Guidone è l’Arminuta Guanciale: in scena eccellenze abruzzesi

AVEZZANO. Domani alle ore 21, al Teatro dei Marsi di Avezzano il sipario si alzerà sulla stagione di prosa 2019/2020. Il primo dei dieci spettacoli del cartellone allestito anche quest'anno dall'atto...
AVEZZANO. Domani alle ore 21, al Teatro dei Marsi di Avezzano il sipario si alzerà sulla stagione di prosa 2019/2020. Il primo dei dieci spettacoli del cartellone allestito anche quest'anno dall'attore Lino Guanciale, è L'Arminuta, dal romanzo di Donatella Di Pietrantonio, libro vincitore del Premio Campiello.
«L'Arminuta è stato un caso letterario fra i più interessanti degli ultimi anni», osserva Guanciale, «e la sua trasposizione teatrale riesce perfettamente a rendere la forza della particolarissima lingua “abruzzesoide” costruita dalla Di Pietrantonio. Merito della forza del testo, ma anche del talento purissimo della protagonista, pure lei abruzzese, Lucrezia Guidone (Premio Ubu under 30), qui impegnata anche in veste registica. Non a caso questa perla abruzzese prodotta coraggiosamente dal Tsa è stata invitata ad aprire la nostra stagione, e non a caso sarà proprio con questo spettacolo, grazie alla disponibilità della compagnia, che inaugureremo il cartellone delle matinée riservate agli studenti. Credo molto nell'investimento sulla precipuità identitaria della nostra regione, che non può essere propugnata se non attraverso il sostegno alle vere eccellenze, quelle in grado di proporsi ad altio livello su un piano nazionale. Il binomio Di Pietrantonio-Guidone risponde perfettamente a questa linea di condotta artistica».
Produzione dunque del Teatro Stabile d'Abruzzo, riduzione per la scena di Giacomo Vallozza, regia di Lucrezia Guidone, anche protagonista, accanto a Beatrice Vecchione. Guidone, pescarese, è una delle attrici più interessanti della scena italiana, lanciata da Luca Ronconi, premio Ubu nel 2012 come attrice under 30, premio Maschere del Teatro Italiano, Premio Duse, Premio Flaiano, Premio La Repubblica “Giovane talento”, nonché attrice di cinema (“La ragazza della nebbia” di Donato carrisi l’ultimo film) e fiction tv.
“L’arminuta”, una storia che parla di vita, di appartenenza, di amori e di rabbia in un Abruzzo poco conosciuto, ruvido e vero. In prima persona la giovane protagonista narra, seguendo un articolato filo cronologico, con un linguaggio asciutto e intensamente espressivo, la sua insolita storia. Lei è l’arminuta, la ritornata, colei che da una vita di città, che ha sempre creduto la sua, si trova a tornare nel paese d’origine alla sua famiglia naturale. Deve così ad affrontare una vita aspra, in un ambiente povero ed estraneo se non ostile. Solo la sorella Adriana, di poco più piccola, il fratello grande Vincenzo e il piccolo Giuseppe si distinguono, in modi diversi, in questa famiglia disordinata e confusa, e con loro la tredicenne — di cui non viene mai specificato il nome e che è individuata solo con il soprannome — riesce a stabilire relazioni. Particolarmente difficile è il rapporto con la madre, anch'essa senza nome, posta a confronto con l'altra madre, quella adottiva, emblema di affetto, cura e protezione. Lei non sa i motivi di questo trasferimento che le segna l’esistenza, tutti sanno ma a lei non hanno detto, perciò mentre narra “L’arminuta” cerca risposta al suo perché dell’abbandono.