«Girerò l’Abruzzo con la mia lotta alle supercazzole»

29 Giugno 2020

Il giornalista presenta il suo libro Fuori dalle bolle! a Pescara, Giulianova, Tortoreto Lido e Penne

PESCARA. Firmacopie con Michele Cucuzza. Il popolare giornalista, scrittore e conduttore radiotelevisivo incontrerà i suoi molti fan in Abruzzo dal 3 al 5 luglio per presentare il suo nuovo libro “Fuori dalle bolle! Come sottrarsi alle supercazzole in rete” (curciostore.com e in libreria) manuale di «primo soccorso per ragazzi e famiglie», utile per orientarsi e salvaguardare la propria autonomia di pensiero nell’impatto con i social network.
Con l’organizzazione di Antonio Moccia della The Mac live management il tour abruzzese di Cucuzza tocca il capoluogo adriatico il 3 alle 19, Piazzetta del porto turistico Marina di Pescara. Sabato 4 doppietta sulla costa teramana, alle 18 terrazza del Palazzo Kursaal di Giulianova, 21.30 rotonda Carducci a Tortoreto lido. Domenica 5 a Penne, chiostro San Giovanni, alle 17.30.
Cucuzza, di che racconta “Fuori dalle bolle”?
Nel libro riporto la mia esperienza e le mie riflessioni, quello che ho imparato da uomo della comunicazione che si tiene aggiornato, mosso dalla curiosità. Sto dentro il meccanismo della rete, i social, ma ne ho avvertito alcuni potenziali pericoli che ho messo nel titolo, le bolle di filtraggio o filter bubble, notizie, informazioni che ci arrivano spontaneamente aprendo Google sul telefonino e ci isolano da quelle contrarie alle nostre opinioni. È questo il rischio che corre chi non ne è consapevole. Non dico che bisogna demonizzare i moderni mezzi di comunicazione ma usarli con avvertenza, stare accorti e non passivi davanti alla serie di informazioni che arrivano, peraltro comodissime perché concordano con le tue opinioni, con ciò che hai digitato o commentato recentemente, che però ti escludono da altre informazioni, questo è appunto il rischio di finire dentro delle “bolle”.
Può fare un esempio?
Cito un esempio paradossale e anche triste. A Roma, manifestazione del 2 giugno scorso, con i partecipanti che sostenevano che l’emergenza Covid19 fosse tutta una montatura, un’invenzione del governo e simili. Vallo a dire alle persone che hanno sofferto a causa del virus o addirittura hanno perso i propri cari per questo motivo. Fattostà che qualcuno l'ha detto perché ci crede veramente, dicono che sia un modo per tenerci subalterni, farci spaventare. Ora, se qualcuno prende per vera questa tesi e comincia a commentarla, dicendo che il Covid è una manovra per bloccarci in casa, arriveranno notizie di qualcun altro che da qualche altra parte del mondo la pensa così e allora ci si convince che è questa la verità e si resta tagliati fuori dalla realtà.
Così si crea una “bolla”, una post-verità?
È così, significa che alla fine dagli e ridagli fai diventare realtà, cioè notizie, le opinioni. Invece dobbiamo essere avvertiti di questo rischio, dobbiamo difendere i nostro diritti di essere informati e fare come fanno i giornalisti: verificare le fonti, andare a vedere dove la notizia è apparsa, se confermata dai giornali, gierre, telegiornali, talk di approfondimento. Allora c’è la conferma, altrimenti per dirla con un omaggio a Monicelli, sono “supercazzole”.
Si è divertito a scrivere il libro?
Devo dire sì, ha detto bene. L’ho scritto prima di partecipare al Grande Fratello Vip, nell'autunno–inverno scorso da pendolare sul treno Roma – Puglia dove tutti i pomeriggi andavo in diretta su TeleNorba.
Come ha vissuto il lockdown?
Preoccupato come tutti, abbiamo vissuto il peggior film di fantascienza. Sono stato in giro per lavoro ospite di programmi tv a Milano e Roma, una visione spettrale vedere Piazza di Spagna, Trinità dei Monti senza un’anima, un day after. Sui mezzi pubblici tutti con le mascherine, ma chi ce l’avrebbe detto!
Distanziati ma collegati.
Esattamente, ricordiamoci che la rete è stata molto importante perché ci ha liberato dall’isolamento, ci ha tenuto uniti, abbiamo iniziato a fare le dirette, parlato con amici e parenti, i professionisti si sono incontrati virtualmente grazie alla modalità smart. Senza la rete la televisione non avrebbe retto a questo contraccolpo perché non si poteva andare negli studi. Abbiamo rischiato parecchio, per fortuna il lockdown ha funzionato, finalmente possiamo respirare un po' di serenità.
Pensa che l’emergenza ci abbia cambiati, e come?
Temo che non ci abbia cambiati granché, purtroppo. Medici e infermieri si sono dimostrati generosi e grandi professionisti, noi però rimaniamo rabbiosi e sfiduciati come prima, anche perché la crisi morde già e morderà ancor di più in autunno.
L'Abruzzo l'aspetta.
Sono molto legato all’Abruzzo, le mie figlie da piccole hanno imparato a sciare a Ovindoli grazie ai maestri abruzzesi di sci, lo scorso capodanno sono tornato a sciare in Abruzzo, mi piace perché non c’è troppa caciara turistica, soprattutto la mattina presto scia chi sa sciare. E dopo, l’adorato panino salsiccia e scamorza. Amo anche quella pasta all’uovo che chiamate cannarozzi, il pollo allo zafferano, i formaggi, i salumi e il classico Montepulciano, sapori genuini e tradizionali.
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