I Bosco, ritratto di famiglia «Il nostro vino ecofriendly»

2 Giugno 2016

La dinastia di vignaiuoli di Pescara: il problema per i produttori abruzzesi è la doppia identità del Montepulciano, quello imbottigliato fuori ci danneggia

NOCCIANO. Il vino abruzzese teoricamente va bene, il problema di fondo resta la doppia identità del Montepulciano. Stefania Bosco, seduta accanto a suo fratello Nestore nella loro cantina di Nocciano, non ha dubbi sulla attuale situazione di mercato per i nostri produttori di vino che devono fare sempre più i conti con la concorrenza del vino doc imbottigliato fuori regione e venduto a prezzi oltremodo competitivi, capace di rubare quote specialmente all'estero.

«Questa doppia identità che ha il Montepulciano d'Abruzzo, prodotto e imbottigliato in regione oppure imbottigliato fuori regione», osserva Stefania Bosco, «corrisponde a quella dualità che il consumatore ritrova a scaffale. Due etichette con due prezzi totalmente diversi, bassi per i Montepulciano extraregionali, chiamiamoli così, e medio-alti per quelli autoctoni, i veri abruzzesi».

« Ed è difficile che un acquirente, specie se straniero, riesca a discernere la qualità dell'uno da quella dell'altro», prosegue Bosco, «anche perché dalle sigle dell'imbottigliatore sul retroetichetta non credo che riesca a percepire la diversa provenienza: un Montepulciano prodotto dalla vigna e uno imbottigliato da una cisterna».

Al momento, spiegano i fratelli Bosco, il nostro Montepulciano viaggia su prezzi che, per una bottiglia entry level a scaffale, corrispondono a 2 euro e anche meno per l'imbottigliato fuori regione e 3-4 euro al minimo per il prodotto locale, anche se il prezzo di uscita cantina ideale, secondo i Bosco, dovrebbe stare sui 4 euro, mentre quello etico per un Montepulciano d'Abruzzo base dovrebbe aggirarsi intorno agli 8-10 euro in vendita nella grande distribuzione organizzata, 12-15 in enoteca e sui 20 euro al ristorante. Tutto questo diventa impossibile quando ci si scontra con la concorrenza dell'«altro» Montepulciano, quello imbottigliato fuori regione.

«Si tratta del 68% di quello prodotto, una quantità enorme», spiega Bosco. «Agli ultimi ProWein e Vinitaly mi sono resa conto di quanti mercati risentano fortemente di questa dualità, specialmente quelli con tasse statali che fanno lievitare i costi d'importazione, come Belgio, Inghilterra, Olanda o i paesi del nord Europa. Commercialmente il fatto di avere due prezzi per due Montepulciano d'Abruzzo orienta le scelte, perché sempre di quella denominazione di origine controllata si tratta in etichetta».

«Anche noi stiamo risentendo molto di questa situazione sfavorevole», prosegue Bosco, «e come noi credo che ne risentano tante altre realtà vitivinicole abruzzesi. E se vogliamo entrare in mercati nuovi, come alcuni Paesi asiatici o dell'est Europa, già troviamo sul mercato il Montepulciano d'Abruzzo, ovviamente non quello dei produttori locali e non al prezzo a cui questi ultimi potrebbero proporlo».

Secondo i fratelli Bosco, in questo modo l'Abruzzo butta via capitali; nel settore trainante dell'agroalimentare il vino è la voce principale e tra i vini il Montepulciano è il primo volano per la regione.

«E noi ce lo stiamo giocando perché le 7 bottiglie su 10 imbottigliate fuori Abruzzo rendono utili importanti altrove e non in regione, con rientri marginali in Abruzzo e incidenze sfavorevoli per chi vende il proprio Montepulciano».

I Bosco di produzione di Montepulciano d'Abruzzo possono parlarne orgogliosamente d'altronde. La loro storia vitivinicola comincia nel 1897 sul Colle Innamorati di Castellammare Adriatico con le prime vigne di Montepulciano piantate da Giovanni e portate avanti da suo figlio, il cavalier Nestore. Con il nipote Giovanni, poi, quel vino inizia a farsi conoscere per il mondo, ottenendo diversi riconoscimenti nei decenni. È sempre Giovanni, negli anni Settanta-Ottanta, a trasferire l'attività a Nocciano, perché col boom edilizio che investe i colli di Pescara non si trovano più ettari da vitare: costruisce così la grande e moderna cantina con i suoi livelli sotterranei che rimane il centro aziendale della famiglia Bosco, oggi rappresentata da Nestore, che si dedica alla sfera agronomica ed enologica, e Stefania che si occupa della parte amministrativa e commerciale. Una azienda, certificata “eco friendly” dal 2009, che punta sull'enoturismo, sulla cultura del vino (col piccolo museo allestito in cantina) e che sta realizzando una vigna didattica con sistemi di allevamento delle diverse varieta` di viti per progetti con le scuole.

«L'unica soluzione sarebbe riportare in regione l'imbottigliamento del Montepulciano d'Abruzzo», insiste Stefania Bosco, «ma è praticamente impossibile perché gli imbottigliatori detengono oltre il 60% del Consorzio di tutela che ha, quindi, mani e braccia completamente legate. Per questo, in marzo, la nostra azienda ha inviato la disdetta, perché in questi anni non ci siamo sentiti né tutelati né promossi e l'unica strategia per guardare avanti è puntare solo sul brand Bosco, quello del nostro Montepulciano, autenticamente abruzzese».

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