Gianrico Carofiglio: «Nei miei gialli narro il corpo a corpo con le ombre»

28 Marzo 2024

L’autore barese parla del nuovo libro “L’orizzonte della notte” uscito per Einaudi

ROMA. Non solo giallo. Gianrico Carofiglio è un autore che nei suoi romanzi pone sempre l’accento sul lato introspettivo. A proposito del suo ultimo libro, L’orizzonte della notte, uscito per Einaudi e presentato recentemente alla rassegna Libri Come al Parco della Musica di Roma, lo scrittore pugliese bestseller rivela: «Quando ho scritto il primo romanzo della serie dell’avvocato Guerrieri, Testimone inconsapevole, ero convinto di aver scritto un romanzo atipico di formazione. Il mio protagonista era un uomo alla soglia dei quarant’anni che attraversa un periodo fenomenale di crisi e ne esce diverso. Nella trama c’era una suspense giudiziaria, però le ipotesi di titoli, in origine, erano tutto fuorché connessi al genere legal-thriller». Fu l’occhio dei critici ad aprire la via: «Corrado Augias definì quel libro “il miglior giallo legale mai uscito in Italia”», racconta Carofiglio.
La trama del nuovo romanzo, in cui ritroviamo l’avvocato Guido Guerrieri, ruota attorno a una donna che uccide l’ex compagno della sorella. Legittima difesa o omicidio premeditato? La storia offre lo spunto per parlare di femminicidio, generato, spiega Carofiglio, «dalla cultura patriarcale». E in questa nuova avventura, Guerrieri va in analisi: «Ho scelto la junghiana», anticipa lo scrittore, «perché tra le scuole di pensiero analitico è quella più letteraria, mitologica, ricca di suggestioni».
«Il corpo a corpo con l’ombra», prosegue lo scrittore, «è l’essenza del romanzo. La letteratura ha a che fare col muoversi in territori in cui non ci sentiamo a nostro agio. Va nel sottoscala della coscienza, mette mano a cose riposte che abbiamo seppellito perché non le vogliamo vedere, perché sono parti di noi che ci disgustano». Così, l’ombra «racchiude ciò che cerchiamo di respingere al di sotto della zona della coscienza. Tuttavia quello che allontaniamo ci condiziona. L’unico modo di neutralizzare quest’ombra è integrarla, accettare la parte di noi che non ci piace».
Lo scrittore barese passa al setaccio la parola “verità”: «Una volta iniziai a fare anagrammi della locuzione “la verità” e ne tirai fuori ventuno. Tre erano: “rivelata”, “evitarla”, “relativa”». Quanto alla differenza tra scrivere fiction e non-fiction, Carofiglio ammette: «È come con le figurine che c’erano una volta nei formaggini, quelle che le muovevi e prima sembravano una cosa e poi l’altra: tra me e Guerrieri ci sono dei punti di sovrapposizione quasi totale, ma anche delle cose molto diverse. Lui, ad esempio, è un esperto di musica e io no». Guerrieri è avvocato, Carofiglio è stato magistrato: «Nei libri ho scelto di raccontare il mondo delle aule di giustizia con gli occhi di un avvocato, perché quello era un modo per cogliere dettagli che non avrei colto se avessi raccontato dal punto di vista del pubblico ministero. Uno scarto di prospettiva permette una freschezza narrativa». E cita Proust: «Il vero viaggio di scoperta non è vedere posti nuovi ma avere occhi nuovi».