Gli eroi di Eastwood tra sfumature di rosso e l’arte di Giacometti

9 Febbraio 2018

Non sarà forse il suo lavoro migliore, ma vale sempre la pena vedere un film di Clint Eastwood. Ottantotto anni a maggio, cinque Oscar, dopo “Sully” il maestro americano torna a raccontare una storia...

Non sarà forse il suo lavoro migliore, ma vale sempre la pena vedere un film di Clint Eastwood. Ottantotto anni a maggio, cinque Oscar, dopo “Sully” il maestro americano torna a raccontare una storia vera e un eroe per caso. Anzi, in Ore 15:17 - Attacco al treno, gli eroi sono tre.
Ragazzoni statunitensi poco più che ventenni in vacanza in Europa, che il 21 agosto 2015 sventarono coraggiosamente un attentato terroristico sul treno Thalys 9364 Amsterdam-Parigi con 500 passeggeri a bordo. Per ricostruire la vicenda in modo realistico e anti-retorico Eastwood si è affidato ai veri protagonisti, Spencer Stone, Alek Skarlatos e Anthony Sadler, che interpretano se stessi. L’azione si concentra negli ultimi venti minuti del film, che prima ripercorre l’infanzia dei tre, l’amicizia a scuola (frequentata con insuccesso), l’addestramento militare, la vacanza estiva nelle città europee (riprese anche a Venezia), seguendo l’autobiografia scritta dai tre col giornalista Jeffrey Stern, pubblicata in Italia da Rizzoli. Il primo a intervenire sul treno fu il sergente Stone, che si lanciò contro Ayoub el-Khazzani, armato di mitragliatore automatico e pronto a fare una strage. Stone, ferito insieme a un altro passeggero prima di disarmare il terrorista, e Skarlatos e Sadler furono decorati da Obama e da Hollande. E ora l’omaggio del vecchio Clint, eroe del cinema.
Con Cinquanta sfumature di rosso di James Foley si conclude la trilogia erotica dai romanzi di E.L. James, nom de plume di Erika Leonard. L’ex gattamorta Anastasia Steele e l’inquieto riccone Christian Grey (Dakota Johnson e Jamie Dornan) dopo frustini, legacci e mascherine abbracciano una trasgressione più pericolosa del bondage s/m, il matrimonio.
In sala anche The Party, feroce commedia in bianco e nero di Sally Potter (nel 1992 il suo meraviglioso “Orlando” da Virginia Woolf). Settanta minuti e sette personaggi in un appartamento: unità di tempo e di luogo per una festa che, nell’emergere di segreti e bugie, si trasforma in gioco al massacro. I coniugi Janet e Bill (Kristin Scott Thomas e Timothy Spall) danno un party nella loro bella casa londinese per gli amici stretti per festeggiare la nomina di lei a ministro nel governo-ombra laburista (party significa anche partito). Sono tutti civilissimi, colti, di sinistra, ma una rivelazione fa gettare le maschere. Nel notevole cast anche Bruno Ganz.
Per i piccoli ecco il cartone I primitivi di Nick Park: i cavernicoli dell’Età della pietra devono sfidare a pallone i prepotenti dell’Età del bronzo, che vogliono impossessarsi della loro oasi. Tra i personaggi di plastilina animati in stop motion (produce casa Ardman, quella di “Wallace & Gromit”) spicca il brutto e simpatico Dag, col suo cane-cinghiale Grugno.
Stanley Tucci dirige Final Portrait. Il film si concentra sul ritratto infinito che l'artista svizzero Alberto Giacometti, al culmine della fama, volle fare allo scrittore e critico d'arte americano James Lord, durante una sua visita parigina nel 1964. La febbrile ricerca di perfezione dell’artista prolungò l’impegno del modello dai due giorni promessi a oltre due settimane, tra intemperanze varie del genio sregolato. Geoffrey Rush è un somigliante Giacometti, Armie Hammer (l’Oliver di “Chiamami col tuo nome”) impersona Lord. L'avventura capitata all’ex campione di hockey Eric LeMarque diventa film in L'ultima discesa di Scott Waugh, con Josh Hartnett. Durante una tormenta di neve nell’Alta Sierra, Eric sulla sua tavola si perde. Dovrà sopravvivere per otto giorni in condizioni estreme. Mira Sorvino fa la mamma.