Giulia Di Quilio: «Triste l’omologazione dei corpi, il burlesque è diversità»

L’attrice teatina protagonista ieri sera al Porto turistico di Pescara «Ammiravo Dita Von Teese, volevo diventare seducente come lei»
Roberta Beta è una giornalista e speaker radiofonica. Conosciutissima grazie alla sua partecipazione, nel 2000, alla primissima edizione del Grande Fratello, è una grande amica di Pescara, dove trascorre qualche giorno di ferie ogni estate. E tra una nuotata in Adriatico e una “vasca” lungo corso Umberto, Beta ha trovato il tempo di fare una chiacchierata con Giulia Di Quilio, l’attrice teatina che ieri sera con “Shakespeare in Burlesque” ha aperto Teatriamoci, la mini rassegna di prosa di Estatica, all’Arena del Marina di Pescara.
Giulia Di Quilio abruzzese doc non salta l’appuntamento con il pubblico della costa e torna sul palco del Porto Turistico di Pescara con Shakespeare in Burlesque, uno spettacolo originale che unisce le storie del Bardo in chiave ironica e sexy. Da dove nasce l’intuizione di unire il burlesque ai classici?
«Sono partita da chi ero per costruire un numero di burlesque, su suggerimento dei miei insegnanti conosciuti a Sky Uno durante la trasmissione Lady Burlesque, una vera e propria accademia. Essendo un’attrice teatrale, quindi, sono partita dalla mia esperienza ispirandomi a Giacinta Pezzana, la prima attrice che interpretò Amleto con il teschio in mano. Il mio teschio, tempestato di cristalli, si ispira alla scultura iconica di Damien Hirsch e nel corso dei miei spettacoli esso si animava e finiva sotto il vestito. Ovviamente siamo in ambito burlesque e nel corso della mia carriera di performer ho interpretato anche Cleopatra con i ventagli e Lady Macbeth con i pugnali. Lo show che presento quest’anno è un connubio di prosa e burlesque dove due generi così diversi si contaminano tra loro, perciò riprendo le eroine di Shakespeare e le rendo più seducenti che mai».
Stai pensando anche ai classici greci tipo Aristofane?
«Ancora non ci ho pensato essendo in tournée con Shakespeare. L’idea è comunque interessante perché si tratterebbe di una rivisitazione delle protagoniste elleniche più note e riportarle in auge».
Nasci attrice, come mai questo interesse per il burlesque?
«Il mio incontro con il burlesque avveniva nel 2010, un periodo in cui non lavoravo tantissimo. A trent’anni ero ancora un’aspirante attrice senza un grande curriculum e piuttosto scoraggiata. Tutto però cambiò quando vidi l’esibizione di Dita von Teese a Sanremo: volevo diventare come lei, così seducente e affascinante. Cominciai col fare un’indigestione di burlesque su You Tube, dove le più famose ballerine postavano le loro performance sullo stile della Golden Age, gli anni Venti, in cui ci fu l’esplosione del burlesque in America. Per anni questa disciplina restò nel dimenticatoio, fino a poco tempo fa. Grazie ai video mi appassionai e quando su Sky Uno presentarono, in dieci puntate, la prima academy, feci domanda per partecipare. Mi presero e da quel momento, sulla scia del revival, non mi sono più fermata».
Frequenti Francavilla in estate, avevi mai calcato le scene del teatro D’Annunzio?
«È successo la scorsa estate: grazie all’invito di Milo Vallone ho potuto esibirmi in questo luogo magico e iconico di Pescara».
In spiaggia le adolescenti di oggi sfoggiano perizomi molto espliciti. Da performer di burlesque strizzi l’occhio all’ammiccamento, vuoi lanciare un messaggio sull’importanza della seduzione elegante?
