Haber, tragico commesso viaggiatore porta Miller al Marrucino di Chieti

Alessandro Haber e un capolavoro della drammaturgia contemporanea, Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller, per il secondo appuntamento con la stagione di prosa del Teatro Marrucino di...
Alessandro Haber e un capolavoro della drammaturgia contemporanea, Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller, per il secondo appuntamento con la stagione di prosa del Teatro Marrucino di Chieti diretta dal maestro Davide Cavuti. Haber e la co-protagonista Alvia Reale porteranno in scena la pièce domani, sabato 5 alle 21, e domenica 6 febbraio alle 17.30. Sempre domenica, alle 12, “Incontro con gli Artisti” nel foyer del teatro.
Lo spettacolo, con la regia di Leo Muscato, è prodotto da Goldenart Production, Fondazione Teatro della Toscana, Teatro Stabile di Bolzano, e proprio da Chieti (dove le prove per il riallestimento sono iniziate lunedì scorso) partirà per la sua nuova tournée.
Oltre ad Alessandro Haber e Alvia Reale, i coniugi Willy e Linda Loman, sono interpreti Fabio Mascagni e Michele Venitucci (i figli della coppia, rispettivamente Biff e Happy), Beniamino Zannoni (Bernard), Caterina Paolinelli (la Donna), Stefano Quatrosi (zio Ben), Gianluca Pantosti (Howard Wagner), Paolo Gattini (Stanley), Margherita Mannino (Miss Forsy), oltre alla partecipazione di Duccio Camerini nel ruolo di Charley, amico di Willy. Scene di Andrea Belli, costumi Silvia Aymonino, disegno luci Alessandro Verazzi, musiche Daniele D’Angelo.
Con la sua recitazione nevrotica Alessandro Haber è un interprete ideale per questo dramma di un perdente, amarissima critica dell’American Dream e dei suoi miti illusori. Death of a Salesman, questo il titolo originale della pièce di Arhur Miller, è l’opera più conosciuta del drammaturgo e scrittore newyorchese e uno dei maggiori testi del teatro statunitense contemporaneo, rappresentato in tutto il mondo in allestimenti firmati da grandi registi e con interpreti di fama e spessore. Di Elia Kazan, per dire, la regia della prima rappresentazione, al Morosco Theatre di New York il 10 febbraio 1949. Luchino Visconti diresse due anni dopo la prima edizione italiana, all’Eliseo di Roma, con un cast stellare: Paolo Stoppa (Willy), Rina Morelli (Linda), Giorgio De Lullo, Marcello Mastroianni, Franco Interlenghi. Numerose le trasposizioni cinematografiche, tra le quali spicca quella del 1985 diretta da Volker Schlöndorff e interpretata da Dustin Hoffman (Willy), che aveva già recitato il dramma a teatro, e John Malcovich (Biff). «Morte di un commesso viaggiatore è la storia di un piccolo uomo e del suo sogno più grande di lui» spiega il regista Leo Muscato. «Mischia verità e allucinazione. Si svolge contemporaneamente sulla scena, sotto gli occhi del pubblico, e nella testa del protagonista, nella quale noi spettatori, a differenza dagli altri personaggi, siamo chiamati a entrare. È una tragedia moderna che rivela il lato crudele del sogno americano. Willy vuole così tanto essere “benvoluto”, che spesso trascura il fatto di essere amato. Infatti, contrariamente a quel che pensa, la sua famiglia lo adora: sua moglie ha votato a lui la sua esistenza; suo figlio minore Happy lo imita fino al punto da avere i suoi stessi sogni (sbagliati); Biff invece nutre nei suoi confronti uno strano sentimento di odio/amore, ma sicuramente vince l’amore».
Il critico teatrale Masolino D’Amico, autore della traduzione del testo, scrisse anni fa: «Agli inizi dell’anno 2000 la rivista Time elencò i dieci lavori teatrali più significativi del Novecento. Il primo posto toccò a Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello, il secondo a Morte di un commesso viaggiatore di Miller: senza alcun dubbio la Grande Commedia Americana, quella che gli americani sentono come più autenticamente “loro”».