Giulia Bolcato è Violetta nella Traviata a Tagliacozzo

17 Agosto 2021

In scena l’opera di Verdi, il maestro Tchobanov sul podio dell’Orchestra Sinfonica di Pescara

TAGLIACOZZO. La Traviata, la più romantica delle opere di Verdi, va in scena questa sera (ore 21.30) per il cartellone del Festival di Mezza estate, nel monumentale Chiostro di San Francesco a Tagliacozzo, in nuovo allestimento con la regia di Giandomenico Vaccari. Diretta dal maestro bulgaro Dian Tchobanov, sul podio dell’Orchestra Sinfonica del conservatorio di Pescara, con il Coro Lirico d’Abruzzo preparato da Alberto Martinelli, l’opera accoglie un cast d’eccezione, con la giovane star della lirica italiana Giulia Bolcato nel ruolo di Violetta, Rosolino Claudio Cardile nel ruolo di Alfredo e Fernando Cisneros in quello di Germont e con Maria Candirri (Flora), Ilaria Iris Facoetti (Annina), Lorenzo Martelli (Gastone), Alessandro Biagiotti (Il barone Douphol), Francesco Auriemma (Il marchese d’Obigny), Alessandro Ceccarini (il dottor Grenvil). La Traviata è un’opera in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave. È incentrata su La signora delle camelie, opera teatrale di Alexandre Dumas (figlio), che lo stesso autore trasse dal suo precedente omonimo romanzo. Viene considerata parte di una “trilogia popolare” del compositore di Busseto, assieme a Il trovatore e a Rigoletto. Per le scabrose tematiche trattate, la perfezione melodica e l’asciuttezza ed efficacia delle orchestrazioni, l’opera è ritenuta uno dei capolavori di Verdi ed una delle più grandi opere mai scritte; è la più rappresentata al mondo nelle ultime 5 stagioni, con 629 recite. «Mettere in scena La Traviata», dice il regista Vaccari, «opera celeberrima e rappresentata in ogni parte del mondo e in ogni tempo, a partire da quel 6 marzo del 1853 alla Fenice di Venezia, equivale ad un atto di coraggio e a una riflessione obbligata sulla complessità della sua drammaturgia e sulla divaricazione dei suoi significati fra due orizzonti temporali: Ottocento e Novecento. La Traviata è la prova tangibile di quanto nelle forme di coscienza e nelle rappresentazioni dell’emotività, il XIX secolo sia stato lunghissimo e abbia invaso e accorciato il ’900». Dice Jacopo Sipari, direttore del Festival: «La Traviata è l’opera delle opere. Erano anni che volevamo metterla in scena soprattutto con la regia di Vaccari, che è un genio. Sono felice che siamo riusciti a calendarizzarla in una rassegna che fino ad ora ci ha dato davvero tante soddisfazioni».