Gran Sasso, lo spettacolo visto dalla Val Chiarino

Dalla diga della Provvidenza si sale alla sella del Venacquaro
di GIUSI PITARI
Per la Val Chiarino del Gran Sasso cammineremo più volte e non solo perché a percorrerla si scopre qualcosa di nuovo ogni volta. No, non solo per questo, ma anche perché conduce ai monti, le selle e i panorami più spettacolari del massiccio. Quindi partiamo nuovamente dalla S.S. 80 all’altezza della diga della Provvidenza e saliamo alla sella del Venacquaro, incantevole come la sua “sorella” attigua, la sella del Monte Corvo.
In automobile percorriamo la diga e la carrareccia, con attenzione, per circa 5 km, fino ad arrivare alla masseria Cappelli da dove, zaini in spalla, cominciamo a camminare. La regione di Chiarino si presenta come selvaggia e scarsamente antropizzata, ma non sono poche le presenze storico-architettoniche che la caratterizzano: i ruderi del “castello” di Chiarino, i casali e masserie della famiglia Cappelli che, nel secolo scorso, diede vita ad una peculiare economia integrata. Cominciamo a salire lentamente nel bosco (sentiero n. 1) e in breve ci ritroviamo sul primo pianoro e il primo grazioso rifugio gestito, il “Domenico Fioretti” (1.500m) con annessa Fonte della Vaccareccia.
Si procede verso sud e la carrareccia ci porta al secondo Pianoro di Solagne con un secondo rifugio agropastorale e una distesa immensa di spinaci selvatici se salirete d’estate. Con un’ampia curvatura in direzione delle pereti a strapiombo della catena occidentale del Gran Sasso, risaliamo un torrente ricchissimo di acqua e sempre rumoroso e di compagnia. Dall’alto cominciano ad affacciarsi i camosci. A quota 2.100m circa dobbiamo attraversare il ruscello e dirigerci, invece che alla sella del Corvo, a quella del Venacquaro aggirando l’omonima cima. Il panorama verso nord ci regala un lago di Campotosto immenso e azzurro e sulla nostra destra ci guarda la parete est delle vette più belle del massiccio: il Pizzo di Camarda strapiombante e le Malecoste rocciose e attente. La salita è un belvedere meraviglioso dove si scoprono i fiori, i colori, l’acqua e due elevazioni magnifiche: la cima del Venacquaro (2.377m) e la cima Falasca (2.300m). Il nome Venacquaro deriva da vena e acquaro, e cioè “fascia di rocce da dove scaturisce l'acqua” ed è proprio così, mentre Falasca nient’altro è che l’erba che cresce sui pendii spogli dopo che la neve si scioglie e che veniva usata come foraggio. Siamo quasi su, il sentiero è morbido e dolce come l’uva spina che abbiamo assaggiato più in basso: in circa 3 ore dalla partenza arriviamo alla Sella del Venacquaro 2.236m, in primavera gialla di fioriture.Intorno a noi un mondo fantastico, quasi irreale: la Sella dei Grilli che unisce e divide il Pizzo Cefalone dal Pizzo d’intermesoli, la meravigliosa forchetta di Falasca un dente di roccia in mezzo alle pareti frastagliate delle Malecoste e un cielo immenso che ci accarezza.
Non si può ora che salire le due alture ai nostri lati e poi riscendere per la Sella del Corvo a goderci ancora una volta uno degli spettacoli più belli dell’Appennino dove il Corno Grande gioca a nascondino dietro il Pizzo d’Intermesoli. È ora di tornare e specchiarci ancora nel lago di Campotosto, lasciando a malincuore tutta la bellezza che il Gran Sasso ci ha offerto.
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