Grande prova di Hugh Jackman padre fragile nel film “The son”

6 Febbraio 2023

Dal 9 febbraio arriva nei cinema il film di Florian Zeller tratto dalla sua pièce

ROMA. La vita dei figli non corre alla stessa velocità di quella dei genitori, il loro mondo, come il loro tempo, è diverso, spesso impossibile da conoscere, soprattutto quando c'è di mezzo il disagio mentale. Si potrebbe sintetizzare così la trama di The son, diretto da Florian Zeller, già in concorso alla 79/ma edizione della Mostra Internazionale d'arte cinematografica di Venezia, che arriva ora nelle sale dal prossimo giovedì 9 febbraio con 01.
Questa la storia tratta dall’opera Les fils, testo teatrale dello stesso Zeller. Due anni dopo il doloroso divorzio dei genitori, il diciassettenne Nicholas (Zen McGrath) non può più vivere con sua madre Kate, interpretata da Laura Dern (l’attrice musa del regista David Lynch). È in piena crisi esistenziale e riesce ad essere felice solo quando si rifugia nei suoi ricordi da bambino. Il ragazzo decide così di trasferirsi dal padre Peter (l’attore australiano Hugh Jackman in un’interpretazione intensa), che ha appena avuto un figlio dalla sua nuova compagna Beth (Vanessa Kirby). Peter prova a occuparsi di Nicholas, forse per la prima volta, ma la distanza tra loro è difficile da colmare.
«Sì in questo film come nella vita sono un padre fragile. La vulnerabilità appartiene a uomini e donne. Solo che ai ragazzi si chiede a un certo punto di diventare uomini mentre per le donne non c'è nessun passaggio», aveva spiegato Jackman a Venezia. «Zeller, tra l'altro, ci ha chiesto proprio questo: di mostrare la nostra vulnerabilità». «Comunque», ha aggiunto, «questo film mi ha cambiato professionalmente, ma anche nel mio ruolo di padre rispetto ai miei due figli di 17 e 22 anni».
«C'è una battuta in The son molto importante», ha concluso l’attore, «“Non sempre l'amore è sufficiente”. Tutte le persone protagoniste di questa storia amano tantissimo, ma nonostante questo si avverte nettamente come abbiano bisogno comunque di amici, di avere intorno a loro “un villaggio”: si capisce quanto siano isolate, specie quando c'è da affrontare qualcosa come la malattia mentale. Il fatto è, alla fine, che siamo tutti nelle stessa barca».
Ma dove è andato a finire, allora, quel muscolare Hugh Jackman a cui da un po’ di tempo ci eravamo abituati? «Wolverine è un archetipo tradizionale della mascolinità, ma di questo personaggio mi interessava di più il modo di pensare. Certo sono fortunato, perché interpretando Peter ho potuto finalmente essere più vicino a me stesso. È stato proprio Florian Zeller che me lo ha lasciato fare. E di questo gli sono incredibilmente grato».
Florian Zeller era autore anche di quel The father, film vincitore nel 2020 di due Oscar importanti come migliore sceneggiatura non originale e miglior attore al protagonista Anthony Hopkins, in cui cercava di spiegare da una prospettiva in prima persona le difficoltà di un ottantenne affetto da demenza senile, facendo diventare il misto di ricordi lontani e vicini di persone e luoghi il fulcro della storia stessa. Del film attuale, anche questo incentrato sulla fragilità della memoria, spiega: «Attenzione, il personaggio di Nicholas nel film parla molto spesso del divorzio, ma non volevo attribuire a questa causa il suo disagio mentale. Spesso non c'è un vero motivo per cui le persone devono` affrontare un dolore perché non si sa davvero da dove viene il loro malessere esistenziale». Per quanto riguarda la scelta dei protagonisti, rivela: «Laura Dern è per me un mito che ho contattato su Zoom. Oltre ad essere una grande attrice è anche la musa di David Lynch. Mentre Hugh Jackman, era perfetto per creare empatia per il personaggio. Si trattava infatti non di raccontare la storia di un cattivo genitore, ma di un padre che cerca di essere un buon padre: lui si è impegnato completamente in questo ruolo».
In The son, in una continuetà con il film precendente, c'è uno straordinario Anthony Hopkins nel ruolo del nonno, ovvero il saggio padre di Hugh Jackman.
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