Giorgio Colangeli dà colore agli immortali versi di Dante

Al Piccolo Teatro dello Scalo lo spettacolo “E quindi uscimmo a riveder le stelle” I primi sei canti del Purgatorio accompagnati dalla chitarra di Tommaso Cuneo
CHIETI. E quindi uscimmo a riveder le stelle: è il verso con cui Dante chiude l’Inferno, prima cantica della sua Divina Commedia. È anche il titolo dello spettacolo che chiude, in concomitanza con il Dantedì, la stagione di prosa “Il teatro. Una finestra sul mondo” del Piccolo Teatro dello Scalo. Domani alle 21 sarà protagonista l’attore romano Giorgio Colangeli, che questa volta porta in scena il troppo spesso accantonato Purgatorio, recitandone i primi sei canti. Da quando Dante fa la conoscenza di Catone fino a quando, incrociata l’anima di Sordello, si lascia andare ad un’accorata, quanto mai attuale arringa sull’indegna sorte dell’Italia distrutta dalle brame principesche dei suoi piccoli tiranni: Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello! Ad accompagnare e fare da sfondo alla recitazione, i brani musicali scelti, alcuni anche composti, ed eseguiti alla chitarra da Tommaso Cuneo.
Colangeli mette la sua arte recitativa al servizio degli immortali versi di Dante. La severità del Sommo Poeta si unisce così all’ironia di un interprete che in questo modo riesce a trasmettere agli spettatori tutta la profondità del messaggio dantesco. Intento dello spettacolo messo in scena in occasione della giornata nazionale dedicata al Sommo poeta, è di proporre una interpretazione piana e colloquiale che rispetti la sequenza temporale della storia e l’integrità del testo. I versi di Dante si fanno capire da sé senza la parafrasi, fa intendere l’attore. La Commedia non è bella solo qua e là, come vorrebbe il criterio antologico, ma è bella, anzi stupefacente, nella sua interezza. È la straordinaria costruzione di un mondo fisico e morale, coerente e credibile, anzi scientifico. Dante, nei versi che ci ha lasciato, non appare genio incomprensibile e remoto, arcigno e pedante istitutore. È invece un padre, una madre, un fratello: l’unico poeta che chiamiamo solo per nome. E se spesso appare pieno di sdegno, è anche sorridente, tenero, timido, impaurito, deluso, euforico, disorientato. E sempre pieno di speranza nell’uomo.
Giorgio Colangeli è apprezzati attore del cinema e della tv italiani. Ha collaborato con registi come Marco Tullio Giordana, Paolo Sorrentino, Daniele Luchetti, Guido Chiesa. Come attore non protagonista ha vinto il Nastro d’argento nel 1998 per il film La cena di Ettore Scola e il David di Donatello nel 2006 per L’aria salata di Alessandro Angelini. Molto attivo anche per la televisione, l’ultimo successo al cinema è nel film C’e’ ancora domani, nei panni di Ottorino, irascibile suocero della Delia interpretata da Paola Cortellesi.