I 99 anni di Franca Valeri «La mia casa è il teatro fuori mi annoio molto»

29 Luglio 2019

Attrice, scrittrice, regista e umorista dalla verve indomita alla vigilia delle cento candeline ride e rifiuta autocelebrazioni

Alla vigilia del suo 99esimo compleanno (31 luglio) mentre negli ultimi, recenti incontri pubblici in forma di intervista con riflessioni e ricordi sul proprio lavoro dimostra ancora tutta la sua verve indomita, tornano in mente certe parole scritte in “Bugiarda no, reticente” (Einaudi) da Franca Valeri poco prima di compiere 90 anni: «La nostra generazione era preparata. La preparazione non è solo forza fisica, ed è indubbio che noi siamo più robusti dei giovani, l’esercizio è soprattutto di genere morale. Aspettare. Riscuotere. Amare e riamare, riderci sopra, ricordare con la giusta proporzione dei sentimenti. Insomma, non è proprio semplice, ma noi siamo quelli lì...».
E in queste parole c’è tutta la distanza dalla generazione millenial e legata ai social che aiuta a capire la peculiarità di questa donna. Dieci anni fa, pubblicando questa autobiografia, ancora saliva in scena e stava per debuttare con una nuova commedia, “Non tutto è risolto”, mentre si batteva pubblicamente contro il progetto di una discarica vicino al sito archeologico di Villa Adriana, nel Lazio, conducendo una battaglia che finì vittoriosamente. E mentre tutti la ricordavano ancora come la Signorina Snob o la Sora Cecioni, figure di cui a lungo si è sentita prigioniera, amava sottolineare come a un certo punto avessero riconosciuto Franca Valeri come scrittrice e autrice di vari libri e commedie e non più solo come attrice comica tv, tra l’altro tradita sulle sue origini culturali dal proprio nome d’arte scelto per la sua ammirazione per il raffinato poeta francese Paul Valery, «perché mio padre non voleva facessi teatro», al posto dell’originale Franca Maria Norsa.
E infatti la sua grandezza è stata proprio nella raffinatezza del suo umorismo, come della sua satira, capace di sedurre gli intellettuali e assieme di conquistare il pubblico più popolare, in un percorso che nasce nel dopoguerra e dal suo sodalizio con Vittorio Caprioli (che sarebbe poi diventato suo marito) e Valerio Bonucci con cui, dopo essere stata bocciata all’esame di ingresso all’Accademia d’Arte Drammatica e aver lavorato nel ’48 con la compagnia Tofano-Solari, diede vita nel 1951 ai Gobbi, creatori di una rivista da camera intitolata “Carnet des notes”, un nuovo modo di fare cabaret con mordente satira della società italiana, che fu lanciata anche dal travolgente successo ottenuto a Parigi.
La sua carriera si divide tutta, specie agli inizi, tra teatro e cinema che la rende nota con i vari film di Caprioli (da Leoni al sole a Parigi o cara) e in particolare con Il segno di Venere del 1955 di Dino Risi, in cui sfoggia tutta la sua grinta teatrale, duettando con l’antagonista Sordi e quasi mettendo in ombra Sophia Loren. Ma a farle guadagnare un posto nell’antologia dei caratteristi italiani è la straordinaria prova al fianco sempre di Sordi ne Il vedovo (1959) come poi Crimen di Camerini in cui lavora con Sordi, Gassman e Manfredi nel 1960, anno in cui in teatro lavora al Piccolo nella Maria Brasca, di Testori, e via via sarà anche in spettacoli d’autore di rilievo e successo come Fior di pisello di Bourdet, diretto da Giuseppe Patroni Griffi, e Gin Game di Coburn, grande prova d’attore con Paolo Stoppa. Ma a renderla davvero popolare era stato il boom della tv, dove divenne una delle attrazioni dei varietà firmati da Antonello Falqui, proponendo i suoi personaggi ponendosi come la prima e allora unica vera comica donna, quasi contraltare femminile di Sordi. È l'epoca della Sora Cecioni, lanciata da Studio Uno e diventata un piccolo classico, assieme alla più sofisticata Signorina Snob, che per la sua creatrice «non era la figurina di uno sketch, ma qualcosa di vero e vissuto in cui traspare anche la tragedia dello snob, quella di non riuscire a adeguarsi alla realtà che lo circonda».
In tv, più avanti, prenderà anche parte a alcune fiction, dalla sit-com con Bramieri Norma e Felice al successo accanto a Nino Manfredi in Linda, il brigadiere e... su Rai1 nel 2000. Il suo sguardo ironico di interprete e testimone partecipe dei cambiamenti della società italiana nella seconda metà del secolo scorso troverà un momento alto di espressione quando negli anni '70 comincia a scrivere e interpretare commedie proprie cui tiene moltissimo, da Lina e il cavaliere a Meno storie o Tosca e altre due (divenuta anche film nel 2003), mentre con la solita vitalità e curiosità inizia poi seriamente a darsi alla musica, appoggiata dal suo nuovo compagno, il musicista Maurizio Rinaldi, sia come regista lirica, sia dando vita al concorso annuale “Battistini” per giovani cantanti nella sua bella casa sul lago di Bracciano, vicino a Roma.
Tutto questo senza smettere di scrivere e recitare passando sia gli 80 (spesso in scena con Urbano Barberini e poi nelle impegnative Serve di Genet con la Guarneri e regia di Giuseppe Marini nel 2007) che i 90 anni sempre in scena nonostante fosse oramai in lotta col male, il morbo di Parkinson. Del resto ricordava sempre che la mamma le aveva insegnato a non festeggiare i compleanni e a andare sempre avanti, sempre con la voglia e la nostalgia del palcoscenico: «Mi annoio moltissimo. Sono qui a casa e non nella mia casa naturale, il teatro. Non recito più e non capisco quasi nemmeno il perché. Per strada la gente mi abbraccia e mi ringrazia ancora e vorrei ripagare questo affetto continuando a lavorare», diceva non molto tempo fa rifiutando sempre di autocelebrarsi.