Gino Sabatini Odoardi «La mia arte contro la polvere del tempo»

L’artista pescarese si racconta a pochi giorni dall’apertura della sua mostra al Palazzo delle Arti di Napoli
di Jolanda Ferrara
«È come se la morte fosse un difetto fondamentale del mondo. Non puoi segnarla sull’agenda. Ti guardi intorno, la polvere si deposita e ti riguardi intorno con un’inquietudine infinita. La morte è inaccettabile e tutto il mio lavoro parte da lì».
Gino Sabatini Odoardi, l'artista nato a Pescara nel 1968 e che ha scelto come studio di progettazione la torre medievale di Alanno, ammette candidamente l'ineluttabilità dell'inevitabile. Purtuttavia ama giocarci su, rompendo gli equilibri su cui poggiano le certezze. Riscaldamento-sottovuoto-raffreddamento rappresentano le fasi di un processo tecnico industriale - e ancor prima mentale, emozionale - che gli consente illusoriamente, come lui stesso conviene, di prendersi la rivincita sul mondo esterno. Ibernandolo. Congelare l'oggetto attraverso il riscaldamento sottraendolo all'imminente disfatta. Di questo si tratta, “termoformatura”. Tecnica che l'artista pescarese ha eletto, già da diverso tempo (partendo dal “sottovuoto”), a suo peculiare mezzo espressivo. Un'intuizione geniale che fa di lui l'unico, finora, ad applicarlo all'arte in Italia. Facendosi apprezzare anche fuori dei confini nazionali: una parte della mostra di sue opere esposte a Ginevra nel 2013 dalla Gowen Contemporary -galleria che lo rappresenta all'estero come unico artista italiano- è parte del corpus di lavori che Gino Sabatini Odoardi espone al Pan di Napoli dall'11 al 28 settembre nella personale a lui interamente riservata al primo piano del Palazzo delle Arti di Napoli, in via dei Mille.
Una sede prestigiosa (la mostra gode del patrocinio del Comune di Napoli) che proprio un anno fa ha ospitato “Vetrine” di Andy Warhol a cura di Achille Bonito Oliva. La personale di Gino Sabatino Odoardi ha come titolo “Pieghe e polvere” ed è curata da Maria Savarese.
A pochi giorni dall'inaugurazione – il 10 settembre, ore 18 - l'artista abruzzese si dice emozionato per la grande occasione di espozione. Fino al 13 settembre Gino Sabatini Odoardi espone nella collettiva allestita nella Cripta della cattedrale del Duomo di Atri, "Stills of peace" a cura di Antonio Zimarino e Marta Michelacci; in autunno è atteso a Civita di Bagnoregio e poi a Milano per una personale alla Whitelight Gallery.
Qual è il tema della sua esposizione a Napoli?
«Si tratta di circa 30 opere realizzate negli ultimi 5 anni. Sculture, installazioni e disegni legati alla metafora del panneggio, infinita combinazione di pieghe. "Reliquie di cotone" di cui parla la curatrice della mostra: la sua ricerca nei luoghi di sepoltura si è nutrita proprio a Napoli di uno scenario straordinario, il Cimitero Monumentale di Poggioreale, un museo a cielo aperto ricco di fascino, storia e arte. “Un luogo magico della memoria, che mi ha fatto piangere per l'emozione. Ho voluto dedicare alla città una installazione creata ad hoc, “Senza titolo con polvere”, scaturita da un’intensa giornata nel cimitero. Lì, nel cosiddetto “quadrato degli uomini illustri”, trovano sepoltura alcune eminenti personalità della cultura come Benedetto Croce, Salvatore Di Giacomo, Ferdinando Russo, Raffaele Viviani, Gaetano Donizetti...».
Com'è nata la sua installazione?
«Ho voluto chinarmi su quelle lapidi semi-ingoiate dalla vegetazione selvatica per restituire loro dignità. Con fazzoletti bianchi, e con l’intento discreto e silenzioso di sottrarle a quel nulla cui sembrano destinate, ne ho rimosso la polvere secolare. Quando sono uscito da quel luogo, quattro ore dopo, stringevo in mano reliquie di cotone sporche di senso. Che sono diventate la materia prima per la costruzione dell’installazione in mostra al Pan: gli stracci sono innalzati a opere d’arte ed esposti come tele su cui si è dipinto con quella polvere antica».
Un nuovo tentativo di sottrarre la memoria all’oblio, di bloccare lo scorrere del tempo?
«Lo scorrere del tempo è un'ossessione che mi accompagna. Ma sono diversi i cortocircuiti che scandiscono la mia ricerca: morte-vita, fede-agnosticismo, sacro-profano».
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