Gli Orizzonti di Vistamare I grandi fotografi tracciano la linea che separa terra e cielo

Da oggi nella galleria di Benedetta Spalletti a Pescara una grande esposizione con gli scatti d’arte di Jodice, Linke, Airò, Huws, Almond e Man Ray
PESCARA. “Viviamo tutti sotto il medesimo cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte”. La galleria Vistamare di Benedetta Spalletti propone una riflessione sulla sottile linea visiva che delimita e riunisce terra, mare e cielo in un unico orizzonte. Citando Konrad Adenauer, uno dei padri fondatori della Comunità europea, propugnatore di un ideale di civiltà moderna. “Orizzonti” è la mostra fotografica collettiva che la storica galleria di arte contemporanea in largo dei Frentani, a Pescara Vecchia, inaugurerà, oggi alle 18.30, con la ripresa delle attività dopo la pausa estiva.
Le immagini esposte mettono a confronto tra loro artisti dal percorso creativo assai diverso, qui in comune dialogo sul tema dell'orizzonte «nel tentativo», spiega Benedetta Spalletti, ideatrice della mostra, «di esprimere ognuno la propria personalissima visione». Ai nomi storici della galleria come Mimmo Jodice e Armin Linke, Mario Airò e Bethan Huws, si affiancano per la prima volta opere dell'artista britannico Darren Almond assieme a quelle di Man Ray, e di storici fotografi del panorama italiano come Luigi Ghirri e Mario Giacomelli, assieme alla giovane svedese Linda Fregni Nagler. Una trentina i lavori esposti, più pezzi per ogni autore, selezionati personalmente dalla gallerista pescarese.
Il progetto “Orizzonti”, racconta Benedetta Spalletti, nasce da un desiderio di collaborazione visiva, umana e concettuale. Desiderio di incontro e confronto. Lo sguardo di ogni artista si sofferma sul lavoro dell'altro dando luogo ad una stimolante sinergia creativa. Tutte le opere in mostra rivelano un comune punto di vista, nella personale sensibilità, rivolto a quella linea da sempre identificata come «l'apparente congiunzione tra cielo e terra». L'orizzonte è tema di largo fascino, su cui i grandi pensatori hanno storicamente dibattuto, ricorda la Spalletti. La sottile linea visiva che separa e ricongiunge la terra e il mare al cielo, elementi sostanziali nell'esistenza umana, è stata oggetto di riflessione di astronomi, filosofi, matematici, poeti, marinai. «Lo stesso sguardo», dice Spalletti, «hanno rivolto gli artisti in mostra nel tentativo di descrivere e svelare il punto d'incontro tra finito e infinito, il desiderio tutto umano di ricongiungersi all'assoluto. Che si traduce visivamente in una linea di confine».
Le opere in mostra di Mimmo Jodice (Napoli, 1934), maestro della fotografia italiana (una grande retrospettiva mai prima dedicata è in corso al museo Madre di Napoli), appartengono ad alcune delle serie che maggiormente ne hanno contraddistinto la lunga carriera, Marelux e le Attese. In entrambe, attraverso un bianco e nero realizzato grazie a una molteplicità di grigi, il maestro partenopeo indaga la linea orizzontale volgendo lo sguardo alternativamente al mare e a immagini che, nella loro staticità, richiamano i paesaggi vuoti e come congelati delle opere metafisiche di De Chirico.
Le due grandi opere di Armin Linke (Milano, 1966) scrutano l'orizzonte per sottolinearne non solo la prestanza fisica, come nella distesa di ghiaccio e neve di Ice pack, ma anche la presenza umana e la controversa relazione che essa stabilisce con i luoghi abitati, andandone a modificare in maniera definitiva il profilo iniziale. Nelle foto di Darren Almond (Wigan, 1971) la poesia incontra il concettuale. I suoi paesaggi, ravvivati da scie luminose, possiedono una qualità spettrale, rivelando un sentimento di malessere, assai contemporaneo, che ricorda nel suo valore arcano lo stesso svelato da Leopardi nelle liriche de “L'infinito”.
Gli orizzonti presentati da Mario Airò (Pavia, 1961) e Bethan Huws (Bangor, Galles, 1961), la cui arte si propaga con mezzi diversi in molteplici direzioni, sintetizzano appieno i percorsi di entrambi. In Airò, attraverso l'immagine dei fili luminosi che riannodano i vecchi legami spezzati con la natura. Nell'artista gallese, andando una volta ancora a rivelarne l'essenza altamente poetica, nello studio continuo delle proprie origini rurali e in immagini che mostrano il gioco costante del nonsense.
Le opere di Man Ray (Filadelfia, 1890 - Parigi, 1976), riconoscibili nella tipica, sferzante provocazione dadaista, svelano un orizzonte diverso, lontano da quello geografico, realizzato attraverso silhoutte femminili, profili umani che ricordano dolci pendii collinari, in un gioco di rimandi a tratti spiazzante.
Delle foto in mostra di Luigi Ghirri (Scandiano, 1943 - Roncocesi, 1992), Versailles richiama l'immagine da cartolina, con quelle tipiche sfumature pastellate in auge alcuni decenni fa. Qui la linea di confine si incastra anche coi giochi prospettici delle linee di forza date dalle sfarzose architetture francesi. Mario Giacomelli (Senigallia, 1925 - 2000), altro grande maestro della fotografia italiana, esprime nel contrasto netto e accecante del suo bianco e nero, memore di esperienze e processi tipografici, l'anelare costante dell'artista all'infinito. Tensione rincorsa anche in versi, attraverso paesaggi che da luogo si fanno immagini poetiche e astratte. L'opera di Linda Fregni Nagler (Stoccolma, 1976) indaga la fotografia attraverso uno sguardo critico e intento a una rilettura storica. Le sue foto rivelano, nella volontà di collezionare e intervenire su vecchie immagini anonime, il desiderio di stabilire nuovi rapporti col passato.
Il tema dell'orizzonte, commenta Benedetta Spalletti, è cercato e ripensato nelle opere in mostra. A volte con afflato intimistico e poetico, altre con la forza dell'indagine antropologica e geopolitica. Come pure attraverso una lettura scientifico-razionale. Un tema che risorge nelle mille sfaccettature dei personali orizzonti di ogni artista.
La mostra resterà aperta fino al 14 gennaio 2017, ingresso libero, apertura dal martedì al venerdì 10/13 e 16.30/19.30; lunedì 10/13. Info: telefono 085.694570, www.vistamare.com.
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