizio fondamentale con la macchina da presa di Lina Wertmüller, che ha reso sullo schermo i personaggi forse più emblematici tra le interpretazioni di Giannini. E senza dimenticare il rapporto con alcuni autori di origine abruzzese. Primo fra tutti Duilio Coletti (1906-1999), regista nato proprio in quella Penne che ieri ha premiato Giannini.

«Ricordo benissimo Duilio», racconta Giannini, «con lui feci “Lo sbarco di Anzio” nel 1968, in realtà di quel film firmava la regia in collaborazione con un grande come Edward Dmytryk, quello che ha fatto “I giovani leoni” con Marlon Brando per capirci». Ma a Roma Giannini ha conosciuto anche un altro pescarese di origine, Enzo Muzii (1926-2014), autore raffinato con cui ha vissuto un'esperienza importante. «Con Enzo ho fatto un film molto bello nel 1970, “Una macchia rosa”», osserva Giannini. «Era il primo studio sul colore, infatti era la storia di un fotografo, che poi era l'avventura che Enzo Muzii aveva avuto in India facendo fotografia, perché Enzo era un grande fotografo. In quel film», spiega Giannini, «interpretai un po' la sua vita e imparai davvero molte cose sulla scena, soprattutto sull'uso del colore, come ci si pone davanti alla macchina da presa con certi colori, è stata una grande esperienza e c'era con noi un direttore della fotografia bravissimo, Luciano Tovoli».

Meno importante è stata l'esperienza in “Una vacanza all'inferno” del teramano Tonino Valerii, maestro degli spaghetti-western, in cui Giannini faceva una piccola parte, come ricorda.

Il ruolo del protagonista, invece, lo ha vissuto ancora una volta nel toccante “Ti voglio bene Eugenio”, diretto nel 2002 dal regista spagnolo Francisco Fernandez, trapiantato da tantissimi anni a Pescara. «Fu una bellissima esperienza con Francisco», sottolinea Giannini. «Con quel film ho vinto un David di Donatello come miglior attore protagonista».

Nel film, caso cinematografico che ha raccolto molti consensi di pubblico e di critica, recitava anche Riccardo Garrone, scomparso ieri. «Con Riccardo ci incontravamo continuamente, eravamo vicini di casa, ci parlavano tra un balcone e l'altro» ricorda Giannini. «Era un bravissimo attore, soprattutto agli inizi, all'epoca del grande cinema, forse successivamente non è stato sfruttato bene, ma tutto quello che faceva lo faceva con attenzione e capacità». Le stesse doti che Giancarlo Giannini ha messo nella stesura del libro “Sono ancora un bambino”, elogiate dal Premio Penne, in cui racconta tutte le sfaccettature della sua personalità: attore, regista, doppiatore, sceneggiatore, ma anche perito elettronico, inventore, fotografo, pittore, nonché appassionato di cucina e, da buon ligure, incontrastato re degli spaghetti al pesto. Perché la vita è una cosa semplice, la recitazione no.

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