Gli F-Army di D’Alessandro e l’Eternal love di Ottaviano

PESCARA. La prima parte del Pescara Jazz termina con un doppio concerto questa sera al porto turistico, in collaborazione col Marina di Pescara e Estatica. Sul palco allestito in arena, salirà prima...
PESCARA. La prima parte del Pescara Jazz termina con un doppio concerto questa sera al porto turistico, in collaborazione col Marina di Pescara e Estatica. Sul palco allestito in arena, salirà prima Francesco D’Alessandro, leader degli F-Army, una originalissima formazione di quattro bassi elettrici, chitarra elettrica e batteria. A seguire il sassofonista pugliese Roberto Ottaviano in Eternal love. Biglietti 20 €, ridotto 15 €.
«Sono molto emozionato», dichiara il giovane D’Alessandro. «Non vedo l'ora di presentare la mia musica in uno dei festival jazz piú importanti d'Italia. La cosa pazzesca è che ho sempre sognato questo concerto, fin da quando ho preso per la prima volta il basso tra le mie braccia. E soprattutto, suonerò con al mio fianco i miei fratelli di palco e il mio padre artistico».
Gli F-Army sono Francesco D’Alessandro, Maurizio Rolli (straordinario musicista e insegnate di lungo corso, comandante in seconda), Davide Di Camillo e Roberto Pace al basso elettrico; Christian Mascetta alla chitarra elettrica e Simone D’Alessandro alla batteria. Il gruppo presenterà il disco, “Call to arms” dove il basso elettrico la fa da padrona. Questa avventura sonora è nata in occasione della tesi di laurea, al conservatorio Luisa D’Annunzio di Pescara, proprio di Francesco D’Alessandro, autore dei brani proposti e in un certo senso comandante dell’esercito F. Il significato di questa lettera risale all’iniziale di Francesco, alla marca dei bassi utilizzati dai quattro protagonisti, la Furlanetto, ma anche alla chiave di Fa più comunemente chiamata chiave di basso.
A seguire, salirà sul palco il sassofonista pugliese Roberto Ottaviano, pronto ad esibirsi in Eternal Love (dal nome dell’ultimo disco uscito per la Dodicilune) con Marco Colonna (clarinetti); Giorgio Pacorig (piano); Giovanni Maier (bass); Zeno De Rossi (drums). Musicisti estremamente competenti ed elastici: basso e batteria insieme costituiscono una ritmica collaudata ed in grado di portare la musica al di fuori del déjà vu. Il clarinetto basso e il sax soprano restituiscono invece al pubblico un timbro legnoso e stellare, nel solco di Coltrane e Dolphy. Affascinante anche il nome scelto per il disco. Il leader lo spiega così: «Quando Françis Bebey, musicista, scrittore e giornalista camerunense, agitava la sua kalimba, lasciava risuonare dei frammenti di ossa, come dei sonagli. Bebey amava dire che quello è il suono dei morti che non sono morti, nel senso che non ci abbandonano ma, anzi, ci guidano nel peregrinaggio della nostra esistenza. Nella cosmogonia Africana questo è l'Eternal Love». A questa idea fa riferimento l’intero disco, che richiama l’attenzione su tutta la bellezza fiera e battagliera della madre terra e delle sue migliori anime (a livello musicale si rifà a Don Cherry, Charlie Haden, Coltrane e Dewey Redman).