«Non sono mai stata una moralista in merito all’esibizione di un corpo nudo, anzi avere un buon rapporto con il proprio corpo e sentirsi di mostrarlo mi sembra una cosa positiva. La volgarità per me non sta nella nudità di un corpo esposto ma è in relazione all’anima. Trovo triste piuttosto l’omologazione di chi vuole apparire uguale agli altri. Tra filtri e chirurgia estetica vedo corpi tutti uguali e tendenti alla perfezione. Il burlesque al contrario, essendo nato in un’epoca in cui certe diavolerie non esistevano, esaltava la personalità e la diversità delle donna anche con i propri difetti».
Giulia Di Quilio abruzzese doc non salta l’appuntamento con il pubblico della costa e torna sul palco del Porto Turistico di Pescara con Shakespeare in Burlesque, uno spettacolo originale che unisce le storie del Bardo in chiave ironica e sexy. Da dove nasce l’intuizione di unire il burlesque ai classici?
«Sono partita da chi ero per costruire un numero di burlesque, su suggerimento dei miei insegnanti conosciuti a Sky Uno durante la trasmissione Lady Burlesque, una vera e propria accademia. Essendo un’attrice teatrale, quindi, sono partita dalla mia esperienza ispirandomi a Giacinta Pezzana, la prima attrice che interpretò Amleto con il teschio in mano. Il mio teschio, tempestato di cristalli, si ispira alla scultura iconica di Damien Hirsch e nel corso dei miei spettacoli esso si animava e finiva sotto il vestito. Ovviamente siamo in ambito burlesque e nel corso della mia carriera di performer ho interpretato anche Cleopatra con i ventagli e Lady Macbeth con i pugnali. Lo show che presento quest’anno è un connubio di prosa e burlesque dove due generi così diversi si contaminano tra loro, perciò riprendo le eroine di Shakespeare e le rendo più seducenti che mai».
Stai pensando anche ai classici greci tipo Aristofane?
«Ancora non ci ho pensato essendo in tournée con Shakespeare. L’idea è comunque interessante perché si tratterebbe di una rivisitazione delle protagoniste elleniche più note e riportarle in auge».
Nasci attrice, come mai questo interesse per il burlesque?
«Il mio incontro con il burlesque avveniva nel 2010, un periodo in cui non lavoravo tantissimo. A trent’anni ero ancora un’aspirante attrice senza un grande curriculum e piuttosto scoraggiata. Tutto però cambiò quando vidi l’esibizione di Dita von Teese a Sanremo: volevo diventare come lei, così seducente e affascinante. Cominciai col fare un’indigestione di burlesque su You Tube, dove le più famose ballerine postavano le loro performance sullo stile della Golden Age, gli anni Venti, in cui ci fu l’esplosione del burlesque in America. Per anni questa disciplina restò nel dimenticatoio, fino a poco tempo fa. Grazie ai video mi appassionai e quando su Sky Uno presentarono, in dieci puntate, la prima academy, feci domanda per partecipare. Mi presero e da quel momento, sulla scia del revival, non mi sono più fermata».
Frequenti Francavilla in estate, avevi mai calcato le scene del teatro D’Annunzio?
«È successo la scorsa estate: grazie all’invito di Milo Vallone ho potuto esibirmi in questo luogo magico e iconico di Pescara».
In spiaggia le adolescenti di oggi sfoggiano perizomi molto espliciti. Da performer di burlesque strizzi l’occhio all’ammiccamento, vuoi lanciare un messaggio sull’importanza della seduzione elegante?
«Non sono mai stata una moralista in merito all’esibizione di un corpo nudo, anzi avere un buon rapporto con il proprio corpo e sentirsi di mostrarlo mi sembra una cosa positiva. La volgarità per me non sta nella nudità di un corpo esposto ma è in relazione all’anima. Trovo triste piuttosto l’omologazione di chi vuole apparire uguale agli altri. Tra filtri e chirurgia estetica vedo corpi tutti uguali e tendenti alla perfezione. Il burlesque al contrario, essendo nato in un’epoca in cui certe diavolerie non esistevano, esaltava la personalità e la diversità delle donna anche con i propri difetti».