I maledetti del rock riportati in vita sul grande schermo

di Beatrice Fiorentino Immagini a suon di musica. Tra documentari, biopic e miniserie presto in arrivo sul piccolo e sul grande schermo, cinema e televisione sembrano guardare sempre di più alla...
di Beatrice Fiorentino
Immagini a suon di musica. Tra documentari, biopic e miniserie presto in arrivo sul piccolo e sul grande schermo, cinema e televisione sembrano guardare sempre di più alla scena musicale, ansiosi di raccontare a un pubblico non di soli cinefili la vita e la carriera degli artisti più acclamati.
Non è certo una novità, persino tra i registi più affermati c'è chi subisce il fascino delle "band". Basti pensare a Martin Scorsese, che alla sua passione per il rock ha dedicato una parte non trascurabile della sua filmografia passando per gli adorati Rolling Stones ("Shine a Light"), George Harrison ("George Harrison: Living in a Material World"), la Band ("The Last Waltz") e Bob Dylan ("No Direction Home"), fino a percorrere l'intera storia del blues in sette documentari che portano la sua firma ("The Blues").
E non si tratta di un caso isolato. Fin dal mitico concerto di Woodstock del 1969, ripreso da Michael Wadleigh cui il regista italo-americano - all'epoca esordiente - faceva da assistente, non sono stai pochi, negli anni, a far rivivere le più grandi star del rock, del jazz o del blues: D.A. Pennebaker, Spike Lee, Clint Eastwood, Bertrand Tavernier (quest'anno Leone d'Oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia), Anton Corbijn, Todd Haynes, Wim Wenders e altri ancora.
Sempre Scorsese è al lavoro su due nuovi progetti: uno sui Grateful Dead e l'altro, un biopic, sui Ramones; Ron Howard sta mettendo insieme "The Beatles Live! Project", un collage di materiali video registrati dai fan; un biopic su Freddy Mercury è da tempo in attesa di regista mentre l'11 ottobre, in anteprima mondiale al New York Film Festival, sarà presentato l'omaggio di Don Cheadle a Miles Davis "Miles Ahead". Restando in tema di jazz, dopo l'anteprima a Toronto, sembra ormai imminente l'uscita dell'atteso "Born to Be Blue", in cui Ethan Hawk vestirà i panni del leggendario Chet Baker 27 anni dopo "Let's get lost". E l'elenco dei film in cantiere, tra documentari e biopic, si allunga ancora. Nel mirino della macchina da presa: Tupac, Elton John, Sam Cooke, gli N.W.A., i Guns 'n Roses e l'ex cantante degli AC/DC Bon Scott.
Il fenomeno, insomma, si sta estendendo ben oltre il cinema d'autore. Le case di produzione sembrano aver fiutato che l'interesse dei fan per i loro idoli può garantire fette di mercato sempre più ampie e il documentario musicale, anche se diretto in forma piuttosto convenzionale, sta letteralmente spopolando.
Solo pochi mesi fa il defunto leader dei Nirvana veniva omaggiato da Brett Morgen in "Cobain: Montage of Heck", 40 mila spettatori nei due giorni di programmazione in Italia, risultato appena superato da "Amy" (più di 60 mila i biglietti venduti in tre giorni). Osteggiato con tutti i mezzi dalla famiglia Winehouse, in particolare dal padre della cantante Mitch, indignato per come viene dipinto nel film, il film di Asif Kapadia che racconta la parabola artistica ed esistenziale della popolare soul singer, sarà seguito a ruota dall'omaggio a un'altra voce imponente, probabilmente la più grande voce fe. mminile del rock: Janis Joplin.
"Janis", diretto dalla documentarista Amy Berg e apprezzato all'anteprima veneziana (fuori concorso), sarà distribuito dalla I Wonder a partire dall'8 ottobre. Con Kurt Cobain e Amy Winehouse, Janis Joplin, morta per un'overdose di eroina quarantacinque anni fa, ha in comune non solo il talento sconfinato per la musica, ma anche una vita tormentata finita prematuramente. Assieme ad altre leggende della musica come Brian Jones (il primo della lista), Jim Morrison e Jimi Hendrix, rientrano tutti nel famigerato "Club 27" che annovera molti artisti "maledetti" che hanno incontrato la morte tragicamente, appunto, a soli 27 anni.
"Janis Joplin - si legge sul sito della distribuzione - è stata un'icona rock e una dea della musica, ma dietro le apparenze si celava molto più di questo. La regista candidata all'Oscar Amy Berg e il produttore premio Oscar Alex Gibney guardano oltre la Janis rock 'n roll, svelando dietro la leggenda, una donna gentile, sensibile e al contempo potente nella storia della breve, turbolenta ed epica esistenza che ha cambiato per sempre il mondo della musica".
L'"exploitation" del fenomeno musicale non si ferma qui. Nei prossimi mesi il filone uscirà dal circuito cinematografico per passare anche attraverso il piccolo schermo e, naturalmente, la rete. È infatti prodotto da Netflix, la streaming tv americana che ha rivoluzionato il concetto stesso di "televisione" in tutto il mondo (in arrivo in autunno anche in Italia), il documentario "What happened, Nina Simone?" di Liz Garbus. Il film sulla cantante che ha reso celebri "I Put a Spell on You", "Feeling Good" e una delle più belle versioni di "Don't let me be misunderstood" promette di regalare agli appassionati registrazioni inedite, materiale d'archivio e interviste che attraversano trent'anni di vita, di musica, di storia degli Stati Uniti d'America.
Dietro alla miniserie doc in due puntate dedicata a Frank Sinatra, sempre a proposito di grandi voci, c'è invece l'altro colosso della televisione americana, la Hbo, cui si devono molte delle più apprezzate serie tv dell'ultimo decennio. Si intitola "Sinatra. All or nothing at all" e chi proprio non riuscisse ad attendere (anche perché per il momento non ci sono notizie su un possibile passaggio sulla televisione italiana) lo può già vedere in streaming (a pagamento) in versione originale sul sito dell'emittente. Per i più affamati di contenuti musicali c'è anche qello.com, video library digitale con una vera e propria miniera di concerti catalogati per genere e decadi, roba da perdercisi dentro.
Sempre in rete, dopo i vari assaggi offerti gratuitamente e poi ritirati, dovrebbe essere rilasciato a dicembre il documentario "Not Afraid: The Shady Records Story" sui 15 anni dell'etichetta musicale fondata da Eminem assieme a Paul Rosenberg, mentre il 24 giugno scorso è passato, sull'emittente francese Canal + "Daft Punk Unchained", il primo documentario mai realizzato sul duo di dj francesi Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homem-Christo, meglio conosciuti come Daft Punk. Ancora non girano notizie su versioni doppiate o sottotitolate pronte a circolare, ma vista l'aspettativa dei milioni di fan in trepidante attesa in ogni parte del mondo, si accettano scommesse, sarà solo questione di tempo.
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