Guanciale: «Ora faccio il cattivo professore ma a scuola ero bravo»

L’attore di Avezzano si racconta fra ricordi e progetti «Dal primo maggio vi farò ridere con Bisio e Nichetti»
Si ispira a “Les Profs”, successo francese del 2013, a sua volta ispirato a un popolare fumetto, che racconta il tentativo di riabilitare la scuola peggiore del Paese chiamando a raccolta il peggior team di insegnanti possibile. “Arrivano i prof”, diretto da Ivan Silvestrini, sbarcherà nelle sale il 1° maggio. Nel cast c’è anche l’attore avezzanese Lino Guanciale, nel ruolo di un timido professore di Storia.
Guanciale, come descriverebbe il suo personaggio?
E’ un adorabile perdente, il prof. Cioncoloni. Talmente timido e impacciato da non essere riuscito neanche a prendere l’abilitazione da docente, nonostante le sue qualità e la passione che ha per la sua materia. Gli si presenta questa occasione e finisce nella peggior scuola d’Italia, con questa task force improbabile di gente inabile. Passa dal fare il centurione al Colosseo a insegnare, per lui è un bel cambiamento. E’ un film molto leggero, speriamo che venga apprezzato nella sua freschezza.
Quale tra i prof. del film le sarebbe piaciuto avere quando da studente?
Se avessi incontrato Cioncoloni, probabilmente lo avrei preso un po’ in giro. Ma li fa anche recitare e questo mi sarebbe piaciuto. Non me ne vogliano Claudio Bisio, con cui è stato un grande piacere lavorare, e gli altri componenti della task force, ma ho un’adorazione per Maurizio Nichetti da quando ero bambino. Qui interpreta il professore di chimica. Mi sarei appassionato a lui.
Com’era il suo rapporto con i professori?
Buono. A scuola andavo bene, mi piaceva studiare e mi divertivo. Sono uno a cui la scuola ha fatto bene, molto delle mie passioni future è partito da lì. Ho frequentato il liceo scientifico Vitruvio Pollione di Avezzano. Ero molto legato alla professoressa di chimica, biologia e geografia astronomica Anna Maria Rubeo: una grande insegnante e animatrice dei progetti pomeridiani, come quello teatrale e il progetto giovani. E’ stata una guida importante per lo sviluppo delle mie passioni.
Ha vinto il Nastro d’Argento per la sua interpretazione nel corto “Il regalo di Alice”, che affronta la tematica del divorzio visto dalla prospettiva di una bambina.
Negli ultimi due anni circa ho cercato di partecipare il più possibile a progetti, anche piccoli e indipendenti, che fossero ben scritti e interessanti. E’ il caso de “Il regalo di Alice”. Gabriele Marino, giovane regista pieno di entusiasmo, ha realizzato una sceneggiatura molto convincente e delicata. E’ un cortometraggio che mi ha fatto molto bene fare.
A teatro è impegnato nello spettacolo Itaca. Quanto è importante portare temi come la letteratura su un palco?
E’ decisivo. Gli attori hanno una grande responsabilità. Se sono bravi e riescono a costruire un po’ di magia, riescono a essere ascoltati. Cerco sempre di rispondere a una responsabilità culturale che sento. Credo sia doveroso utilizzare lo strumento che si ha per portare ai giovani, ma non solo a loro, contenuti che non sono abituati ad affrontare nelle vite quotidiane. Togliamo la polvere dalle librerie, per far vedere come anche gli autori un po’ dimenticati possono essere vivi e pulsanti.
Come vive il successo?
La popolarità implica una responsabilità sia civile che culturale. Non lo vivo come un peso, ma neanche con un senso di appagamento sciocco. È uno strumento, puoi toccare più gente e devi essere più responsabile delle cose che dici e che fai. L’anno prossimo usciranno i sequel di cose molto fortunate, ma sto già lavorando a cose diverse per ragioni di stimolo personale e per rispetto nei confronti del pubblico. Gli attori che crescono con gli spettatori sono quelli che danno sempre prova di saper fare cose nuove.
©RIPRODUZIONE RISERVATA