Giò Di Tonno e Lola Ponce di nuovo insieme nel Notre Dame

ROMA. Dopo due milioni e mezzo di spettatori, 40 città visitate e quasi mille repliche, solo per la versione italiana, torna a cantare l'amore struggente di Quasimodo per la bella ma sventurata...
ROMA. Dopo due milioni e mezzo di spettatori, 40 città visitate e quasi mille repliche, solo per la versione italiana, torna a cantare l'amore struggente di Quasimodo per la bella ma sventurata zingara Esmeralda. E torna con i volti con cui in fondo li abbiamo sempre identificati: Lola Ponce e Giò Di Tonno, il cantautore pescarese, nuovamente insieme, a 14 anni dal primo debutto, in “Notre Dame de Paris”, l'opera moderna ispirata al romanzo di Victor Hugo e trasformata in kolossal da David Zard e Riccardo Cocciante. «È stato il pubblico a chiedercelo», racconta il produttore in una conferenza stampa-concerto.
E allora, dopo quattro anni di pausa e con 40 mila biglietti già venduti prima ancora di annunciare il cast, si riparte da Milano, il 3 marzo al Linearciak, per una lunga tournée che toccherà anche a Trieste, Bari, Napoli, Firenze, Torino, Pesaro, Roma, Palermo, Catania, Torre del Lago, Chieti, per chiudere all'Arena di Verona l'1 settembre. A Chieti sono in programma quattro date, dal 24 al 27 agosto, alla Civitella.
Con la Ponce e Di Tonno tornano anche Vittorio Matteucci (Frollo), Matteo Setti (Gringoire), Graziano Galatone (Febo), cui si sono aggiunti Leonardo Di Minno (Clopin) e Tania Tuccinardi (Fiordaliso). «L'idea», racconta Di Tonno con il suo record personale di 550 repliche nei panni del gobbo campanaro, «era nell'aria già da un pò di tempo. A lungo non ho voluto, perché questo è lo spettacolo che più mi ha fatto crescere e non volevo rischiare una caricatura di me stesso». Poi la sorpresa di Cocciante, quando ai provini, tra i 2.500 candidati, si sono presentati anche alcuni degli interpreti storici. E la decisione di un doppio cast (il secondo sarà “cresciuto” da Cocciante nei prossimi mesi) in una sorta di staffetta nel tour. «La mia è un'opera popolare, non voglio avvicinarmi ai grandi della lirica», racconta Cocciante, che oltre ad aver scritto le musiche per le liriche originali di Luc Plamondon, cura personalmente ogni edizione dello spettacolo nel mondo, dalla Spagna alla Corea, fino alle prossime in cantiere in Russia e Cina. «Quando cominciai a scrivere, mi diedi delle regole: non volevo un musical né nulla di americano. Volevo invece recuperare la nostra cultura europea, lo strumento della voce e poi c'era il microfono vicino come per i cantanti rock, la musica registrata, il corpo di ballo che racconta la storia».
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