I Negrita: Pescara, arriviamo Per la musica ma non solo

22 Dicembre 2016

La band toscana sarà protagonista del Concertone di fine anno in piazza Salotto «Occhi aperti su cosa accade intorno a noi per non farci abbindolare da false promesse»

di Ylenia Gifuni

La carica del rock che esplode in giri veloci di accordi. Le chitarre taglienti e sempre perfettamente arrangiate. Una musica graffiante che si alterna a ballate morbide dall'impronta sudamericana. La protesta sociale e i testi più riflessivi, sentimentali ma mai banali, che si accompagnano a un sano desiderio di fare festa per lasciarsi alle spalle un anno difficile all'insegna di canzoni come “Gioia infinita”, “Ho imparato a sognare”, “L'uomo sogna di volare” e “Magnolia”.

I Negrita, band aretina che sprigiona tutta la sua abilità nei live e nell'interazione con il pubblico, sono stati scelti dall'assessore comunale ai Grandi eventi, Giacomo Cuzzi, per animare il Concertone gratuito della notte di San Silvestro in piazza Salotto, a Pescara. Pau (Paolo Bruni, cantante), Mac (Cesare Petricich, chitarra ritmica) e Drigo (Enrico Salvi, chitarra solista) con la loro inconfondibile carica di vitalità promettono di «emozionare, far sudare, saltare e ballare» migliaia di giovani e non che saluteranno l'inizio del 2017 in piazza sulle note di «una selezione speciale dei migliori successi di sempre».

Drigo, chitarrista dei Negrita dal 1991, in questa intervista al Centro, ritagliata in una pausa dalle attività di composizione del nuovo album, in uscita il prossimo anno, racconta alcuni retroscena di uno dei gruppi rock più longevi e influenti degli ultimi anni della musica italiana.

Che Capodanno sarà quello di Pescara?

«Abbiamo voglia di fare festa e di fare baldoria. Faremo gli auguri a tutta Pescara alla maniera che più ci piace: con la nostra musica più bella, il rock e un concerto live che sarà l'occasione per tornare a esibirci in una delle nostre attività preferite. La scaletta non è stata ancora decisa nei dettagli, ma non ci sono dubbi che sarà "The best of Negrita" in cui riproporremo le nostre canzoni più note. Grande musica per grandi platee: a modo nostro è quello che cerchiamo di fare»..

Riuscite sempre a fare tutto esaurito, ma qual è la vostra ricetta?

«Il rock è fatto di band che sono un po' una famiglia. L'atteggiamento dei singoli personaggi all'interno del gruppo è fondamentale. Noi ci lavoriamo molto e per questo ci concediamo viaggi insieme in giro per il mondo per trovare l'ispirazione per la nostra musica, per le dinamiche di affiatamento umano e perché viaggiare con la propria compagnia preferita ci porta a scoprire nuove cose che non potremmo vedere dalla finestra della nostra casa».

Come si affronta il nuovo anno anche alla luce dell'ultimo attacco terroristico a Berlino?

«In questo momento è importante riuscire a lasciarci alle spalle un anno difficile e vedere se si può uscire da questo lungo periodo di difficoltà. Dal punto di vista storico stiamo vivendo un momento assai delicato, di passaggio. Gli attentati sono una sorta di malanno che fa parte della quotidianità dei tempi moderni. Non possiamo nascondere il rischio attentati, ma dobbiamo farci il callo, così come possiamo aspettarci un terremoto da un momento all'altro».

La musica può aiutare a superare le divisioni etniche e religiose?

«In passato lo ha fatto, basti pensare al movimento dei figli dei fiori con Bob Dylan e tutti quei musicisti che si opposero alla guerra americana in Vietnam. I messaggi di pace arrivati dal ventre dell'opinione pubblica diventarono talmente forti da bloccare la guerra. Oggi i tempi sono cambiati, è difficile riuscire a tenere gli occhi aperti sulla verità. La guerra in Medio Oriente coinvolge tutti, la musica può ancora fare qualcosa per smuovere le coscienze anche se artisticamente è difficile riuscire a prendere una posizione».

Venite dagli anni Novanta e avete affrontato il turbinio dei Duemila. Come vedete il mondo alla soglia del 2017?

«La gente è stanca di una certa impostazione e cerca altri personaggi nella speranza di un cambiamento, vedi la vittoria di Trump negli Stati Uniti e il risultato del referendum in Italia. Ma è presto per sapere se il cambiamento sarà reale. Anche la musica si sta evolvendo: c'è la sfida dell'elettronica e ci sono i nuovi strumenti, programmi e device che stanno influenzando il vecchio modo di fare musica. Non siamo nostalgici, ci sono segnali interessanti che vanno approfonditi».

Nel brano "Quelli che non sbagliano mai" attaccate i «crociati che cinguettano dalla cameretta»: pensi che i social stiano portando alla deriva?

«I social sono mezzi di comunicazione eccezionali, ma è difficile capire giorno dopo giorno come usarli, quanto di sé far filtrare attraverso di essi e quanto di personale è meglio tenere fuori. L'innovazione è importante, ma spesso nasconde aspetti negativi che si scoprono giorno dopo giorno».

Che messaggio volete trasmettere ai giovani che ti incitano ai concerti?«

«Tenere sempre gli occhi aperti sulla verità, su cosa sta succedendo intorno e non lasciarsi abbindolare da false promesse».

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