Gli “Ambienti” spaziali di Fontana

Al Pirelli HangarBicocca di Milano le opere più sperimentali dell’artista
MILANO. «Senza gli ambienti spaziali non ci sarebbero sicuramente né buchi, né tagli». Non ha dubbi Vicente Todolì, direttore artistico del Pirelli HangarBicocca che da oggi al 25 febbraio ospita la mostra “Ambienti” dedicata alle opere ambientali di Lucio Fontana, meno note al grande pubblico ma considerate dagli studiosi dell'artista «le più sperimentali».
L'esposizione, definita «storica» dai curatori, raggruppa per la prima volta 9 dei 19 ambienti creati da Fontana dalla fine degli anni '40 per istituzioni e musei italiani e internazionali e quasi sempre distrutti al termine delle esposizioni: un corpus di stanze, corridoi, labirinti percorribili, formati da materiali innovativi per l'epoca – vernici fluorescenti, gomme, neon e luci di Wood – e da elementi come pavimenti instabili o ondulati, che pongono il visitatore al centro dell'opera. Il percorso si apre con la ricostruzione della Struttura al neon, un arabesco fluorescente di circa cento metri realizzato da Fontana per la nona Triennale di Milano (1951), e si chiude con Fonti di energia, opera monumentale costituta da 7 livelli di tubi di luce colorata, progettata dall'artista a Torino nel 1961 per il centenario dell'Unità d'Italia. In mezzo, 9 degli ambienti spaziali più rilevanti di Fontana, destinati a istituzioni sperimentali e d'avanguardia tra cui il Walker Center di Minneapolis e lo Stedelijk Museum di Amsterdam. «Si tratta di opere effimere, costruite e poi distrutte, e per questo poco conosciute, che però si pongono alla base della rottura di Fontana con la tradizione pittorica», rimarca Todolì. Al Pirelli HangarBicocca il pubblico potrà vederle per la prima volta, in un allestimento inedito curato da Todolì insieme alla restauratrice Barbara Ferriani e alla storica dell'arte Marina Pugliese, con la collaborazione della Fondazione Lucio Fontana. «L'esposizione contiene anche un aspetto ludico» spiega Pugliese: «Ci sono ambienti nei quali ci si può sdraiare su un pavimento ondulato di moquette rossa, un altro in cui si affondano i piedi nella gomma. La fisicità dello spettatore è continuamente messa alla prova dalle luci e dai materiali» osserva la ricercatrice, augurandosi che dopo Milano gli Ambienti di Fontana possano essere replicati anche in altre città.