I capelli di Trump e la mania maschile per il riporto

Il nuovo presidente Usa nasconde la calvizie Un vezzo che non è solo di “The Donald”
di Valeria Chichi
Con il trionfo di Donald Trump le elezioni americane hanno segnato anche un'altra vittoria: quella del riporto. Pensando a Trump è inevitabile che la mente corra alla finta zazzera paglierina che fa da catalizzatore sulla sua persona. E i 59 milioni di americani che lo hanno eletto, nel segreto della cabina elettorale erano consapevoli di votare insieme a The Donald, anche la sua tendina di capelli. Dunque il riporto da argomento tricologico si è fatto politico e merita un'analisi più approfondita.
L’HAIR STILIST. Roberto D'Antonio, hair stylist di Fiorello, Christian De Sica e tante altre celebrità, ha "esaminato" per noi la testa di Trump. Queste le sue conclusioni: «Per coprire la calvizie sulla sommità, il nuovo presidente Usa utilizza una tendina di capelli lunga una decina di centimetri che parte da destra a coprire la calvizie. Poi il colore: Trump non si fa una vera tinta, ma un estratto alla camomilla, come per dire “io sono un uomo vero non mi tingo”. Forse Trump non è totalmente calvo, credo abbia dei ciuffetti, reduci da un trapianto fallito. Perché bisogna dirlo: il trapianto di capelli è un intervento che non sempre riesce. Ma lo dico da parrucchiere: osservando i suoi capelli, Trump mi fa paura, è chiaro che uno con quella pettinatura non accetta consigli da nessuno, ignora le critiche ed è capace di tutto. Inoltre, invece di sembrare più giovane, così sembra antico, perché il riporto, l'arte di allungare alcune ciocche di capelli per coprire gli spazi colpiti dalla calvizie, si usava negli anni Settanta e Ottanta».
Il riporto però non è mai morto, faccio notare a D'Antonio. «Molti ne hanno fatto e ne fanno tuttora ricorso. Silvio Berlusconi, prima del trapianto, abbondava con il riporto. E poi, politici come Clemente Mastella, Renato Schifani. Personaggi dello spettacolo come Celentano, Pippo Baudo, ma anche Fabio Volo e Nicolas Vaporidis. L'allenatore del Chelsea Antonio Conte».
Continua il coiffeur dei vip: «Io non sono contrario a priori al riporto. L'importante è portarlo con equilibrio: Berlusconi, anche lui come Trump ha esagerato, ha un rapporto con i capelli troppo conflittuale. Mastella e Schifani hanno il riporto, ma con discrezione. Comprendo il riporto di Celentano e Pippo Baudo, loro hanno bisogno di rimanere il più possibile uguali a se stessi, per essere riconosciuti e amati dal pubblico, è una regola. Fabio Volo è anche attore e magari è chiamato a interpretare un trentenne: i capelli, gli servono. Un po' di riporto non guasta, aiuta. Vale lo stesso per Vaporidis, diventato idolo delle ragazzine con “Notte prima degli esami”. Lui ha cominciato a perderli da giovanissimo. Il riporto è in un certo senso una difficoltà ad accettarsi così come si è. Antonio Conte ad esempio, è un uomo molto bello, starebbe bene anche senza accanirsi sui capelli. Ma è una questione di equilibrio interiore».
LO PSICOLOGO. Del legame tra mente e riporto ne abbiamo parlato con lo psichiatra Paolo Crepet. Perché Trump è arrivato a sfidare il ridicolo pur di vedersi i capelli in testa? «E' chiaro che il suo riporto è il segnale di un disagio che si porta dentro da sempre. Trump deve aver avuto un'infanzia difficile, in cui ha faticato ad affermare la sua identit. à», sentenzia lo psichiatra. La biografia di Trump ci dà qualche conferma: Donald, nato a New York nel 1946 è figlio di Fred Trump, geniale investitore immobiliare. E' Fred il self made man che creò l'impero. Dunque un padre ingombrante per Donald, che ultimo di cinque figli, lasciò la scuola a tredici anni per problemi comportamentali.
Continua Crepet: «Il riporto di Trump non è una necessità estetica, né un tentativo di sembrare più giovane. Corrisponde a un desiderio di affermazione del potere. Nelle religioni di tutte le latitudini la testa coperta è un segno di comando. Non avere i capelli è la negazione di una possibilità alla quale, un uomo di potere come lui, si oppone caparbiamente. Trump ha bisogno di sedurre, per imporsi sugli altri. E la capigliatura folta è l'affermazione della sua virilità, non teme l'escamotage, l'importante è dare l'illusione di una chioma folta». Il riporto dunque, allude al capello, ne diventa metafora.
IL SEMIOLOGO. Ne parliamo quindi con Giampaolo Proni, professore di semiotica dell'Università di Bologna, il quale sul riporto ci ha scritto un saggio. «Il riporto non sostituisce i capelli perduti. Il riporto copre parzialmente alla vista ed è considerato socialmente come “capelli”. Finché il codice sociale riconosce il riporto come “capelli”, esso non appare inutile e il mascheramento viene accettato: la persona non è calva. Tuttavia il riporto sta passando di moda perché si sta dissolvendo il codice sociale che finge che sia uguale a “capelli”. Nel momento in cui il riporto non viene più considerato “capelli'” il mascheramento non tiene più. La persona è calva e in più diventa evidente il goffo tentativo di copertura. Come accade a Donald Trump. Tanto che oggi si preferisce mostrare la calvizie con la rasatura, piuttosto che il riporto. Il rasato mostra di trovarsi a suo agio tra gli elementi naturali. Il riportato vive invece nel timore della natura: la pioggia lo riduce a un pulcino bagnato, il sole rivela la sua mascheratura. Ma soprattutto è terrorizzato dal colpo di vento, che senza preavviso scoperchia il riporto». E quindi?
«Il passaggio dal riporto alla rasatura segna una società meno tollerante delle piccole imperfezioni fisiche. Una società meno solidale e disposta alla copertura collettiva della dignità dell'uomo maturo e dei suoi difetti». Alla luce di questa analisi, Donald Trump appare l'alfiere di una società più umana, faccio notare.
«Lui sfida le convenzioni, il suo riporto dice: sono più forte io delle convenzioni», spiega Proni:, «del resto, molti potenti in passato hanno adottato lo stratagemma del riporto».
GLI ESEMPI DEL PASSATO. Per concludere, l'excursus storico sul riporto, diventa d'obbligo. «Napoleone e ancora prima, Giulio Cesare si annoverano tra gli uomini che ne facevano uso. Il riporto infatti, è vecchio quanto la calvizie dell'uomo», ci spiega lo scrittore Nunziante Rusciano, autore di un volume sulla storia dell'acconciatura. E cita il poeta latino Marziale, che se la prendeva con il contemporaneo Marino: “Racimoli di qui e di là i pochi capelli che ti trovi e l'ampio spazio. Della tua pelata veli con quello che ti cresce sulle tempie: ma ecco che tornano ai loro posti mossi dal vento e cingono di qui e di là con grandi cirri il capo nudo… confessa la tua età; nulla c'è di peggio di un calvo capellone» (epigrammi X, 83)"”. Insomma, l'America è avvisata.
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