“Guadi”, Pellegrini si rivela attraverso l’arte, l’uomo, la parola

TERAMO. Se è vero che ogni artista parla, si racconta, attraverso le proprie opere, è altrettanto vero che, attraverso le parole di un artista, si possono comprendere meglio i presupposti e gli...
TERAMO. Se è vero che ogni artista parla, si racconta, attraverso le proprie opere, è altrettanto vero che, attraverso le parole di un artista, si possono comprendere meglio i presupposti e gli obiettivi che tutta la sua opera trattiene. È nata con questa idea la collana Fili d’erba dell'editore teramano Di Felice che torna in libreria con un titolo dedicato, com'è nello spirito di queste pubblicazioni dirette da Alessandra Angelucci, a un artista contemporaneo e alla sua dimensione più personale. Dopo Fathi Hassan con “Un africano caduto dal cielo”, è la volta di “Guadi. Conversazioni sull’arte, l’uomo e la parola” di Simone Pellegrini. L'autore, nato ad Ancona nel 1972, si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Urbino, dove attualmente insegna sulla cattedra di Pittura, ha iniziato a collaborare con la galleria Cardelli & Fontana nel 2003, con la personale “Rovi da far calce”, mentre tre anni più tardi ha inaugurato la sua prima mostra per Hachmeister di Münster, sua galleria di riferimento in Germania. Oggi vive e lavora a Bologna e proprio nella città felsinea, nell'ambito della SetUp Contemporary Art Fair 2016 conclusa di recente all’Autostazione di Bologna, ha presentato il volume “Guadi”. Un libro-intervista, con prefazione del critico e curatore d’arte Luca Arnaudo, in cui Pellegrini si racconta attraverso le domande di Alessandra Angelucci – critico d'arte nata a Giulianova nel 1978 e giornalista per Exibart e Contemporart – per aprirsi a una conversazione intima e sincera sull’arte, l’uomo e la parola. Tre temi, tre elementi, spiega l'artista nel libro, che restituiscono «immediatamente ad un insieme più vasto, onnicomprensivo, di cui l’uomo è il carattere più esemplare, ma anche vessillifero involontario». Pagine che ricostruiscono attraverso la voce di Pellegrini, artista oggi sotto un ottimo riflettore nel panorama contemporaneo più giovane, il suo modo di vedere e sentire l’arte e che rivelano al lettore quanto la parola arrivi ad essere importante nella vita dell’uomo: «Domicilio», afferma Pellegrini. «Quello della collana Fili d’erba», spiegano la direttrice Angelucci e l'editore Valeria Di Felice, «è un percorso che indaga i respiri, le pause, le assonanze e le dissonanze, le riflessioni che hanno portato i protagonisti del linguaggio artistico contemporaneo a intraprendere un viaggio, qualunque sia stato poi il punto d’arrivo».
Giorgio D’Orazio
©RIPRODUZIONE RISERVATA