Giorgio Panariello sul palco per raccontare la sua “Favola”

28 Gennaio 2022

Il comico porta in scena i personaggi storici e divertenti aneddoti della sua vita

PESCARA. Un one man show in perfetto stile Panariello, che ripercorrerà in una veste inedita la longeva carriera del comico, attore, conduttore e regista toscano tra teatro, cinema e televisione. Dopo il successo estivo di Story, Giorgio Panariello tornerà a recitare in Abruzzo.
Il suo nuovo spettacolo, La favola mia, è in programma mercoledì 2 febbraio al Teatro dei Marsi di Avezzano e il giorno seguente al Teatro Massimo di Pescara. Nello spettacolo, i personaggi storici del suo repertorio si fondono a divertenti aneddoti legati alla sua vita, in una serata che promette spensieratezza e tante risate. Le tappe abruzzesi dello show sono organizzate da M&P Company (quella di Avezzano in collaborazione con Ferrini Spettacoli).
Come inizia la favola di Giorgio Panariello?
La favola vera inizia con il mio primo show, Torno sabato (ndr varietà televisivo andato in onda su RaiUno, dal 2000 al 2004). Quello che c’è stato fino ad allora era la costruzione di questo. Dentro di me c’è stata sempre la voglia di fare spettacolo. Da ragazzetto mi intervistavo da solo con la spazzola di mia nonna, facevo la mia firma come se fosse una prova di autografo, da cameriere servivo i piatti facendo le imitazioni. La favola è partita con Carlo Conti e lo spettacolo Vernice fresca, ma con Torno sabato è cominciata veramente: è stato quello l’inizio che mi ha portato fino a qui. Ho ancora voglia di fare tante cose, tante idee.
La favola mia è stato anticipato dall’one man show Story, che ha definito una sorta di spin off.
Prima della pandemia, stavo costruendo uno spettacolo completamente diverso: una celebrazione della mia carriera per i miei 60 anni. Trovandomi, però, molto in intimità con me stesso ho avuto modo di pensare a uno spettacolo differente, più intimo. Con Story avevo iniziato a buttarne giù le fondamenta. In La favola mia racconto, racconto di me stesso, della mia vita, dei mestieri che ho fatto prima di arrivare a questo. Mi domando cosa avrei potuto essere e guardo cosa sono adesso, i personaggi che ho trovato sulla mia strada, le persone che mi hanno aiutato. Racconto di più Giorgio rispetto a Panariello e questa cosa mi piace moltissimo, perché mi permette anche di chiarire delle cose con me stesso. Ovviamente tutte cose molto divertenti. Ci sono aneddoti ed episodi della mia vita che fanno più ridere di quello che scrivo con gli autori. Ecco perché dico che Story è uno spin off, perché era un embrione di questo. Già il fatto di mettermi seduto su uno sgabello, per me era una novità assoluta.
Il titolo di questo show richiama una canzone di Renato Zero, un personaggio che ha imitato e che imita ancora con successo. È un omaggio?
Il titolo mi sembrava azzeccato, raccontando una sorta di favola. Poi Renato Zero è stato colui che mi ha fatto conoscere al grande pubblico. È stato una sorta di “cavallo di Troia” per me, perché mi ha permesso di entrare in televisione. In questa canzone, poi, c’è una frase bellissima: “dietro questa maschera c’è un uomo e tu lo sai”. Che è un po’ il clima dello spettacolo: dietro la maschera c’è l’uomo e io lo racconto.
Quali dei suoi personaggi storici rivedremo?
Tutti, in realtà. Da Merigo alla Signora Italia, da Naomo a Lello Splendor. Per interpretare Merigo metto la parrucca, per diventare Mario il bagnino un cappellino. Li faccio come li avrei fatti al bar con gli amici: i primi tempi li interpretavo così, non mettevo il costume.
Cosa ama di più del teatro?
Il contatto con il pubblico. Quando è un po’ che non fai spettacoli davanti al pubblico, ti manca. Anche senza pandemia: quando0 fai solo televisione per un po’ di tempo, senti la mancanza dello spettacolo dal vivo. Il teatro è la cosa più vera: sali sul palco, dici delle cose, la gente applaude oppure non applaude, ride oppure non ride. E tu vedi subito come vanno le cose. Diventa una sorta di comunione con il pubblico.