Giò e il suo Quasimodo «Al debutto ero un folle tra Zard e Cocciante»

Di Tonno racconta il ritorno di Notre Dame de Paris e il 12 aprile incontrerà i fan nella redazione del Centro
di Lalla D’Ignazio
PESCARA
L’. entusiasmo di un ragazzo, quello che era quando un paio di lustri fa affrontò spavaldo il ruolo del gobbo buono di “Notre Dame de Paris”, la consapevolezza dell’artista adulto che è oggi, nel tornare sul palco con i colleghi di allora a vestire ancora i panni del cencioso innamorato di Esmeralda. Giò Di Tonno è «straordinariamente felice» di essere di nuovo Quasimodo nell’opera popolare moderna tratta dall’omonimo romanzo di Victor Hugo, prodotta da David Zard, con le musiche di Riccardo Cocciante e le liriche di Luc Plamondon adattate in italiano da Pasquale Panella, che ha debuttato il 3 marzo a Milano e che sta attraversando l’Italia con centinaia di repliche (molte già sold out), per concludersi a settembre all’Arena di Verona passando per la Civitella di Chieti dal 24 al 27 agosto (prevendite aperte su www.Ticketone.it, www.Ciaotickets.it, www.Bookingshow.it), tappa casalinga per l’artista pescarese, «importante perché tra la mia gente» afferma lui sorridendo. Si tratta del secondo ritorno alla Civitella, dove lo spettacolo venne rappresentato nel 2003 per quattro eccezionali anteprime davanti a 16.000 spettatori. Tra i fan di casa Di Tonno si ritroverà il 12 aprile, quando dalle 14.30 sarà nella redazione del Centro a Pescara proprio per un incontro con chi lo segue da sempre e chi lo sta scoprendo con piacere.
Dopo quasi mille repliche in 11 anni e 4 anni di sosta, dunque è tornata in scena in Italia l’opera moderna più famosa al mondo. «Il pubblico italiano ha sempre richiesto di rivedere “Notre Dame de Paris” con il cast originale», assicurano gli organizzatori. Ma la cosa sembrava impossibile. Alle audizioni per il ritorno dello spettacolo in Italia si sono presentati centinaia di giovani e Cocciante è rimasto sorpreso quando, ha visto apparire, invitati da David Zard, anche alcuni degli interpreti storici che hanno portato al trionfo lo spettacolo. «E’ stato Panella a suggerire a Cocciante di avviare i giovani all’interpretazione dei ruoli da parte di chi ha già vissuto la magia di quest’opera». E così si è deciso di fare una sorta di staffetta: un primo cast che passa il testimone ad un secondo, composto da un nuovo gruppo di artisti che sarà selezionato durante il tour. Il primo cast vede protagonisti la bella Lola Ponce (Esmeralda), Giò Di Tonno (Quasimodo), Vittorio Matteucci (Frollo), Leonardo Di Minno (Clopin), Matteo Setti (Gringoire), Graziano Galatone (Febo) e Tania Tuccinardi (Fiordaliso).
Come vive Gio Di Tonno questo ritorno?
Mi viene solo una parola: entusiasmante. Perché stiamo riscuotendo un successo enorme, perché il pubblico ci accoglie con un calore commovente e perché io dopo dieci anni e tante esperienze diverse e tutte formative, dunque un background nuovo, mi sento maturo. E differente.
Ce lo può spiegare meglio?
Allora affrontai la cosa con una sorta di incoscienza, avevo 28 anni, poca esperienza, sì avevo fatto Sanremo Giovani e qualcos’altro, ma in realtà mi sono buttato, se ci penso oggi mi definisco un folle. Che poi è un aspetto anche bello, fresco... Ho vinto Sanremo nel 2008, con Lola. Ora ho una consapevolezza artistica, una maturità, sono più tranquillo, padroneggio di più il mestiere.
Con il cast originario vi siete “ritrovati”?
Sta funzionando, tra di noi c’è un bell'affiatamento, anche se ci eravamo persi di vista. È comune a tutti noi l'intento di fare al meglio, anche come omaggio al pubblico che ci aveva chiesto di tornare e che ci segue con un affetto straordinario. Sono convinti anche i molti che erano titubanti sul musical, amici rockettari e metallari sfegatati hanno ammesso: Notre Dame è coinvolgente, da vedere almeno una volta nella vita.
Il musical è nelle sue corde...
Sì, è vero. Ho fatto anche “Jekyll & Hyde” prodotto dal Tsa, “I promessi sposi” di Michele Guardì. Ma mi piace spaziare, fare quello in cui riesco, mi appaga tutto. Nel programma “Tale e Quale Show” ad esempio, sarà che da sempre avevo velleità da imitatore e showman, mi sono divertito tanto. Anche se non mi piace fare televisione. Non amo guardarla e neanche farla, se c’è un contesto in cui io ho un senso come cantante allora sì, ma per esempio come opinionista o cose simili mi sentirei fuori luogo.
Cosa vede in tv
La guardo poco, la uso come schermo per i film, o vedo Crozza, Report, le partite...
E tifa per...?
Sono romanista con simpatia per il Pescara ovviamente. Ricordo che una volta, in uno spettacolo a Chieti mi hanno “massacrato” per lo striscione con su scritto “nu sem nu”, mi massacrarono (ride ndr).
Invece cosa le piace fare?
Amo viaggiare. Certo dopo quest’ultima tragedia di Bruxelles... L'altro giorno siamo andati a Napoli e ci guardavamo intorno, pensavo: siamo così vicini... Ma se ci pensi ti fermi, invece non gliela diamo vinta: vai e speri che vada bene, speri che non tocchi a te.
Album nuovi in vista?
Mi piace dedicarmi a una cosa alla volta. So che si dice sempre “ho un album nel cassetto”, ma preferisco essere sincero: ho tante canzoni, questo sì, ma album no. Quando la notte rientro in albergo, che in tournée diventa una casa, ho le mie tastiere e la chitarra e suono. Sono sempre dentro la musica. Sto preparando un’opera pop, finita nella scrittura, ma non ne posso parlare. Mi dispiace proprio non posso. È un posso dire… progetto ambizioso: a 42 anni, quasi 43, è ora che faccia il salto di qualità.
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